08.01.2018 LA STORIA

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Milano, ore 10 e 59.

Mi piace pensare che la vita sia una questione di puntini che, uniti con una penna, formano un percorso. Fatto di curve, tratti, colori e a volte qualche scarabocchio. Sulle tovagliette di carta che vengono messe sui nostri tavoli all’ora di pranzo c’è una sorta di labirinto fatto di puntini neri. Gli avventori del bar più distratti nemmeno se ne accorgono, ma quello che ho potuto notare in questi anni è che ognuno realizza un percorso diverso, e non tutti portano alla meta stabilita dal creatore del gioco. Ci sono infinite possibilità, milioni di percorsi da percorrere. Sarà questo il bello?

A questa domanda non posso rispondere, del resto sono un semplice bancone di un bar qualunque.

Tutto quello che faccio è osservare. Dal punto in cui mi trovo ho una visuale perfetta su tutti i tavoli del bar, so chi entra e so chi esce e le mie giornate passano così.

La mia migliore amica è Emilia, lei mi lucida tutti i giorni e controlla che nessuno mi danneggi. Appoggia i bicchieri e le tazzine da caffè con delicatezza e sorride sempre. A volte, quando la saracinesca è chiusa e nel bar restiamo solo io e lei, alza la musica a tutto volume e si mette a ballare sistemando i tavoli. Ho sempre pensato che il suo posto non sia questo bar in un angolino della città di Milano, ma che lei, in realtà, sia destinata a qualcosa di più grande.

Milano, ore 11.

Preciso, puntuale, come tutti i giorni. Un ragazzo entra tutti i giorni alle undici e occupa il tavolino all’angolo, accanto alla finestra. Tira fuori il suo pc, chiede un cappuccino di soia con poco caffè e si mette a digitare freneticamente sulla tastiera.

– Ciao. – Emilia cerca sempre di instaurare una conversazione con i clienti che frequentano spesso il bar.

– Hi, un cappuccino di soia con poco caffè, per favore. – e le fa un mezzo sorriso.

Dal suo accento io ed Emilia siamo certi che non sia italiano; è l’unica cosa che sappiamo di lui.

– Subito.

Ma oggi dovrà aspettare, perché la porta si riapre.

Un volto nuovo, una ragazza, sembra spaesata, ma sorride.

– Buongiorno. – recita Emilia, come un mantra.

– Ehm, ciao.

Mi viene incontro titubante, si siede sullo sgabello e comincia a tamburellare nervosamente su di me.

Poi resta in silenzio.

– Vuoi ordinare qualcosa?

–  Oh, si certo, un… caffè.

Il lungo silenzio è interrotto solo dal suono della macchina del caffè in azione.

Emilia porta il cappuccino al ragazzo con il pc e torna dalla nuova cliente che non la smette di tamburellare con le dita, cominciando ad innervosirmi.

Continua a fissare Emilia come se le dovesse dire qualcosa di importante.

– C’è qualcosa che posso fare per te?

Il volto della ragazza avvampa.

– Ehm, scusa, ero persa nel mio mondo, non sono psicopatica. Mi chiamo Iride, piacere.

– Piacere mio Iride, io sono Emilia. Hai l’aria abbattuta, ti senti bene?

– Sì, in realtà non sto vivendo un periodo facile, sono praticamente scappata di casa, mia madre mi ha ovviamente tagliato i ponti, sono sola in una grande città e mi serve un lavoro! – esclama tutto d’un fiato.

Emilia scoppia a ridere.

– Oh, Iride, benvenuta a Milano. So bene quanto possa essere difficile ambientarsi, sono anni che ci provo e ancora… quindi sei qui perché hai visto l’annuncio!

– Sì, in realtà sì…

– In effetti abbiamo bisogno di una mano. Hai esperienza?

– Certo! – e dal tono della voce si capisce subito che se è brava a fare i caffè come dice le bugie siamo messi bene…! – Fare la cameriera è il mio sogno! – E le scappa una risatina isterica.

– Faccio finta di crederti…. Torna qui lunedì mattina, alle otto. Puntuale. Parlerò con il capo, ok?

Sul suo volto si spalanca un enorme sorriso di gratitudine.

– Grazie.

– Non ringraziarmi ancora, non sai in che guaio ti stai cacciando! Intanto segnati la via: Viale Rivoluzione. Il civico è il numero 11.

– Perfetto, sarò qui lunedì. – dice, alzandosi.

– Quant’è per il caffè?

– Offro io. – Emilia le fa l’occhiolino.

Iride sorride, sembra che quello sia il primo gesto gentile che le sia stato rivolto fino a quel momento, poi si dirige verso la porta, quasi salterellando.

– Uh, scusami – dice, urtando la ragazza che stava entrando.

– Ciao Emilia, ancora grazie! – dice, prima di sparire.

– Buongiorno Emilia!

– Oh, buongiorno Giulia!

Giulia si dirige con passo lento verso di me.

Anche oggi è vestita stranamente, ha un vestito nero e un boa di piume rosso.

– Ruggenti anni ’20 oggi? – le chiede Emilia trattenendo una risata.

– Un gin rosa, per favore!

–  Ma sono le 11!

– Ok, allora un caffè. Con tanta schiuma!

La storia comincia qui, in un bar qualunque, frequentato da persone qualunque, ma con qualcosa da dire a chi avrà il piacere di leggere.

Siete pronti ad unire i puntini?

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