03.05.18 LUDOVICA

LUDOVICA

Erasmus perché?
Nonostante siano tutti convinti che l’Erasmus sia una gran bella cosa, molti vengono spaventati dalla miriade di faccende, commissioni, problematiche varie e eventuali (e imprevedibili) che un povero studente deve sbrigare e risolvere da solo. Un periodo di mobilità all’estero comporta infatti un’esperienza unica e irripetibile, da cogliere al volo, un’esperienza che va, però, meditata e programmata, con la consapevolezza che non sarà solamente rose e fiori, ma anche una prova con se stessi.
Mi trovo nella situazione di dover partire a breve per la Spagna, precisamente per la calda e accogliente Siviglia, e frequentando altri ragazzi Erasmus dell’UniMi, mi sono accorta che i timori e le ansie sono comuni: avrò compilato i moduli necessari per la partenza? Riuscirò a rispettare le scadenze? Riuscirò a seguire le lezioni in lingua straniera? Sarò in grado di affrontare tutto da solo? Mi farò tanti amici o resterò solo come un cane? Riuscirò a sfruttare quest’esperienza al meglio?
Ecco, dal momento che ho già compilato e consegnato i moduli, posso dire con tutta onestà che sì, è una noia mortale, ma pur sempre questione di burocrazia e come disse una volta un mio Prof., bisogna ricordarsi che non c’è nulla nel campo del burocratico a cui non si possa porre rimedio. È più che altro una violenza psicologica. Necessario, paradossalmente, è avere elasticità mentale: non è detto che una volta che avete sottoscritto per esempio il vostro piano di studi (Learning Agreement), allora sarà definitivo, anzi… molto probabilmente finché non sarete arrivati a destinazione non sarete certi dei corsi che svolgerete all’estero.
Per quanto riguarda il resto dei dubbi, ho preferito lasciare la parola a chi ‘ci è già passato’: tre ragazze, dirette in diversi posti d’Europa, provenienti da differenti Università italiane (PoliMi, Università degli studi di Milano Bicocca, Università di Siena).

Marta, 22 anni, Zaragoza (Spagna)
Come ti sei sentita una volta finita l’esperienza?
Mi sono sentita male, malissimo. Tornata a casa ho subito uno shock molto forte: quasi non mi riconoscevo, non mi sentivo a mio agio in quei posti che fino a sei mesi prima erano stati casa mia, i luoghi in cui ero cresciuta e che frequentavo con i miei amici di sempre. Superato questo impatto iniziale, ho notato gli aspetti positivi del mio viaggio: tutte le cose che ho imparato all’estero, mi sono state d’aiuto perché è cambiato il mio modo di vivere tutti i giorni. La cosa che è cambiata di più in me è l’aver imparato a buttarmi nelle esperienze. Prima di partire ero molto ansiosa, sempre pronta a fare la scelta giusta, invece ora disfo, faccio, sono molto più sicura di me. Conto molto di più sulle mie capacità e so che non ho bisogno di nessuno per arrivare al mio obiettivo, ecco. Sono cambiata anche nel giudicare le persone: prima mi veniva naturale giudicare gli altri, senza conoscerli. Invece vivendo all’estero, conoscendo molte persone, con mille storie diverse ho imparato che non devo giudicare nessuno senza conoscerlo appieno e questo l’ho capito solo uscendo dal mio paese, dal quadro in cui ero sempre vissuta.
Tutte le tue preoccupazioni sono state messe a tacere?
Sì, assolutamente sì. Avevo mille ansie su tutto: mi domandavo come avrei fatto se non mi fosse piaciuta la casa, se non fossi riuscita a seguire le lezioni, se non avessi fatto amicizia con nessuno. Tutti miei dubbi sono stati messi a tacere subito, proprio perché si instaura un legame magico con la gente che conosci, tanto che diventa la tua famiglia. Persone che conosci da una, due settimane che si fanno in quattro per aiutarti e tu fai lo stesso per loro. Ovviamente di preoccupazioni se ne sono create delle altre: sul futuro, sulla mia relazione in Italia, sui miei studi. Ma questo è normale perché quando vivi in un altro mondo cominci a riconsiderare tutti tuoi punti fermi. Comunque al mio ritorno, sono riuscita a sistemare la mia situazione, grazie a quello che ero in Italia e a quello che ho imparato all’estero.
Che consigli daresti a un ragazzo che sta per partire per l’Erasmus?
Consiglio di credere in se stessi e di essere sempre se stessi: le persone che si incontrano sono talmente diverse le une dalle altre che le tue stranezze e i tuoi difetti, che magari a casa si cercano di nascondere, vengono apprezzati perché sono parte di te. Un altro consiglio che mi sento di dare è quello di non mollare se si ha qualche difficoltà e di non essere orgogliosi nel momento in cui bisogna chiedere aiuto: è normale avere bisogno d’aiuto in un ambito del genere. Ah cosa importante è tener conto che l’Erasmus è un periodo in una vita, non una vita in un periodo. Bisogna considerare che le scelte che si fanno sono legate a un periodo di sei mesi, un anno: non bisogna intraprendere scelte che ti condizionano la vita in modo irreversibile. È un’esperienza che ha una fine e questo è da tenere a mente.

