04.05.2018 GIULIA

GIULIA

 

TOPASTRA

“È una bugia, un sogno… un sogno che faccio ogni tanto a occhi aperti… il sogno d’esser trattati, per una volta nella vita, con la dignità che si meriterebbe, anche noi… noi là di sotto.”

Perché la gente è cattiva.

La “Topastra” di Stefano Benni è uno dei monologhi ai quali sono più affezionata. Non è una pièce, è solo un monologo, scritto con maestria ed eleganza da un meraviglioso Benni che ci ha regalato un testo brillante, divertente, a tratti comico, ma allo stesso tempo forte e con un significato che in realtà non fa proprio ridere.

Al monologo sono molto legata in quanto l’ho recitato al provino per entrare in accademia e ha portato fortuna.

Pochi giorni fa mi è tornato in mente e mi ha fatto riflettere su quanto sia attuale e profondo.

Dietro le parole e le vicende della topolina narrante si nasconde il problema dei pregiudizi nei confronti della diversità, del razzismo, di come i più forti schiaccino i deboli “là di sotto” accusati di “nuotare nella merda”.

Un grido dal basso delle fogne contro una razza umana violenta e depredatrice nei confronti della natura.

“Ma il canale, di merda, chi l’ha riempito? Io? No, tu l’hai riempito, col tuo culone, caro il mio giovanottone, e tu bambino col tuo culino, e lei signora pescivendolona con quella parabolica di chiappona che la si ritrova!”.

Quel giorno ero in metropolitana e ho assistito a una scena che mi ha fatto accapponare la pelle e ricorderò sempre amaramente.

Perché la gente è cattiva.

E discorsi come quelli della topolina di Benni dovrebbero sentirsi più spesso, non solo da chi viene trattato male, ma anche da chi lo circonda perché spesso non si è abbastanza forti per difendersi da soli.

Entra un signore anziano, canuto, con gli occhi sbarrati visibilmente stanco, trasandato, sudaticcio.

Un barbone? Uno straniero? Un pazzo? Uno che ha avuto un incidente? Un drogato? Un ubriacone? Una persona triste? Un uomo sconvolto? Un depresso? …

Che importa?
A prescindere, la presenza di una persona non dovrebbe indispettire.

E invece la gente intorno ha iniziato visibilmente a mostrare sdegno, disgusto, a commentare con il vicino, a guardare male, a scostarsi.

Perché la gente è cattiva.

“Per forza arrivano i topi, sono attratti dalla sporcizia”

“Papà è vero che i topi attaccano le malattie?

“Li vedo sempre nel canale dietro casa mia, nuotano nella merda”

Ed eccolo lì, il teatro con le sue storie, sempre puntuali ad accompagnare i miei momenti.

Il monologo di Benni scorreva lento nella mia memoria e la forza delle sue parole vibravano come se volessero spingermi ad agire.

“Allora la facciamo finita con questi appellativi: pongaccia, sorcaccia, pantegana, mardona… ma che è? Io mica vi chiamo: lardosa, schifosa, bavosa, fracicone, finocchione, lurido ladrone… ecc… Insomma di qui in avanti mi dovete chiamare cosi: signora Topa!”

E invece nulla, ero pietrificata, riuscivo solo a mostrare un fragile sorriso al signore cercando di mostrargli il mio aiuto, ma con troppo poco.

Non avevo la forza di affrontare quella platea insensibile, razzista e crudele, perché nella vita purtroppo non sempre riusciamo a comportarci come i super eroi delle opere teatrali e il male, ahimè, a volte lo lasciamo vincere.

Sipario.

 

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