07.03.18 IRIDE

IRIDE

“Ora basta Iride, non ho intenzione di sottostare ai tuoi deliri post adolescenziali! Non ho intenzione di pagare una follia! Torna a casa, ora. Non hai soldi, come farai?…”
Attacco la cornetta prima che abbia la possibilità di continuare ad insultarmi. Sbuffo. Ha ragione. Non ho più soldi. A malapena mi bastano per l’affitto del mese, cosa farò?
Esco per schiarirmi le idee. Mia madre ancora non ha capito quanto io sia effettivamente determinata a rimanere qui. Può anche piangere, insultarmi, minacciarmi. Io qui rimango. Punto e fine.
Presa dai pensieri non mi rendo neanche conto della strada che sto facendo.
Ma cosa ne sa lei. Cosa sa lei di me. Non ha mai tentato neanche un minuto della sua vita a capirmi.
Continuo a camminare imperterrita, decisa a sfogarmi.
La nostra relazione è sempre stata un alzata di sopracciglio, spallucce, un giro su se stessa e il silenzio. E ora vorrebbe dirmi cosa posso o non posso fare.
Giro sempre a destra, senza una meta.
Che ipocrisia. Che vita ipocrita. Sembra quasi che mi abbia fatto un favore a mettermi al mondo. Ma chi mai gliel’ha chiesto? Io no di certo. Non mi ha mai calcolato e adesso vuole dirmi cosa fare. Eh no.
Sbuffo. Mi fermo. Mi serve un lavoro.
Cosa so fare?
La pausa tra la domanda e la risposta è più lunga del previsto. Possibile che io non sappia fare niente? So leggere. Ok quello lo sanno fare tutti. Crogiolarmi nel mio mondo solitario. Se quello fosse un lavoro sarei ricca. Sono paziente, potrei fare la baby sitter. Uhm no i bambini non mi piacciono.
Cosa farò?
Continuo a camminare.
Ma dove sono?
Mi risveglio dal torpore e mi ritrovo di fronte una vecchia cascina. Due mesi in via Muratori non me ne ero mai accorta. Decisamente perspicace.
Sconsolata mi dirigo verso l’entrata. Non avrò un lavoro ma di sicuro ho fame. Mi attirano molto i colori: fuori la facciata è di un tono molto chiaro, un color panna, quasi pastello. Dentro invece c’è uno spazio multicolore, tavolini di vetro e gazebo bianchi ma anche cassette di frutta e di verdura di stagione, centrifughe dal tono acceso e frullati dall’aspetto delizioso. Ci sono tantissime persone e per un momento non mi sento sola, anzi mi beo dei rumori ordinati degli avventori della cascina. C’è un bambino che sta imparando ad andare in bicicletta, un padre che gli promette i mandarini se guadagna qualche metro sulla ghiaia, una coppia che si rilassa sotto un gazebo, scambiandosi tenere occhiate insieme a dei pasticcini grandi il giusto per essere mangiati in un sol boccone. Poi ci sono io, che ordino un panino vegetariano che promette di regalarmi un po’ di felicità, anche solo per quei dieci minuti.
“Ecco a te il panino. Prima volta che vieni qui?” mi dice il cameriere.
“Sì… da cosa si nota?” rispondo sorridendo.
“Proprio dal sorriso che hai, tutti quelli che vengono qui condividono lo stesso sorriso. Se poi lo mantengono significa che siamo riusciti nel nostro intento”.
“E sarebbe?”
“Sarebbe far evadere le persone dalla noia cittadina, in un luogo che pur essendo in una zona centrale sembra essere in campagna, che offre prodotti a Km 0”. risponde tutto di un fiato.
“Ammettilo, questa non è la prima volta che lo dici”.
“Può essere” e si allontana.
Continuo a sorridere, i miei problemi, le parole di mia mamma sono solo un brusio fastidioso, come di una zanzara in estate. Ma le zanzare sono piccole e si schiacciano.
Torno a casa con rinnovata fiducia.
Camminando, mi accorgo che sulle vetrine della via c’è sempre lo stesso annuncio.
“CERCASI BARISTA BRAVA E VOLENTEROSA. DISPONIBILITÀ’ IMMEDIATA.” sotto un numero di telefono.
Cara madre forse ho trovato il modo di fare a modo mio. Di nuovo.

p.s Milano come centro propulsore dell’ecosostenibiltà. Un esempio, proprio nel cuore della capitale lombarda è la cascina Cuccagna.
Progetto Cuccagna ha deciso nel 2012 di riaprire le porte dell’omonima cascina settecentesca, creando un luogo di aggregazione che potesse conciliare benessere sociale e protezione dell’ambiente. L’opera di restauro conservativo, necessario date le condizioni del bene storico in questione, è stato interamente finanziato da un gruppo di associazioni e cooperative a stampo sociale, dato che sottolinea l’impegno di queste organizzazione, volto al miglioramento della vita dei cittadini e dell’aspetto della stessa città.
All’apertura la Cascina era stata pensata come luogo adatto all’allestimento di un Mercato urbano gestito da contadini e aziende della zona, sostenitori della politica del Km 0. Successivamente lo spazio è stato adibito a ristorante, bar, oasi ricreativa; tutti progetti legati alla valorizzazione di stili di vita sostenibili, all’alimentazione, a produzioni e consumi consapevoli , al riuso e al riciclo.

 

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