18.01.2018 BIANCA

BIANCA

 

LETTERA DI PRESENTAZIONE

Milano, 8 Gennaio 2018

Cari Lettori,

Mi chiamo Bianca, sono nata negli Hamptons, ho ventisette anni, vivo a Milano e da due anni lavoro per Cosmopolitan.

Penso che l’aggettivo che venga utilizzato più di frequente per descrivermi sia “strana”. “Bianca tu sei strana”, dicono. Sono quel tipo di persona che sembra in un modo e poi è l’esatto contrario. Ammetto che l’effetto sorpresa mi è sempre piaciuto, la bocca aperta di quelli che pensano di sapere tutto è la rivincita dei timidi.

Per raccontare di me parto dalla mia famiglia. “La famiglia ci condiziona sempre” , la mia psicologa non fa altro che ripeterlo. Quindi parto da mia madre: si chiama Elisabetta, piemontese e ricca di famiglia, entusiasta della vita , logorroica ed estremamente indecisa. Non ha mai lavorato, però intrattiene con successo rapporti sociali grazie alle sue raccolte fondi per beneficenza. Con così tanti soldi è quasi obbligatorio essere generosi. Andò a vivere in America all’età di 17 anni, si sposò molto giovane, un matrimonio combinato con un ricco newyorkese, qualche anno dopo nacque mio fratello. Divorziarono quando lui aveva 10 anni. Mio fratello ha pagato l’indecisione di madre fin da subito: titubante sul nome decise di chiamarlo Antonluca. A 18 anni lo cambió per Luke. Luke è più grande e sicuramente più coraggioso di me  o forse solo più intelligente, decise di rimanere in America a studiare. Io decisi di seguire mia madre in Italia quando mia nonna si ammalò.

Quando dovetti scegliere l’università avrei voluto mettere una distanza consistente tra me e mia madre, ma non ce l’ho fatta. Sono nata per essere una brava figlia. Trovai quindi un compromesso: non dall’altra parte del mondo, ma sicuramente abbastanza lontano per poter respirare. Così mi trasferii a Milano e andai in Statale. Io , il mondo , e quel senso di colpa di abbandono gestibile. Ci rimase male quando scelsi di studiare Lettere. Lei mi avrebbe voluta avvocatessa alla moda con uno studio in centro, ma cambiò subito idea dopo “Il Ferri”, il suo avvocato. Quando avevo 21 anni era andata talmente in fissa, che lo frequentò apposta per convincermi a cambiare. Lui la mollò cinque mesi dopo. Fu la mia salvezza, non toccò mai più l’argomento.

Per l’effetto del contrario, io , ovviamente, sono l’opposto di mia madre. Fin troppo responsabile e ho sempre avuto chiaro cosa volessi. Un fortuna, finché non arrivi a 27 anni e ammetti che è più una condanna essere così precise nella vita. Voto nel mondo del lavoro: 10+ , voto nella vita: 5 (noia noia noia noia).

Mio padre non l’ho mai conosciuto, morì prima che venissi al mondo. Non ho ancora capito bene che lavoro facesse, mia madre evita sempre l’argomento e io ,con il tempo , ho semplicemente smesso di chiedere. Avrei voluto un padre però, i papà hanno quella capacità di farti assaporare la vita. Magari non avrei un 5 adesso se avessi avuto un papà.

Non sono fidanzata e non ho mai avuto una storia seria. In ventisette anni non mi sono innamorata, o meglio sì, ma lo capii sei mesi dopo la fine della nostra “storia”. Troppo tardi e troppo impegnata per correre dietro al ragazzo che decise di mollarmi per messaggio.

Non sono furba, se avessi potuto scegliere una caratteristica avrei scelto la furbizia. Perchè? A quest’ora sarei in un salotto da tè a parlare con un gruppo di persone sopportabili, ad organizzare qualche asta e a farmi i mesi invernali al caldo. E’ evidente che è stata una giornata difficile al lavoro, vero?

Non ho molti amici, ma ho una migliore amica: la Scrittura.

Per il momento questo è tutto.

A presto,

                                                     Bianca

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