23.03.2018 GIULIA

GIULIA

TITANIA

“E tutta questa progenie di mali è generata dai nostri litigi, dalle continue nostre ostilità;
noi soli siamo i loro genitori, l’unica e sola loro scaturigine”

La domanda giusta al momento sbagliato.

Era una domenica pomeriggio, era primavera, ma i grigi nuvoloni in cielo non promettevano bene.

Si sa, anche le stagioni e le temperature seguono un ordine irregolare e incontrollabile.

Sarà che anche le stagioni si sono adeguate a un mondo che sembra correre al contrario dove c’è chi muore perché si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, dove dopo anni di lotte e campagne si viene giudicati ancora per il colore della pelle, la sessualità e il fisico, dove si pensa solo ai propri successi e al benessere personale, senza fermarsi se qualcun altro ha bisogno.

La domenica non abbiamo lezione in Accademia, ma é aperta, quindi é possibile prenotare le aule per ripassare, provare e urlare senza svegliare e indispettire tutto il vicinato di casa.

Quel giorno avrei ripassato Shakespeare e in particolare il personaggio di Titania da “Sogno di una notte di mezza estate”.

La commedia parla d’amore, di magia, di equivoci, coppie che si rincorrono e coppie che si amano, incantesimi e litigi in un bosco incantato, dove oltre agli abitanti di Atene, fate e folletti, si svolgono anche le prove di una compagnia di attori eccentrici.

Titania é la regina delle fate, la protagonista del mondo fatato descritto da Shakespeare.

Avevo prenotato l’aula alle 15, ma ovviamente ero in anticipo ed era ancora occupata, quindi aspettavo che si liberasse nel bar di fronte.

Così tanto in anticipo da aver già avuto il tempo di indossare i vestiti per il personaggio (un abito bianco di pizzo, un velo verde acqua, delle ali enormi verdi e azzurre e una corona di fiori); di ordinare un caffè, una fetta di crostata alla marmellata e un biscotto al cioccolato.

E tra un morso e l’altro ripetevo il monologo.

“La primavera, l’estate, l’autunno
di messi gravido, l’irato inverno
van mutando la lor consueta veste;
e il mondo, sbalordito,
non sa più riconoscere dai frutti
qual sia di questa stagione, qual quest’altra.”

Titania sta litigando con Oberon, il marito, che si preparerà a farle un grande dispetto con l’aiuto del folletto Puck.
E i loro screzi stanno modificato il corso della natura.

“E i venti,
sdegnati per dover fischiare invano
per noi, per vendicarsi,
si sono volti a suggere dal mare
contagiosi vapori, e questi, poi,
rovesciandosi in pioggia sulla terra,
hanno talmente gonfiato di boria
anche il più striminzito fiumiciattolo,
da farlo tracimar fuori dagli argini”.

L’amore, nella sua forza, con le gioie e le delusioni può stravolgere il tempo?

E tra un verso e l’altro e mi tornò in mente la telefonata di qualche minuto prima, che aveva anticipato di qualche secondo le enormi gocce di pioggia che scendevano lungo la vetrina del bar.

<<Amore, non fare così… ho capito, ma dopodomani iniziano gli esami in accademia e devo studiare il monologo! Sì, ok… lasciami parlare! Non è che non voglio passare il tempo con te, ma ho da studiare, se non usciamo una domenica non crolla il mondo, ci vediamo stasera… ok ciao.>>.

In amore si litiga, ma ciò crea delle voragini, così come la pioggia rovina le facciate dei palazzi e infanga le aiuole, la neve provoca dei solchi nel terreno e il troppo caldo nel momento e nel posto sbagliato scioglie lastre di ghiaccio indispensabili… ma poi si fa pace e torna sempre un bagliore o una luce che riordina.

Mi dispiaceva aver litigato, ma ovviamente utilizzavo quel dolore per poter rivivere i sentimenti di Titania, anche lei risentita, e inoltre responsabile insieme con il marito del disorientamento delle fate e della rovina dei boschi incantati.

E mentre addentavo l’ultimo pezzo di biscotto al cioccolato, e si sa, l’ultimo pezzo è sacro: <<Scusa, per caso riesci a vedere se piove ancora?>>

La domanda giusta al momento sbagliato.

<<Sì. Piove ancora. Ma non guardarmi con quella faccia, non è solo colpa mia! Sicuramente anche altre coppie hanno litigato oggi. Faremo pace e non è solo colpa mia, è lui che non riesce a capire che per me gli esami in accademia e il teatro sono importanti. Oh.
E per causa di queste disturbanze
noi vediamo alterarsi le stagioni:
brine canute nel vermiglio grembo
cadono nella rosa mo’ sbocciata
e sovra il capo calvo e raggelato
del vecchio inverno sta, come per scherno,
calcata un’odorosa coroncina
di vivaci e leggiadri fiori estivi>>.

E detto ciò, tra gli sguardi perplessi, pagai ed uscii, sotto la pioggia.

Per fortuna si erano fatte le 15.

Sipario.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...