15.01.2018 LA STORIA

Milano, ore 10 e 59.

Primo giorno di lavoro di Iride. Cominciamo bene.

Non sono nemmeno le undici e, in ordine, ho assistito ai seguenti disastri:

  • Una tazza rotta, precipitata rovinosamente sul pavimento.
  • Ordinazioni invertite: ha consegnanta ad una ragazza spocchiosamente vegana un cappuccino e ad un anziano signore il latte di soia macchiato. Credo abbia sentito la differenza perché un secondo dopo aver bevuto il primo sorso l’ha sputato tutto sul tavolino.
  • Infine è inciampata almeno tre volte sul gradino che separa l’ingresso del bar e la zona con tutti i tavoli.

Emilia vorrebbe arrabbiarsi, ma proprio non ci riesce. Anzi, da qui posso vedere tutta la sua fatica nel trattenere le risate.

Milano, ore 11.

Si spalanca la porta. Una ragazza entra sommersa da carte e scartoffie. Non mi sembra che le regga con grande stabilità, infatti non appena la porta si richiude alle sue spalle le cadono tutte sul pavimento.

– Cavolo!-  esclama.

– Buongiorno anche a te, Bianca. –  dice Emilia, correndo a darle una mano.

– Perfetto riassunto di una giornata che si preannuncia già una merda !-  e appoggia i faldoni su di me con una certa violenza.

– Sono contenta di vederti così positiva! Casini a lavoro?- le chiede Emilia tornando alla sua postazione.

– Sì, mi hanno dato un articolo da scrivere entro domani e devo leggere tutta ‘sta roba per poter mettere insieme 400 parole del cavolo !-  ammette sconsolata Bianca, appoggiando su di me la sua fronte.

– Dai, su. Ti preparo un caffè.

– Grazie, ti adoro.

La porta si riapre di nuovo.

– Buongiorno, Margherita!

– Buongiorno!

– Oggi cosa leggi? –  le chiede Emilia, curiosa.

Margherita si sistema gli occhialetti e sorride brandendo diversi libri.

– Ancora non so, ho diversi titoli tra cui scegliere! Mi siedo al solito posto, va bene?

– Certo, Iride passa subito a prendere la tua ordinazione!

Iride intanto è ferma immobile dietro il bancone con lo sguardo perso nel vuoto.

– Iride… l’ordinazione.

Sobbalza.

-Oh, certo, subito. – e si avvia.

– Magari prendi carta e penna.

– Giusto!

– E’ nuova… –  sussurra Emilia a Bianca.

– Ragazze, meno male che siete qui!

– Dove pensavi che fossi, Violet? –  le risponde Emilia, ironica.

Violet è entrata talmente di corsa che non ho nemmeno sentito la porta aprirsi. Dietro di lei una ragazza. Una cliente nuova. Non saprei dire se si sia trovata a passare di qui per caso o se conosce bene la zona, in ogni caso ha uno sguardo indeciso.

– Devo assolutamente chiedervi un consiglio!- e si siede sullo sgabello accanto a Bianca.

Violet e Bianca sono le amiche d’infanzia di Emilia. Passano spesso al bar nelle pause per fare due chiacchiere o spettegolare sul tale amico o amica.

– Dammi solo un secondo, Vio. –  poi si rivolge alla nuova cliente.

– Ciao, cosa prendi?

La ragazza regge un borsone rosa con il logo che rappresenta una ballerina con il tutù.

– Una spremuta… senza zucchero…. E poi… no, nulla.-  dice titubante. – Vabbè, sticazzi, una brioche… vuota però.

Emilia sorride, la conosco e so che sta pensando anche lei che la nuova ragazza sia un po’ buffa.

– Ecco a te la brioche, adesso arriva la spremuta.

La ragazza la ringrazia. E addenta soddisfatta la brioche come se non ne vedesse una da secoli.

– Posso parlare adesso?

-Si, Violet parla. –  dice Bianca, fingendo di essere seccata dall’insistenza dell’amica.

– Ok. Secondo voi se un ragazzo mi dice che fa troppo freddo per pensare ad un posto in cui portarmi, è uno stronzo?

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