30.01.2018 VIOLET

VIOLET

SINGLE AND THE CITY 

Come sopravvivere da single nella Milano YMCgay.

PARTE 2.

Come non trovare l’uomo dei sogni in palestra.

I miei migliori amici uomini, tutti rigorosamente gay, mi dicono che io non troverò mai etero perché non frequento gli ambienti giusti!

Ma se mi sono persino iscritta in palestra!

Ecco, parliamone: la palestra.

Pare che uno dei luoghi di più facile rimorchio sia la palestra.

Ma chi? Cioè io voglio sapere chi riesce a rimorchiare in palestra.

Io ho deciso di provare quindi:

  1. Abbigliamento tattico, reggiseno push up che fai un salto e temi che ti esplodano le tette.
  2. Doppia coda con boccolo che ti fa sembrare i capelli venti centimetri più lunghi, completo di ciuffetti tatticamente preparati in modo che sembrino assolutamente casuali.
  3. Fondotinta, rimmel, ombretto sfumato, eyliner, cipria, blush e rossetto non troppo rosa ma nemmeno troppo rosso.

Tempo di preparazione 2 ore e un quarto.

Raggiungo la palestra e vedo lui: 1 metro e 80 di scolpiti muscoli e ricci biondi, sorriso perfetto, occhio verde penetrante e cervello collocato senza dubbio in una zona sicuramente diversa dalla testa.

Ora, non so voi, ma io, cinque minuti dopo essere salita sulla cyclette impostata rigorosamente a livello 1, sono già talmente sudata da avere il mascara colato fino alle ginocchia, i ciuffetti appositamente selezionati appiccicati alla fronte, il capello increspato che nemmeno avessi fatto un safari in Kenya, e le tette strizzate nel push up doloranti tipo primo giorno di ciclo.

Ovviamente il tipo figo nemmeno mi ha guardata.

Un mese dopo, stufa di passare più tempo a prepararmi per la palestra che ad allenarmi, decido che per una volta posso evitarmi tutta la tortura del trucco e del push up e di recarmi in palestra con gli occhiali, senza trucco e praticamente in pigiama.

Tanto il tipo non mi guarda nemmeno per sbaglio, è troppo impegnato a controllare che il bicipite si gonfi quando solleva il suo peso di 250 kili.

E invece….

Palestra piccola, orario di punta, macchinari affollati.

Io seduta sulla macchina dell’interno coscia con le mie cuffiette, tento con fatica di spostare con le gambe i miei miseri 15 kili. Accade tutto in un nano secondo.

“Ti va di fare a turno?”

Sobbalzo alzo la testa, lui mi guarda sorridendo con i suoi occhi smeraldo.

Non ricordo nemmeno a che numero sono o a quale serie, farfuglio qualcosa e mi alzo.

Lui sposta la panca, aumenta il peso della macchina e fa la sua serie.

Poi mi sorride e mi cede il posto.

Mi siedo e ovviamente aveva spostato il sedile talmente indietro che quasi mi ribalto con la mia estrema grazia.

Provo a spostarlo, ma ovviamente non si muove di un millimetro.

Prendo coraggio.

“Mi aiuteresti?”

“Certo”

E in un secondo rialza il sedile.

“Va bene al 4?”

4, 5, 6 boh che ne so, non so nemmeno come mi chiamo.

Annuisco.

Mi siedo, sposto il piede per sedermi correttamente sul sedile della macchina e tiro un calcio che per errore becca in pieno la mia bottiglia d’acqua appoggiata per terra che, con la mira che ho solitamente, se avessi voluto non avrei colpito mai e poi mai. Mi precipito per raccoglierla prima che l’acqua si rovesci completamente mentre lo fa anche lui e gli tiro una testata.

Non è sicuramente da annoverare tra le tattiche di rimorchio meglio riuscite.

Mi scuso, asciugo il disastro, mollo lì per terra la mia dignità e scappo.

Nulla.

  • Trovare un uomo in palestra.

Violet.

 

 

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