28.03.18 MARGHERITA

margherita

LA RAGAZZA CON LA LEICA – Helena Janeczek

Pagina 330, fine. Ciò che amo di più del mio lavoro di bibliotecaria sono i tempi morti fra una mansione e l’altra, quelle ore che, avvolta dal silenzio di questo luogo, posso dedicare alla mia attività preferita: la lettura.

Dall’ultima pagina risalgo alla prima, dove risaltano queste parole, scritte a mano:

A Margherita, con un augurio di tante cose belle! H. J.

Un altro aspetto che amo del mio lavoro è andare alle fiere letterarie in cerca di novità, rarità. Al di là della corsa compulsiva al libro del momento, che ricorda un po’ la frenesia delle folle impazzite nel periodo dei saldi, ciò che rende a mio avviso le fiere letterarie davvero uniche è la possibilità di incontrare gli autori e di assistere alle presentazioni dei loro libri. Quante volte avremmo voluto incontrare il nostro autore preferito, ma le coordinate spazio-temporali ce lo hanno impedito? Talvolta si ha invece la fortuna e il piacere di sentire un autore contemporaneo parlare della sua opera e ricevere un libro con dedica proprio dalle sue mani. A me è capitato a Tempo di libri, la fiera dell’editoria che si è tenuta a Fieramilanocity, dall’8 al 12 marzo, dove ho scoperto La ragazza con la leica, l’ultimo libro di Helena Janeczek, insignito del premio Bagutta e in corsa per lo Strega.

In questo splendido romanzo, Storia e finzione narrativa si fondono per far rivivere la figura di Gerda Taro, fotoreporter di guerra nota per essere caduta sul fronte di Brunete nel 1937, durante la Guerra di Spagna . Il ritratto di questa donna appassionata, vitale e anticonformista:

Gerda era Gerda… Era la gioia di vivere. Qualcosa che esisteva, si rinnovava, accadeva ovunque, prima a Lipsia e poi a Berlino: nella Pension non lontana dal suo studentato, nella camera affittata dietro l’Alexanderplatz presso la vedova di guerra Hedwig Fischer e, infine, sulla branda di Max e Pauline, detti Pauli, in pieno Wedding.

è delineato attraverso i ricordi di chi l’aveva amata e conosciuta, ovvero i fidanzati Willy Chardack e Georg Kuritzkes e l’amica Ruth Cerf, a ciascuno dei quali è dedicato un capitolo, espediente che consente peraltro di virare da una Buffalo a una Roma del 1960, passando per la Parigi del 1938. Unico personaggio che non interviene in prima persona a fornire il suo resoconto memoriale dei fatti è Robert Capa, il famoso fotoreporter, grande amore di Gerda Taro, morto nel 1954, durante la Prima Guerra d’Indocina. Il sodalizio sentimentale e professionale fra i due si rinnova però ad ogni pagina, con tutta la potenza della sua intensità, la stessa potenza delle immagini scattate dalla leica, istantanee che gridano l’orrore della guerra, tanto crude quanto necessarie, permeate da un valore testimoniale per il quale si può persino morire.

Consigliato a chi voglia immergersi nella vita di una donna coraggiosa e appassionata, sullo sfondo della storia del secolo scorso.

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