08.05.2018 VIOLET

VIOLET

SINGLE AND THE CITY 

Come sopravvivere da single nella Milano YMCgay.

PARTE 8.

L’amore non corrisposto e il chiodo che schiaccia il chiodo.

 

“Ciao ci vediamo?”

“No”

“Perché?”

“Perché ti amo”

“Ah, io no”

“Questo è un problema”

Non importa se a dirlo sia lui o sia lei, nella vita è capitato a tutti di dover sostenere una conversazione del genere. Il famosissimo e super inflazionato amore non corrisposto.

Non ci si può sempre amare tutti contemporaneamente, anzi la maggior parte delle volte ci si ama male, in modalità diverse o a velocità diverse.

Le reazioni che si hanno davanti ad un amore non corrisposto sono molteplici. E uomini e donne hanno due modalità differenti di affrontare la spinosa faccenda.

Noi donne generalmente piangiamo un paio di giorni, o un paio d’ore, passiamo il tempo a guardare il telefonino con la speranza di un messaggio che capovolga improvvisamente la situazione (non capita quasi mai), divoriamo un barattolo intero di gelato, passiamo due serate in pigiama con le amiche a farci consolare e coccolare, poi mettiamo su un pezzo di Glorya Gaynor e balliamo scatenate sulle note di I will survive. Il giorno dopo stiamo bene.

Per gli uomini la questione è un po’ differente. Loro sono il “sesso forte”, quelli che “Sti cazzi, zio. Sfondiamoci di alcool e scopiamo in giro con le prime che passano”.

Poi crollano.

Perché puoi scopare quanto vuoi, ma a dare poca importanza a ciò che si prova si finisce solo con il sentirsi vuoti. E il vuoto, si sa, fa un rumore assordante.

Quando è capitato a me di sentirmi dire quel fastidioso e snervante “Io no”, ho cominciato a riempirmi di cose da fare, nella speranza di non pensare all’ ingrata sconfitta.

Si perché l’amore non corrisposto ci fa sentire come dei grandi coglioni. Come dei visionari che si inventano sentimenti, sensazioni, “tra di noi c’è qualcosa di speciale” e invece è tutto un malinteso.

E spesso accade che, nel momento in cui sei impegnato a pensare a tutt’altro, arriva lui.

“Chi è l’ultimo?”

“Sono io”

Ovviamente ti si siede accanto un ragazzo carino mentre sei in fila per fare le analisi del sangue e tu hai un barattolo colmo di urina e il capello da “sono stata appena lasciata/rifiutata, odio il mondo”.

Però il campione d’urina in mano ce l’ha pure lui.

Scoppiamo a ridere.

“Check up di controllo?” mi chiede.

“Già”.

Con il cerotto sul braccio siamo andati a fare colazione.

Ci siamo raccontati un milione di cose come se fossimo due amici di vecchia data che non si vedono da un po’.

Ci scambiamo i numeri e ci accordiamo per vederci.

“Ti va un giro al lago?”

Il lago è trasparente e gli si riflette negli occhi che non riesco a smettere di guardare.

Ma non sono belli come i suoi, quelli dell’amore non corrisposto.

Scaccio il pensiero.

Fa una battuta e rido, non così forte come con l’altro, ma rido. E questo basta.

Il fatto è che la cosa è andata avanti per un po’.

Lui mi ha portata ovunque e io mi sono fatta trascinare come in balia di una strana sensazione indecifrabile.

E ad un certo punto mi sono convinta di essermi completamente dimenticata dell’altra persona.

Perché per sentirci innamorati abbiamo sempre bisogno che qualcosa ci scuota?

Non è, come dice Tiziano, una cosa semplice?

Una cosa che nasce piano e poi si evolve?

Ci si innamora di una persona che ti porta in giro, che ti bacia lentamente, che ti fa sorridere per vedere il tuo sorriso, che non sa perché ma crede che tu sia speciale. Qualcuno che ti dica “Se vai via cambia tutto” non “Io no”.

Che ti riservi certezze non che ti propini scuse su scuse. Per non ammettere la più semplice verità di tutte: che non ha il coraggio.

E non si possono amare i codardi.

Questo è amore, devo amare questo ragazzo che mi porta al lago a passeggiare, invece che a casa sua.

E invece non funziona nemmeno così.

Se c’è una cosa che ho imparato è che l’amore non corrisposto fa schifo, ma il chiodo schiaccia chiodo fa solo un buco più grande.

E lui a me ha aperto una voragine.

“Io ti devo dire una cosa” dice all’improvviso mangiando il gelato al pistacchio.

“Dimmi”

“Credo di provare qualcosa per te”

“Ah.”

Io no. Io no. Io no. Io no.

Me lo sono ripetuto nella testa un milione di volte con la mia voce, con la sua voce, con il vuoto dentro.

Ma non sono riuscita a dirlo.

Ho chiesto scusa e sono scappata.

Il gelato non l’ho finito. Ma ormai si era sciolto.

Non ho visto più nessuno dei due.

Non ci sono alternative mi sa, bisogna amarsi in due o il gelato si scioglie prima che qualcuno lo mangi.

8) Innamorarsi del chiodo che schiaccia il chiodo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...