3.04.18 EMILIA

emiliaSolito mortorio nella fascia oraria delle tre-quattro. Quel po’ di dignità che ancora abita in me m’impedisce di disattendere le aspettative di un certo ragazzo di cui leggerete tra poco impegnandomi nella mia migliore imitazione di Thom Yorke che balla; non mi resta che prendere il block notes e passare il tempo affidando ai posteri le mie oltremodo poco significative memorie.
Cominciamo.

 

LE OLTREMODO POCO SIGNIFICATIVE MEMORIE DI EMILIA B.

Capitolo 6 – Una breve storia nemmeno troppo triste riassumibile come La meteoropatia è il mio mestiere, che è davvero un buon riassunto, però l’articolo leggetelo lo stesso

 

Ieri mattina mi alzo e mi accorgo immediatamente che qualcosa non va. Sintomi del malessere sono: voglia di canticchiare motivetti insulsi, tendenza a versare il caffè nella macchinetta sculettando a destra e a sinistra, desiderio di aprire tutte le finestre e le porte e le ante degli armadi e i doppifondi dei cassetti, capacità di indossare le lenti a contatto senza sentirmi vittima di una tortura medievale particolarmente crudele.

Che cosa mi sta accadendo? Possibile che, mentre dormivo, un qualche spirito benigno abbia posato le labbra sulla mia fronte e mi abbia ridato le energie per affrontare la settimana? Ma soprattutto. Possibile che io sia riuscita veramente a dormire?! Non mi facevo una dormita del genere… diciamo da… ma sì, proprio da…

E finalmente capisco. Non mi facevo una dormita del genere dalla scorsa primavera! Non ci sono dubbi, è proprio successo: la primavera è tornata, portandosi via quella sensazione di inadeguatezza nei confronti della vita che mi tallona per tutto l’inverno e s’infittisce ad ogni nuovo scroscio di pioggia.

Ed eccomi qui, come tutti gli anni, l’imbecille che cammina a testa alta per la strada cantando YOU’D THINK THAT PEOPLE WOULD HAVE HAD ENOUGH OF SILLY LOVE SONGS I LOOK AROUND ME AND I SEE IT ISN’T SO OH NO nella sua testa ma forse anche un pochino ad alta voce, sarà per questo che mi guardano tutti storto, ma signora, la prego, si sieda al mio posto sul tram, ma signore, non faccia complimenti, si metta qui, accanto al palo, ma non si preoccupi, giovane mamma munita di passeggino per gemelli, la aiuto io a portare i pupi giù per le scale, mi sono spezzata la schiena e ho perso l’uso del piede sinistro, ma i bimbi sono salvi, e io continuo a passeggiare per la strada come fosse la cosa più bella che mi potesse capitare a questo mondo meraviglioso.

Durante il resto della mattinata succedono solo due cose: non bevo caffè perché non sento d’averne bisogno e cresce esponenzialmente ad ogni ora il mio desiderio di riguardare 500 giorni insieme. Un classico.

Nel pomeriggio ricevo delle avances indesiderate da un ragazzo alto,  indesiderate quanto giustificate, dal momento che gli tendo la spremuta d’arancia cantandogli IIIIII LOOOOOOOOVE YOUUUUUUUUU. Non rispondo delle mie azioni, ragazzo mio, abbi pazienza.

La sera me ne torno a casa in bicicletta e riesco non solo a non uccidere ma addirittura a non ferire gravemente né la mia persona né quella altrui tentando un senza mani sul manubrio mentre Paul intona I ONLY KNOW THAT WHEN I’M IN IT, IT ISN’T SILLY, LOVE ISN’T SILLY, LOVE ISN’T SILLY AT AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAALL!

Qui è Emilia B. e va tutto bene, ragazzi, va tutto a meraviglia.

Per la seconda sera di seguito me ne vado a dormire tranquilla.

Verso le cinque mi agito nel letto.

Ecco, da manuale: fragore di temporale.

Bentornato, malumore, mio vecchio amico.

Ti canto una canzone triste e dormiamo ancora un po’, che magari domani torna il sole.

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