23.02.2018 GIULIA

GIULIA

 

NINA

“Io credo, e questo mi allevia il dolore, e quando penso alla mia vocazione,
non ho più paura della vita.”

 

 “Io sono un gabbiano, no sono un’attrice”

Durante gli studi e la carriera, ogni attrice incontra sempre quel personaggio che più la rappresenta, o più la emoziona.

Spesso quel personaggio è Nina da “Il Gabbiano” di Cechov.

Nina è la figlia di un ricco proprietario terriero e sogna di fare l’attrice, ma la sua vita si prospetta complicata, intensa e difficile a causa di un amore più grande di lei e un figlio perso troppo presto.

La vita da attrice è faticosa, soprattutto dopo la fine del suo amore, quando sola e abbandonata, recita in una compagnia di provincia e non riesce più a ritrovare se stessa e il proprio talento.

Era una giornata di primavera inoltrata e ormai gli ultimi fiori erano sbocciati, quando in accademia dovevo presentare il monologo di Nina.

Non dico che mi rappresenti in pieno, né che sia diventato il mio cavallo di battaglia, ma di certo mi ha emozionato più di ogni altra battuta mai recitata e mi ha aiutato a convincermi sempre di più che questo è il mio sogno.

“Adesso sono una vera attrice, recito con piacere, con entusiasmo, quando sono in scena mi sento eccitata, mi sento bella”.

In quelle righe scorreva lenta tutta la mia vita… le delusioni, i primi no, la paura di osare e sperimentare, l’ansia di non essere all’altezza e del giudizio e poi la sensazione di libertà e completezza che provo quando recito.

Era l’ultima lezione della giornata e decisi di uscire senza cambiarmi.

Indossavo un vestito bianco che scendeva morbidissimo lungo il corpo e svolazzava a ogni passo, i muscoli del volto erano distesi, un tenero sorriso era stampato sulle mie lebbra e camminavo sentendomi sollevata dal terreno. Era come volare.

“Io sono un gabbiano, no sono un’attrice”. Era l’unica frase che frullava nella mia testa.

Intorno a me c’era silenzio, tutto era immobile, non c’erano né le voci delle persone né i suoni del traffico della città.

Mi sentivo libera, bella e viva.

Io camminavo e la strada si liberava per me, gli occhi di tutti si giravano al mio passaggio, ero un gioiello prezioso.

“Faccio lunghe passeggiate a piedi e mentre cammino penso, penso e mi rendo conto che di giorno in giorno cresce la mia forza interiore”

Mi sentivo così soddisfatta e sicura di me da pensare che da un momento all’altro sarebbe successo qualcosa di meraviglioso e mi sarei sentita il punto di connessione dell’universo.

E così fu.

Meraviglioso e puntuale.

Il palo che reggeva il manifesto pubblicitario “L’Universo”, il Centro Commerciale… diritto al centro del volto.

Un bel naso gonfio e sei punti sulla fronte… Grazie Cechov!

Sipario.

 

 

 

 

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