21.02.18 IRIDE

IRIDE

Quando chiudo il libro il sole sta cominciando la sua lenta discesa verso la notte. Ho letto tutto il giorno, quasi in apnea. Stesa sul mio telo mi passato un paio d’ore al confine tra le parole del libro e il brusio indistinto delle voci in mia compagnia.
Mi rialzo e cammino verso l’uscita, forse è meglio che io torni a casa. Anche se è una casa vuota, con nessuno ad aspettarmi.
Una musica soave cattura la mia attenzione.
Contrabbasso, tastiera, tromba, in armonia, una voce calda e graffiante che li accompagna.
È jazz.
Presa dalla curiosità mi avvicino fino a quando non scorgo una band. Suonano sotto uno stuolo di lucine, come se fossero tante piccole stelle. La cantante sembra in un pianeta tutto suo; tutto intorno a lei è sfumato, esiste solo una melodia fatta di suoni gravi e acuti, per un momento esiste solo lei. E gli occhi puntati ad osservarla. Lei lo sa e se ne compiace. Si vede da come si muove voluttuosa.
Ecco il suono grave del contrabbasso.
E quello frizzante della tromba.
E quello dolce della tastiera.
Anche per me tutto è sfumato.
Quando mi risveglio dal torpore musicale mi giro e vedo un cartello. “Al chiosco di Pippo, Jazz in the park ogni domenica”.

Milano è anche questo. Musica, cocktails, un tuffo nel passato, negli anni ’20, negli anni ruggenti del Jazz e del Charleston.
Mi siedo e mi gusto quei suoni provenienti da un altro tempo.
La band finisce, io applaudo convinta, poi ritorno al mio di tempo e decido di tornare a casa. Questa volta per davvero.
Attraverso tutto il parco, devo raggiungere la fermata della metropolitana.
Un rumore di passi. Monotono e ripetitivo sulla ghiaia secca, proprio dietro di me.
Forse un altro passeggiatore occasionale.
Poi osservo meglio.
Mi accorgo che quel passante assomiglia ad un ombra che mi segue, che mi osserva.
Immediatamente, presa da una paura ingiustificata, il cuore comincia a battermi veloce. Aumento il passo e cerco di uscire dai cancelli il prima possibile.
Metto i piedi l’uno di fronte all’altro fino ad arrivare a correre. Mi sento come braccata e seguita e spiata poi rallento. Mi giro. Non c’è nessuno.
Forse sono solo stanca. Anzi sicuramente.
Rallento, prendo fiato.
Scendo le scale della metro, sorpasso i tornelli.
Chiudo la porta, mi sento al sicuro.
Il giorno dopo, un lunedì.
Nella mia casella della posta.
Un indizio. Il quarto.
“Coraggio: forza d’animo nel sopportare con serenità e rassegnazione dolori fisici o morali, nell’affrontare con decisione un pericolo, nel dire o fare cosa che importi rischio o sacrificio”.
Capisco in quel momento di aver avuto ragione.
Qualcuno mi stava spiando, mi conosceva e mi seguiva.
dovrei esserne terrorizzata. Invece sono sollevata.
Pensavo di aver fatto un errore. Pensavo di aver seguito un’illusione.
Invece no. Avevo avuto coraggio.
È strano ma mi ritrovo a sperare che chiunque stia seguendo il mio percorso e le mie decisioni non mi lasci da sola.
Anche se adesso, adesso non mi sento stupida. Mi sento coraggiosa.
E per ora questo mi basta.

p.s “Jazz in the park”, organizzato da “Electric garden” al “Chiosco di Pippo”, è l’appuntamento della domenica per gli amanti del genere e per tutti coloro che desiderano gustare un drink in accompagnamento a musica live al parco. Dalle 19 alle 23, l’ingresso è libero.

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