25.04.18 MARGHERITA

margherita

UNA QUESTIONE PRIVATA – Fenoglio

Ansia. Trepidazione. Attesa. Questo il mio stato d’animo fino ad un’ora fa. Parlare in pubblico non è mai stato il mio forte, anzi, ho sempre cercato di evitare con cura gli sguardi indagatori delle platee, nel timore della voce che si incrina, del raffreddore che ci sorprende sicuramente nel momento meno appropriato e di quel fascio di luce che cade radente sui nostri occhi perché è una splendida giornata di primavera e in questa stanza delle tende non c’è proprio traccia. La mia preoccupazione era dovuta al fatto che oggi, 25 aprile, la biblioteca è sede di conferenze e  dibattiti sul tema della Resistenza e a me è stato affidato il compito di scegliere un libro rappresentativo di questo periodo fondamentale per la storia del nostro Paese, e di tenere una relazione su di esso. Dopo aver riflettuto a lungo, mi sono balenate le parole con cui Calvino elogia Una questione privata nella prefazione dell’edizione del ’64 de Il sentiero dei nidi di ragno:

«Il libro che la nostra generazione voleva fare adesso c’è, e il nostro lavoro ha un coronamento e un senso, e solo ora, grazie a Fenoglio, possiamo dire che una stagione è compiuta, solo ora siamo certi che è veramente esistita: la stagione che va dal Sentiero dei nidi di ragno a Una questione privata».

Nel dopoguerra, nella temperie culturale del Neorealismo, gli scrittori italiani sono infatti alla ricerca delle parole che meglio possano esprimere la volontà di dire, testimoniare, ciò che si era appena vissuto. Il romanzo di Fenoglio è considerato il romanzo per eccellenza della Resistenza proprio perché l’autore, avvalendosi di un intreccio spiccatamente “romanzesco”, intende rifuggire alla “memorialistica di finzione” che caratterizzava molti racconti partigiani comparsi in quegli anni.

Sempre Calvino afferma che «Una questione privata […] è costruito con la geometrica tensione d’un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l’Orlando furioso, e nello stesso tempo c’è la Resistenza proprio com’era, di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta, serbata per tanti anni limpidamente nella memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione, e la furia. […] Ed è un libro assurdo, misterioso, in cui ciò che si insegue, si insegue per inseguire altro, e quest’altro per inseguire altro ancora e non si arriva al vero perché.».

Lo stesso Fenoglio, in una lettera all’editore Livio Garzanti, afferma «Mi saltò in mente una nuova storia, individuale, un intreccio romantico, non già sullo sfondo della guerra civile in Italia, ma nel fitto di detta guerra.»

Il romanzo che Fenoglio non porterà mai a termine, perché verrà ritrovato fra le sue carte e pubblicato postumo nel ’63, mette in scena il triangolo amoroso fra Milton, un ventenne militante nelle formazioni badogliane, l’amico Giorgio, combattente in un’altra brigata partigiana e Fulvia, un’affascinate ragazza torinese appartenente ad una famiglia agiata. La narrazione, ambientata nelle Langhe, è dominato dal motivo della quête di Milton, una continua tensione verso la verità, che è contemporaneamente la ricerca di un prigioniero da scambiare per salvare la vita all’amico Giorgio, catturato dalle milizie fasciste, e ricerca della verità sulla relazione fra Fulvia e Giorgio.

C’era di mezzo la più lunga notte della sua vita. Ma domani avrebbe saputo. Non poteva più vivere senza sapere e, soprattutto, non poteva morire senza sapere, in un’epoca in cui i ragazzi come lui erano chiamati più a morire che a vivere. Avrebbe rinunciato a tutto per quella verità, tra quella verità e l’intelligenza del creato avrebbe optato per la prima.        

Ma la verità rimane inattingibile, vaga e confusa come la nebbia che avvolge le colline piemontesi conferendo al paesaggio una connotazione espressionistica, presagio di morte.

Tu non devi sapere niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima. Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te. Lo sai che se cesso di pensarti, tu muori, istantaneamente? Ma non temere, io non cesserò mai di pensarti.

Nonostante il motivo della questione privata di Milton sia il perno attorno al quale ruota tutta la narrazione, Fenoglio introduce una profonda riflessione sul tema della giustizia e sulle implicazioni della Storia tramite l’inserzione di un episodio solo apparentemente marginale, ovvero la fucilazione di due staffette partigiane, conseguenza delle azioni di Milton.

Una questione privata resta quindi una delle migliori pagine della nostra storia letteraria, in grado di farci riflettere sul presente, riappropriandoci del nostro passato.

Consigliato a chi voglia celebrare il 25 aprile all’insegna della letteratura.      

 

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