26.02.18 LA STORIA

Luce. Buio. Flash. Risate che si confondono con rumori di passi. La porta si apre, si chiude.

Mai viste così tante persone tutte insieme, almeno nell’ultimo anno.

Niente caffè oggi. Bollicine, bollicine ovunque e un’aria di festa che mi penetra fin dentro il legno.

Uno si abitua per tutta una vita ad essere un bancone di un vecchio bar qualunque e poi tutto cambia. Fino a pochi mesi fa si stava mettendo davvero male per me. Non avevo mai pensato a come sarebbe potuta essere la mia vita fuori da quel bar. Cosa avrei fatto senza le voci degli avventori, le tazze che scivolano delicatamente sulla mia testa e i ticchettii di mani impazienti? Ero davvero destinato ad essere fatto in mille pezzi, buttato in qualche discarica e dimenticato per sempre?

Ma la vita è talmente imprevedibile da essere capace di modificare tutto in un soffio.

Uno, due, tre, otto soffi e ho ripreso a vivere.

Mi hanno fatto un vestito nuovo, mi hanno riempito di stuzzichini e con dolcezza Emilia ha sistemato uno strano oggetto pieno di fogli di carta sopra di me.

Lo chiamano libro, sembra che si legga.

Qualcuno se ne portava uno simile dietro quando entrava nel bar e mentre beveva un cappuccino se lo leggeva. Ma non molti. La maggioranza preferisce intrattenersi con lo smartphone durante la propria pausa caffè.

Ma questo libro sembra essere diverso.

Più pesante, o solo pieno zeppo.

Pieno zeppo di desideri, di storie, di mondi, di puntini.

Tutti diversi, tutti incrociati.

Il bar è pieno, qualcuno tossisce.

Siamo stati vuoti per un po’, e il silenzio di quei giorni era molto più assordate del chiacchiericcio di oggi.

I ragazzi si siedono, il rumore si affievolisce e dà spazio al silenzio.

Ma questo è ricco di armonici e allora anche io mi sento orgoglioso.

Milano, ore 11.

Emilia prende la parola.

– Possiamo cominciare con le domande.

– Ciao ragazzi, volevo chiedervi: come è nata l’idea?

– Beh, se avete un po’ di tempo vi raccontiamo tutto. Dal principio.

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