Valentina, 22 anni, Kouvola (Finlandia)
Come ti sei sentita una volta finita l’esperienza?
Quando sono tornata ho vissuto un’emozione contrastante. Ero tristissima di lasciare i miei amici, la vita che facevo in Finlandia, lo scoprire posti bellissimi, lo stringere amicizie, il vivere da sola, il fatto che ogni giorno fosse una scoperta, l’interfacciarsi a un mondo sempre nuovo, e il pensiero della monotonia della vita del mio paese in Italia era un po’ deprimente. Allo stesso tempo però ero super contenta perché sentivo la mancanza di casa, della famiglia e dei miei amici: era la mia prima esperienza fuori casa e questo lo avvertivo, soprattutto nell’ultimo periodo di Erasmus. Sapevo che tornavo da qualcuno che mi aspettava, no?
Come è stato vivere in un paese straniero, con persone sconosciute?
Vivere in un paese straniero è stato bellissimo dal punto di vista delle scoperte: avevo scelto la Finlandia perché volevo andare in un Paese completamente diverso dall’Italia. I posti che ho visto sono incredibili, i paesaggi meravigliosi, le esperienze uniche, ma allo stesso tempo l’esperienza è stata impattante: la gente finlandese è gentile, ma molto fredda e timida. È stato difficile stringere amicizia con i locali e sotto questo punto di vista mi è un po’ mancata l’Italia. Invece per quanto riguarda gli altri ragazzi Erasmus, posso dire di essermi trovata molto bene, soprattutto con le mie coinquiline, persone veramente stupende.
Che consigli daresti a un ragazzo che sta per partire per l’Erasmus?
Primo: prepararsi sul clima del posto in cui si va, dato che io sono arrivata il primo giorno in Finlandia e c’erano -27°: un bello shock termico ahaha. Secondo: superare la propria timidezza e sfruttare i primi giorni per aprirsi il più possibile. Persone timide, non sicure della propria capacità a parlare la lingua, si sono ritrovate a restare da soli per tutta la durata del loro Erasmus, magari anche non volendolo. Alla fine in Erasmus tutti vogliono conoscere persone e avere degli scambi.

Serena, 22 anni, Leeds (Regno Unito)
Come ti sei sentita una volta finita l’esperienza?
Al ritorno, potrà sembrare banale, ma mi sono sentita cresciuta: è un’esperienza in cui scopri di più te stessa, le tue capacità, zone che non hai mai avuto occasione di esplorare, comprese quelle più buie e cupe. Mi sono sentita cambiata in meglio.
Che consigli daresti a un ragazzo che sta per partire per l’Erasmus?
Beh, di mettersi in gioco: non farsi prendere dalle preoccupazioni, di non riuscire a passare gli esami. Bisogna sapersi organizzare, giostrarsi tra svago e studio, almeno parlo per quello che ho potuto constatare in Inghilterra. Infatti lì uno studente è seguito di più: i professori pretendono che si studi come vogliono loro. Comunque sono riuscita a organizzare viaggi con gli altri ragazzi Erasmus, a divertirmi e a vivere appieno l’esperienza: tutto si può fare, anche quelle cose che in un primo momento possano sembrare strane. Bisogna sapere accettare tutto e fare tutto ciò che l’occasione possa offrirti. Sarà un’esperienza che ricorderai per tutta la vita.

 

 

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