27.02.18 VIOLET

VIOLET

SINGLE AND THE CITY 

Come sopravvivere da single nella Milano YMCgay.

PARTE 4. 

Come non innamorarsi ad un’asta. 

L’altro giorno sono stata ad un’asta organizzata al Mudec. L’ufficio in cui lavoro da due masi come stagista segue la comunicazione del museo delle culture che si trova in zona Tortona a Milano.

Le aste mi lasciano un’inspiegabile adrenalina, mi sembra di essere tra il pubblico di uno di quei giochi a premi, e comincio a fare il tifo per qualcuno come se ne andasse della mia collezione personale. E quando il ricco collezionista si aggiudica l’oggetto del suo desiderio mi sembra anche a me di aver vinto qualcosa. Mi viene voglia di esultare. Poi mi ricordo di essere una povera stagista sfruttata e sottopagata e che nel mio appartamento al massimo ci posso appendere i poster di qualche film di Audrey Hepburn o il calendario dell’avvento.

Ad ogni modo, sono andata a questa asta, mi sono seduta all’interno della sala proiezioni del Mudec, e improvvisamente sono stata colta da un dejavu.

Sarà capitato anche a voi un milione di volte di provare quella sensazione di spaesamento durante la quale credi di aver già vissuto ciò che stai vivendo.

Ero stata, infatti, ad un’asta molto simile un anno prima. Quasi l’avevo dimenticato, o forse mi faceva comodo pensarlo, capita spesso anche questo no?

A questo punto vorreste sapere cosa sia successo un anno prima. Sarò breve.

Mentre il battitore assegnava un’opera dopo l’altra i miei occhi incontravano quelli verde smeraldo di un ragazzo misterioso. Mi aveva colpito subito. E la sensazione doveva essere stata reciproca perché al quinto “aggiudicato” eravamo a ridere davanti ad un bicchiere di vino.

“Base d’asta 200 euro”

Si comincia sempre così, ridendo. Poi abbiamo smesso di ridere, ci siamo guardati e, inspiegabilmente, eravamo così vicini da avere le lingue intrecciate.

“Hai delle belle labbra” mi ha detto.

“Grazie, anche tu”. E io non ci stavo già più capendo niente in quel turbinio di sensazioni, mani che si toccavano, qualche sussurro, un’altra risata e poi una stretta allo stomaco. Come quando mangi un gelato freddissimo e ti si ghiaccia il cervello.

“Ci vediamo domani, un aperitivo ti va?”

“Certo”

“300 per quel signore là infondo, in ultima fila”

E poi l’aperitivo diventa una cena, un cinema, una passeggiata vicino al Duomo di Milano di notte.

“Tu sei diversa”

“Diversa da cosa?”

“Diversa da tutto”

E non gli diamo lo stesso significato.

“500, per la signora con il cappellino rosso”

E poi siamo andati a casa mia, sua, poco importava. Un bicchiere di vino e poi due, poi si è perso il conto e abbiamo riso. Abbiamo fatto l’amore o sesso, dipende da innumerevoli fattori, con la luce soffusa. Lo abbiamo fatto una, due, tre volte, poi si è perso il conto.

Poi mi sono persa io.

E dopo un lasso di tempo estremamente relativo, troppo presto o troppo tardi è una questione di millimetri, è arrivato quel momento che sempre puntuale arriva.

“Chi offre di più?”

“Ma noi cosa siamo?”

“Non lo so, è importante?”

“Per me sì”

“È una questione di parole, le parole contano poco”

“Le parole sono tutto”

E lo sapevamo entrambi che si era appena aperta una voragine.

Per lui le parole contavano nell’istante in cui le pronunciava, cinque minuti dopo avevano già perso di senso, erano rotolate giù da un precipizio profondissimo di cui non si vedeva la fine.

Per me le parole erano sempre state tatuate sulla bocca dello stomaco, sulle mani, sulle labbra, sulla fronte. Ovunque.

“700 e 1….”

E poi abbiamo cominciato a mandarci solo quattro messaggi, poi tre, poi due, poi silenzio.

“ti scrivo sempre io”

“Che cos’è una gara?”

“700 e 2…”

Ripensando a quella storia quella sera, ho pensato che certe relazioni sono davvero come un’asta a rialzo.

Sei lì, desideri ardentemente qualcosa, senti l’irrefrenabile istinto di alzare la mano prima che il tuo avversario si aggiudichi l’opera. E probabilmente in un momento di insana follia lo fai pure, metti sul piatto tutte le tue carte e rischi.

“700 e 3…”

Lo sai che è questione di istanti, che sembrano ininfluenti e invece spesso cambiano tutto. Hai solo due possibilità: alzi la mano e ti aggiudichi il pezzo o semplicemente resti in silenzio, molli il colpo.

“aggiudicato per 700 euro alla signora con il cappellino rosso”

Lei era tutta sorridente.

Solo che nelle relazioni a rialzo non ci si aggiudica nulla. Anzi, quelle storie che necessitano una lotta a chi offre di più non vanno mai a buon fine.

Sono andata via prima che venisse battuta l’ultima opera. Una scultura di ghiaccio.

Ah, il tipo dell’anno scorso non mi ha mai più scritto, tanto meno l’ho fatto io. Si, perché bisogna anche imparare quando è giusto mollare il colpo e lasciare che sia qualche altra ad aggiudicarsi lo stronzo d’artista.

 2) Trovare un uomo ad un’asta d’opere d’arte

Violet.

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