06.01.18 EMILIA

EMILIA

Solito mortorio nella fascia oraria delle tre-quattro. La presenza rumorosa di un gruppo di turiste (visibilmente) nordiche mi impedisce di lavare i vetri ancheggiando su Dancing in the street; non mi resta che prendere il mio block notes e passare il tempo affidando ai posteri le mie oltremodo poco significative memorie.
Cominciamo.

LE OLTREMODO POCO SIGNIFICATIVE MEMORIE DI EMILIA B.
Capitolo 2 – Ovvero una giornata qualunque, ma in compagnia di John Mayer

Ho un metodo tutto mio per sfuggire al logorio della vita moderna, al solito tran tran di casa lavoro lavoro casa, insomma per sfuggire a una giornata qualunque: prendere un disco con cui sono andata recentemente in fissa e farmi un Ordine del Giorno assegnando ad ogni ora o particolare attività una canzone, in modo che m’accompagni come una bella storia, portandomi per mano momento noto dopo momento noto, abitudine dopo abitudine, attimo consueto dopo consueta noia, per rendere ogni cosa un po’ meno nota, e abitudinaria, e consueta, e noiosa.
Scrivo questo un po’ perché è una tattica che funziona davvero, e vorrei affidarla ai posteri in qualità di memoria un poco più significativa nel mare delle sue oltremodo poco significative compagne; un po’ perché casca proprio a pennello: qualche giorno fa, infatti, ho ascoltato The Search For Everything e non sono più riuscita a scrollarmelo di dosso, nel bene e nel male; tant’è che ho deciso di passare, l’indomani, una deliziosa giornata qualunque, ma in compagnia di John Mayer.
Dal momento che la preparazione del succitato ODG richiede un quantitativo non indifferente di studi preparatori e analisi preliminari, per poter associare ad ogni attività la sua giusta colonna sonora, e per far risaltare la bellezza del pezzo sposandolo proprio a quell’attività che meglio ne esalta le qualità, ho deciso di trascrivere qui la mia personale tabella, che potrà essere, all’occorrenza, sensibilmente modificata dai posteri che decideranno d’imbarcarsi in quest’avventura. Ecco dunque la tabella di marcia che permette di godersi il disco e la giornata al meglio – provare per credere.

Ore 6:30 – sveglia con Theme from “The Search for Everything”, per aprire gli occhi gradualmente e senza batticuore; John è già lì, seduto sulla poltrona nell’angolo, un poco appollaiato sull’orlo per non schiacciare i vestiti abbandonati la sera prima; ha un bel sorriso e sorrido anch’io.
Ore 7:00 – dopo una rapida colazione, è il momento di vestirsi e truccarsi: Moving On and Getting Over e m’infilo i calzini col giusto groove; John mi passa un capo alla volta e mi prega di mettere la giacca pesante; perché mia madre riesce a infilarsi anche nelle mie fantasie?
Ore 8:00 – finalmente sul tram: è il momento di sbiadire un po’ dello smalto acquisito durante la vestizione per concedermi un tocco di commiserazione debilitante con In the Blood e lo sguardo appuntato sul tuttoniente in movimento fuori dal finestrino; John, in crisi pure lui, comincia a fare delle domande scomode: chi sono cosa ci faccio a questo mondo da dove vengo riuscirò mai a essere la persona che voglio ma poi lo voglio veramen…; segue, sulla stessa scia, Never on the Day You Leave.
Ore 8:30 – l’arrivo al Caffè mi scrolla di dosso i pensieri importuni: mi rimbocco le maniche e inizio a lavorare; c’è un grembiule anche per John; non gli sta affatto male.
Ore 8:30-13:00 – io e John canticchiamo Love on the Weekend nell’orecchio delle coppie di innamorati ai tavolini del Caffè; loro si scambiano sorrisi di complice intesa; io e John ci diamo un cinque alto sopra la testa.
Ore 13:00 – pausa pranzo può significare una sola cosa: schiscetta nell’angolo più remoto del parco e Rosie a tutto volume negli auricolari; il particolare dell’angolo più remoto non è di secondaria importanza: esso permette di allenarsi a scimmiottare correttamente gli interventi della chitarra nel brano, lontano da sguardi indiscreti; John sta seduto sul prato e cerca di non ridere di me.
Ore 14:00-18:00 – tornati al lavoro, io e il mio complice riusciamo a mettere due o tre volte di fila Helpless, di straforo, alla radio del Caffè; qualche cliente se ne accorge e mi lancia occhiate in tralice; ci tocca desistere.
Ore 18:00-18:45 – ritorno dal lavoro a piedi per respirare un po’ d’aria buona e dare il tempo che si merita a Changing; guardo il cielo che cambia, insieme a me, e al mondo, e alle persone che amo, e a quelle che non amo più… John mi è accanto, cangiante, e silenzioso.
Ore 19:00 – mi invento una commissione qualsiasi da fare in automobile per poter ascoltare Roll It on Home, che è una canzone da macchina come poche ne ho sentite nella mia vita; me ne asterrei se fosse una giornata piovosa, dal momento che, come ogni canzone da macchina che si rispetti, ha bisogno d finestrini abbassati e volume un po’ maleducato; ma è una bella giornata, e John ondeggia ritmicamente sul sedile del passeggero salutando i passanti con la mano.
Ore 19:45 – preparando la cena ascolto Still Fill Like Your Man e batto il cucchiaio di legno a tempo alternativamente sul coperchio della pentola e sul fianco della padella; John si congratula con me per essere riuscita a non mandare a fuoco l’intera cucina.
Ore 21:00 – mentre lavo i piatti, metto Emoji of a Wave, e piango; dico piango e lo faccio sul serio, perché questo gioiello di canzone è uno di quei pezzi che quando stai male poi stai peggio, e si è guadagnata, sin dal primo ascolto, un posto d’onore nella playlist che le mie amiche chiamano Erreccì, cioè Radio Crepacuore; John non c’è, sarà al bagno.
Ore 24:00 – vado a dormire con You’re Gonna Live Forever in Me che è come una carezza, o un bacio della buonanotte.

Life is full of sweet mistakes/and love’s an honest one to make/time leaves no fruit on the tree
But you’re gonna live forever in me,I guarantee,it’s just meant to be.

John picchietta le corde sempre più piano, sempre più piano…
Sfruttando i miei ultimi momenti di lucidià prima di sprofondare nel sonno lo ringrazio di cuore, per una deliziosa giornata qualunque che tra poco, daccapo, ricomincia.

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