26.03.18 La storia

Milano, ore…?

Ma che ore sono? Il buio non mi permette di vedere il grande orologio di fronte a me. È carino, color tiffany con le lancette argentate. Ma adesso non lo vedo.
Oh aspetta, una luce. Qualcuno sta entrando. È la luce di una torcia.
Una torcia?
Illumina un po’ di qua e un po’ di là, tutto il locale, i tavolini di legno grezzo, la poltrona di velluto giallo, così retrò, così elegante. È come impazzita, cerca disperatamente qualcosa o qualcuno. E poi lo inquadra. L’orologio, intendo.

Milano, mezzanotte e mezza.

– Shhhh, fate piano!
– Attenzione a dove mettete i piedi.
– Ancora non ho capito perché non accendiamo la luce.
– Genio del male vuoi farti scoprire subito?
– Shhhhhhh! Silenzio ho detto!

E si ammutolisce di colpo il brusio. Ancora non riesco a vedere le loro facce, ma temo siano dei ladri. Ladri un po’ stupidi però. Qui, oltre alla poltrona, sì un po’ retrò e sì un po’ elegante, non c’è nulla da rubare. C’è una politica molto severa dietro. Emilia e Iride spendono anche un’ora dopo il loro turno a contare l’incasso e a riporlo in una specie di pillola gigante con le estremità arancioni che poi portano direttamente al capo. Evidentemente non vuole correre rischi.

– Attenzione a dove mettete i piedi.
– Sì, ma stai tranquilla, questo posto lo conosciamo forse meglio di te. Ma se non vuoi accendere le luci si può sapere dove facciamo la riunione?
– Se fate silenzio e fate attenzione lo scoprirete presto!
– Emilia sei troppo agitata, te lo dico sinceramente.

Emilia? Sì, è Emilia, riconosco il suo viso! La torcia ora la illumina. Si è fermata davanti ad una porta e cerca affannosamente qualcosa dentro la sua giacca. Ah ecco, delle chiavi. Facendo attenzione a non fare troppo rumore le gira nella toppa e…

-TADAAA! Urla.
-SHHHHHHHHHHHHHH
-Ops. Scusate.

Riconosco tutti gli altri volti: c’è Violet con lei, e Kyle, e Bianca, Margherita, Iride e Giulia.

– Ecco a voi il retrobottega!
– Ah. E quindi questo sarebbe il luogo adatto per fare i nostri incontri – dice scettica Bianca.
– Certo, non ci arrivi a quanto è pazzesca questa cosa? A parte l’ansia che, va beh, è anche la prima volta e quindi passerà, questo è il luogo dove ci siamo incontrati tutti e non è stato un caso, io me lo sento e poi è così stimolante! Se facciamo fortuna sarà una bella storia da raccontare non credete?
– Tu sei pazza. Ma d’altronde ti adoro per questo! – Violet ha la voce argentina di sempre.
– Emilia ti aiuto a sistemare? – Chiede Iride.
– No tesoro, grazie ho già fatto tutto prima di chiudere. TADAAAAADUEPUNTOZEROOOOO!

Non riesco a vedere benissimo ma la porta mi lascia intravedere quel poco che basta: Emilia ha preso tutte le sedie del retro e le ha messe in cerchio, con in mezzo un tavolino.

– Oooooh, ma c’è anche da bere! – esclama Margherita.

– Certo, per chi mi hai presa? Sono sempre una barista… lo stato di idratazione dei miei clienti è il mio primo pensiero la mattina.

Non la vedo fare l’occhiolino. Ma so che lo sta facendo.

– Ok, bando alle ciance. Io direi di iniziare, no?

– Giulia ha ragione… chi comincia?

E la porta si chiude.

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