26.01.2018 GIULIA

GIULIA

 

BLANCHE DUBOIS

“E così il faro che si era acceso sul mondo si spense per sempre.
E mai più da allora ha brillato una luce più forte di questo mozzicone di candela”

 

E così entrai nel bar.

Mi stavo recando verso l’Accademia di recitazione e quel giorno avevo realmente esagerato con l’anticipo.

Arrivo sempre in anticipo, perché il ritardo mi mette ansia, mi vergogno di entrare in un posto dove sono già tutti pronti ed essere fulminata da quegli sguardi “puntuali”.

Ma quel giorno avrei dovuto aspettare troppo tempo davanti al portone.

E così entrai nel bar.

Chiamarlo bar è da denuncia, le specialità sono panini grondanti di grasso, scarafaggi e liquori serviti dalle 5 del mattino a ragazzi devastati usciti dalle discoteche e ubriaconi certificati.

Era una follia, lo sapevo, ma era l’unico posto aperto… mannaggia a me e alla mia ansia!

Come se non bastasse quel giorno avevo un trucco molto luminoso, i boccoli appena fatti, un abito verde smeraldo lungo fino a metà polpaccio, un pellicciotto bianco, scarpe beige con tacco a rocchetta e, oltre allo zainetto di tutti i giorni, una valigia antica di legno, con dentro il necessario per interpretare Blanche Dubois, la protagonista di “Un tram che si chiama Desiderio” di Tennesee Williams… insomma tutto il necessario per non passare inosservata di fronte a ubriaconi sudaticci e arrapati.

 

Blanche è figlia di un ricco proprietario terriero del Mississippi, una donna elegante e sofisticata, che nasconde una forte inquietudine dovuta all’alcool, ai debiti e a un passato difficile.

Così mi atteggiavo da donna più grande, con il fascino della donna matura che ha avuto molte esperienze e seduta al tavolino del bar ammiccavo ai clienti e giocherellavo con la collana di perle sul décolleté.

Pessima idea, perché di fronte avevo un omone con capelli lunghi neri, labbro leporino che scopriva denti marci e scheggiati, sguardo poco affidabile e mani pelose che stringevano, probabilmente, il ventottesimo rhum.

Poi il colpo di genio: <<un Whisky, per favore!>>.

Erano le 7 del mattino… Non dimenticherò mai lo sguardo perplesso del cameriere al momento dell’ordinazione: <<Un Whisky? Sicura, ragazzina? Jack Daniel’s va bene?>>, <<Sì, quello che c’è. Giusto un goccetto. Grazie, caro>>… e la risatina ammiccante del pirata di fronte: <<Offro io, splendore!>>, <<Grazie tesoro>>, risposi…

Imbarazzata e, ammetto, un po’ spaventata, per i suoi continui occhiolini, mi girai di spalle.

Io e il mio Whishy.

Ovviamente non lo bevevo, ma ripassavo il monologo con il bicchiere tra le mani e lo sguardo fisso nel vuoto.

Blanche Dubois si innamora del giovane poeta Allan Grey, il quale la sposa per nascondere la propria omosessualità….

“Lui cercò aiuto da me, ma io non lo sapevo…”

…e quando trova il marito in intimità con un altro uomo non lo accetta e si lascia sfuggire la delusione e il disgusto.

“Poco dopo uno sparo”.

Dopo il suicidio di Allan Grey, la depressione di Blanche, l’alcool, i debiti, i rapporti con sconosciuti e i deliri di una donna tanto affascinante quanto sola, in un dramma forte, controverso e ambiguo.

E così uscii dal bar.

Sipario.

 

 

 

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