24.01.18 IRIDE

IRIDE

‘Il treno FrecciaRossa 9747 per Torino P.ta Nuova è in partenza dal binario 12’.
I miei primi cinque minuti a Milano sono scanditi dalla voce calda e familiare dell’annunciatore in stazione. Sono spaventata, smarrita, Confusa. Tutto è grande. Tutto è veloce. Tutto mi schiaccia con la sua frenesia.

La stazione è completamente diversa da quelle a cui sono abituata, tutto è grande, tutto è veloce, tutto è diverso. Non mi ricordo neanche da dove sono partita, probabilmente non è importante. So solo che l’ho fatto.
In una tratta breve o forse lunga, già non lo ricordo più, come quella che da dove ero mi ha portato a dove sono adesso ho capito che come un treno anche la nostra vita segue dei binari che rigidamente ci indicano la strada da seguire. Solo che nel nostro caso siamo noi a dover creare quei binari, a salire sul treno e a Comandarlo, a seguire quei tratti dritti o curvi. Non siamo costretti a guardare solo fuori dalla finestrino.

Tutto ciò che sto facendo adesso, il decidere di partire con niente se non la speranza di comprendermi, le emozioni che sto provando adesso e quelle che proverò, tutto questo è un pezzo del mio binario. “Non troverai le radici dell’albero osservando le foglie”. Questo è il mio percorso. Scavare nel profondo per far riemergere le mie radici e far appassire finalmente quelle foglie superficiali che non lasciavo cadere dal ramo perché timorosa fosse palese la mia totale imperfezione.
Presa dai pensieri salgo e scendo scale, ascolto i passi e i rumori delle valigie, esco e respiro, a pieni polmoni.

Sembra quasi di nascere una seconda volta. Continuo il mio cammino. Voltandomi mi rendo conto che la stazione trasuda magniloquenza, sicurezza; con il suo marmo bianco si erge compatta e solida.

Milano è una città che spaventa. Spaventa perché è un misto tra la severità del passato e la precarietà del futuro. Ma è solida e concreta.
Milano è un misto di colori e di suoni distinti, un crocevia di popoli e tradizioni diverse, un posto per chi come me ha bisogno di ricominciare partendo dall’inizio, facendo rewind per poi premere play.
Attraverso la strada, devo prendere il tram. Ne vedo due tipi, che viaggiano a direzioni opposte.

Il tram è il mezzo di trasporto che più di tutti segna il divario tra ciò che è e ciò che è stato.

Il passato ha come rappresentante il mezzo di trasporto giallo e marroncino, con le panchine in legno e la cabina del conducente aperta, con un cartello affisso con scritto vietato parlare al conducente’, anche se alla fine con il conducente due parole si scambiavano perché è così che si viveva, ognuno nelle parole dell’altro. La tradizione cede il passo a degli enormi treni bianchi e verde, con le panchine di plastica Con poco spazio per le gambe e la cabina del conducente ermeticamente chiusa. Perché è così che si vive oggi, non ci interessano le parole degli altri.
Decido che preferisco il passato, la tradizione. Troppo facile chiudere tutto e pensare di non diventare dei robot senza emozioni. Io alle emozioni tengo. Sono loro che mi hanno portato fin qui.
Quando scendo dal tram verde cammino per un po’, attraverso vie, percorro marciapiedi, giro due angoli.
Via Ludovico Muratori.
Il mio viaggio parte da qui.

p.s Il Tram è un vero e proprio cimelio del particolare museo a cielo aperto che è la città di MilanO, talmente folcloristico che è stato anche oggetto di rifacimenti per scopi ulteriori. Famoso è ormai ATMosfera,che avendo rimodellato la struttura originaria della vettura, offre la possibilità di cenare in movimento, avendo come scenario i romantici luoghi milanesi; o ancora il “tram sauna”, offerto da QC terme Milano, che concilia relax, modernità,suggestione e tradizione.

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