31.01.18 MARGHERITA

MARGHERITADEL PIACERE DI LEGGERE – Proust

 

Mentre mi aggiro fra gli scaffali della biblioteca, portando sottobraccio una pila di libri, arrivo finalmente nel settore dedicato alla letteratura francese: N, O, P, Prévert, Prévost, Proust…

 

Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto.

 

Spesso, pensando alla mia infanzia e alla mia adolescenza, riaffiorano alla mia mente queste parole con cui Proust esordisce ne Del piacere di leggere, breve saggio da lui scritto nel 1905 come prefazione alla traduzione di Sesamo e gigli, opera del critico inglese John Ruskin.
In queste poche pagine, in cui il fluire delle subordinate veicola numerose digressioni, sono condensate le riflessioni che Proust fa sull’atto della lettura, confutando le opinioni espresse sullo stesso argomento da Ruskin nella prima parte della sua opera, i Trésors des Rois, una serie di conferenze tenute dal critico nel 1864, in occasione della fondazione di una biblioteca presso l’Istituto di Rusholme, vicino a Manchester.
A differenza di Ruskin, Proust si accosta alla lettura con un atteggiamento antiaccademico, riflettendo sul ruolo attivo e ricettivo del lettore, che si accosta al libro ricreandolo. La principale opposizione dell’autore francese a Ruskin riguarda il modo in cui egli considera l’attività della lettura. Proust guarda infatti alla lettura non come ad una conversazione con i grandi autori del passato, che possa inoltre comunicare un insegnamento morale, ma come ad un atto intimo e solitario, una comunicazione in seno alla solitudine, che possa donare il piacere dell’evasione in mondi fantastici. L’evasione propria della lettura è analizzata in particolare facendo riferimento alla letteratura per l’infanzia, a tutti quei libri che ci sono cari perché attivano in noi la memoria involontaria di un tempo dorato e ormai perduto:

 

Ancora oggi, se ci capitano tra le mani i libri di un tempo, li sfogliamo come fossero gli unici calendari conservati dei giorni passati e ci aspettiamo di vedere, riflessi sulle loro pagine, le case e gli stagni che non esistono più.

 

La lettura non è inoltre portatrice di verità assolute, ma deve infondere nel lettore il desiderio di conoscenza:

 

Sentiamo che la nostra sapienza comincia dove quella dell’autore finisce, e vorremmo che ci desse delle risposte laddove tutto ciò che può fare è fornirci dei desideri […] che significa forse che non possiamo ricevere la verità da nessuno e crearcela da soli.

 

La lettura deve quindi portarci a riflettere, a pensare, ed è inoltre un’attività propedeutica alla scrittura, dove il lettore diventa un soggetto creativo e può dare libero sfoggio al suo estro.
Al di là delle disquisizioni teoriche, chiunque ami leggere potrà rivedersi in quelle nostalgiche immagini in cui viene descritto un giovanissimo Marcel che, preso dal sacro fuoco della lettura, non sottrae neppure un minuto ad essa, dimenticando persino di mangiare e scacciando api importune.

Consigliato a chi crede che la lettura sia un complemento essenziale della propria vita.

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