09.03.2018 GIULIA

GIULIA


MA
ŠA

 “Tra il bosco e il mare c’è una quercia verde, e sulla quercia una catena d’oro”

Ero a casa, indossavo dei semplici jeans, una maglietta nera, calze anti sdrucciolo pelose viola a pois e ricci al naturale: ero me stessa.

Svaccata sul divano leggevo per l’ennesima volta la pièce che stavamo studiando in accademia, “Tre sorelle” di Cechov, ma da lì a poco avrei dovuto abbandonare quel libro tanto amato per prepararmi e uscire con la mia migliore amica.

Il dramma Cechoviano parla di tre sorelle, Olga, Maša e Irina, figlie di un generale russo morto da un anno.
Vivono insieme con il fratello Andrej e sognano di trasferirsi a Mosca per fuggire alla mediocrità della vita di provincia, dove vivono in una villa frequentata da nobili e ufficiali e da Nataša, della quale è innamorato e che sposerà Andrej.

Il tempo passa e ogni aspettativa svanisce, il destino è inappellabile e concede solo pochi istanti di breve felicità.

“Quando assaggi la felicità a singhiozzi, col contagocce, poi la perdi, come me, per forza ti inasprisci, diventi una furia… Ho l’inferno qua dentro. Ecco, le nostre speranze, dove sono andate a finire… Migliaia di persone hanno costruito una campana, l’hanno tirata su, spendendo montagne di denaro e di fatiche: e all’improvviso è caduta e s’è rotta: in pezzi… all’improvviso, senza un perché.”

Poi un incendio scuote la calma in famiglia, puntuale e dissacrante come ogni colpo di scena Cechoviano, e il fuoco sembra avere il potere di far saltare i rapporti tra i personaggi, corpi sospesi, inadeguati, allo stesso tempo comici e tragici, che sentono il peso della sofferenza e dell’ingiustizia, senza riuscire a trovare il senso alla vita e la realizzazione dei propri sogni.

“Per me l’uomo deve credere in qualche cosa, o deve cercarsi una fede, se no la sua vita è vuota, vuota… Vivere e non sapere perché volano le gru, perché nascono i bambini, perché in cielo ci sono le stelle… O si sa perché si vive, e se no è uno scherzo idiota…”

Io stavo studiando Maša, la seconda sorella, sposata con un professore più grande, una relazione fittizia e ormai senza amore.

“M’hanno sposata a diciotto anni, avevo terrore di mio marito, perché era professore, e io avevo appena finito il corso. Mi sembrava terribilmente colto, intelligente e importante. Ora non più, purtroppo.”

All’inizio della pièce è irritata e scontenta, tanto da voler uscire di casa senza festeggiare il compleanno della sorella minore Irina, che attende gli ospiti.

“Torno stasera. Ciao, tesoro. Tanti auguri, ancora, tanta felicità, tanta. Ai tempi di papà a queste feste venivano trenta, quaranta ufficiali; c’era chiasso, vita; oggi, tre gatti e il silenzio della steppa… meglio che me ne vada… sono un po’ bisbetica, oggi, non sono allegra: non ci badare. Non ne parliamo, adesso ciao, cara, me ne andrò da qualche parte.”

Prende giacca e cappello, sta per uscire, quando arriva il colonnello Versinin, uomo maturo, vittima di un matrimonio infelice, filosofo continuamente assillato dall’interrogarsi su come sarà il mondo dopo di noi, affascinante e misterioso…
e a quel punto: colpo di fulmine.

Maša si toglie giacca e cappello e resta alla festa.

“Voglio confessarvi una cosa, care sorelle. Se no sto troppo male! Lo confesserò solo a voi, poi non dirò più niente a nessuno, mai… Adesso, subito… È il mio segreto, ma voi dovete saperlo… Non posso più tacere… Sono innamorata, innamorata… di qualcuno che… era qui un secondo fa… insomma, perché farla tanto lunga… sono innamorata di VerŠinin.”

 

Ore 20: sono in ritardo.

Mi precipito in camera per preparami, una ventina di minuti e sono pronta.

Prendo giacca e cappello, sto per uscire, quando suona il campanello…

Mio padre esce dalla cucina soddisfatto: << È un mio caro amico, sta sera cena qui. Peccato che non ci sei>>

…Apro la porta: il caro amico di mio papà e il figlio del caro amico di mio papà.
Il bellissimo figlio del caro amico di mio papà.

Giulia si toglie giacca e cappello e resta alla festa. (La sua migliore amica la perdonerà).

 L’ho sempre detto: il teatro mi perseguita.

Sipario.

 

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