09.01.2018 EMILIA

EMILIA

Solito mortorio nella fascia oraria delle tre-quattro. La presenza solitaria di un ragazzo al tavolo nell’angolo mi impedisce di mettere I want to break free a tutto volume, acchiappare l’aspirapolvere e avere i miei cinque minuti di gloria tirando a lucido il pavimento in tacchi e minigonna; non mi resta che prendere il mio block notes e passare il tempo affidando ai posteri le mie oltremodo poco significative memorie.

Cominciamo.

LE OLTREMODO POCO SIGNIFICATIVE MEMORIE DI EMILIA B.

Prologo – un poco malinconico, come tutti i prologhi che si rispettino

 

 

Wheat kings and pretty things

Let’s just see what the morning brings

 

Questa mattina è iniziata così. Ho aperto la serranda del caffè presto, prestissimo.

Mi sono messa il grembiule cercando di ignorare il nodo che mi impediva di deglutire.

Wheat kings and pretty things

Let’s just see what the morning brings

 

Ne ho fatto un mantra, di questa canzone.

I Tragically Hip, nel cantarla, avevano in mente gli sterminati spazi dell’Ontario; io, il mio paesello di campagna, qualche centinaio di metri quadri inspiegabilmente salvati da quel processo di abbruttimento – e imbruttimento, santo cielo, che imbruttimento – che da Milano si è espanso a macchia d’olio nel suburbano, trasformando ogni cascinale in un condominio marrone carruba, ogni bicocca in una fabbrica metallurgica e ogni appezzamento adibito alla coltivazione cerealicola in un campo sportivo che odora di plasticaccia.

Ma pensare al paesello non aiuta il mio buonumore, che stamattina gioca a nascondino.

Wheat kings and pretty things

Let’s just see what the morning brings

 

Non ci pensare, Emilia, non ci pensare. Non se lo merita, che tu ci pensi.

Dopo il modo in cui ti ha trattata, ha avuto il coraggio di scriverti quella lettera abominevole. Ha avuto il coraggio di chiederti di perdonarlo, e di ricominciare daccappo. L’ha fatto.

Ma tu non ci pensare.

Wheat kings and pretty things

Let’s just see what the morning brings

 

Mentre preparo il primo caffè della giornata per zia Mame, la cliente stravagante delle 7:05 che potrebbe benissimo aver ispirato il personaggio di Patrick Dennis, mi sono scoperta in grado di fare ben quattro cose contemporaneamente: scaldare il latte alla macchinetta; imbastire un’espressione bonariamente interessata ai racconti infarciti di “cara” e “tesoro” e “ci crederesti mai” della signora; cantare tra me e me “Wheat kings and pretty things/let’s just see what the morning brings”; cercare disperatamente di ricacciare in gola le lacrime.

“- …ci crederesti mai? Certa gente è talmente priva di buon gusto, priva di buon gusto, tesoro. Grazie mille per il caffè, cara, e passami una buona giornata, che te lo meriti: i tuoi sorrisi mi ridanno fiducia nel genere umano, tesoro, bellissimi, bellissimi.”

E se ne esce dalla porta agitando la mano.

Sono riuscita a rendere felice una persona con un sorriso e nemmeno la stavo ascoltando.

Qualcosa di buono da questa giornata ne deve venire, per forza.

Wheat kings and  pretty things

Let’s just see what the morning brings

 

La luce comincia ad inondare la strada davanti al bancone del bar.

Non mentirebbe mai: sarà una splendida giornata di sole.

 

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