28.02.2018 MARGHERITA

margherita

SIGNORINA ELSE – Schnitzler

Sono a San Martino di Castrozza, su una panchina, al limitare di un bosco e l’aria è inebriante come lo champagne e ho voglia di piangere.

Ci sono luoghi che assumono ai nostri occhi un aspetto che parla a noi soli e che non potremmo mai trovare nelle indicazioni di una guida turistica o nelle descrizioni fatte da altri. I colori, i suoni e gli odori che ci sono rimasti impressi assumono un aspetto del tutto inconsueto, e fanno sì che quel luogo diventi in parte nostro. Talvolta accade addirittura di associare un luogo a un libro, a un personaggio che abbiamo amato, al punto che diventa impossibile pensare ad esso senza abbandonarsi all’evasione fantastica.

A me succede quando penso a San Martino di Castrozza e, oltre a ricordare splendide giornate passate ad inerpicarmi sui monti o giornate un po’ meno felici dedicate alla tradizionale tortura invernale dello sci, per me una vera seccatura, mi viene in mente la Signorina Else, lo splendido e contraddittorio personaggio creato dalla penna di Arthur Schnitzler nel 1924, e che dà il nome al romanzo di cui è protagonista.

In questo breve romanzo psicologico, il Grand Hotel di San Martino di Castrozza è in realtà solo un pretesto, quasi un non-luogo, per mettere in scena degli individui fatui, che non abdicano al loro ruolo di maschere stagliate sullo sfondo per far meglio risaltare la protagonista, personaggio che cerca di  fuggire dalla solitudine e dal silenzio a cui le convenzioni sociali di un’alta borghesia mitteleuropea di inizio XX secolo la costringono, facendo sentire la sua voce sulla pagina attraverso un monologo interiore intenso, sofferto e irriverente.

Else però, soggiogata dal perbenismo borghese e dall’egoismo della sua famiglia, nonché dalla corruzione morale di un vecchio libertino che vorrebbe mercificare il suo corpo costringendola ad una forma di prostituzione visiva, non ha la forza di urlare il suo grido di protesta. Vittima in particolare della crisi del suo tempo e individuo nevrotico dall’io scisso, incapace di operare una sintesi fra le pulsioni dell’Es e l’aspetto censorio del Super-io, sarà infatti condannata a subire una tragica fine.

Ci sono telegrammi e hotel e montagne e stazioni e boschi ma le persone non esistono. Siamo noi ad immaginarne l’esistenza.

«Else! Else!»

Mi chiamano da un’immensa distanza! Cosa volete? Non svegliatemi. Dormo così bene. Domattina. Sogno e volo. Volo…volo…volo…dormo e sogno…volo…non svegliatemi…domattina…

«El…».

Volo…sogno…dormo…so…so…io vo…   

 

Consigliato a chi tende all’introspezione e ama le elucubrazioni del dottor Freud.

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