09.05.2018 MARGHERITA

margherita

SETA– Baricco

Un’anziana signora si avvicina alla mia scrivania con aria visibilmente preoccupata e mi chiede «Cara, per caso hai visto un foulard di seta sui toni del rosso, del nero e del crema? Sono tornata a casa e mi sono accorta di non averlo, ho controllato in ogni angolo della borsa ma niente, non ce n’è traccia! Cara, sono disperata, era un regalo di mio marito. Magari mi è scivolato in biblioteca, potresti dare un’occhiata? Dopo aver cercato di tranquillizzare la signora, ci accingiamo a perlustrare insieme la biblioteca palmo a palmo e dico fra me e me «Per vivere, Hervé Joncour comprava e vendeva bachi da seta». «Cara, hai detto qualcosa?». «Oh, no, parlavo fra me e me. A volte mi capita sa… Vede, quando lei mi ha parlato del suo foulard ho subito pensato ad un romanzo di Baricco… deformazione professionale». «E chi è questo Hervé Joncour?» «Era d’altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla.

«Si sarà notato che essi osservano il loro destino nel modo in cui, i più, sono soliti osservare una giornata di pioggia.». La signora mi guarda con aria sempre più perplessa, allora le dico che Seta è uno di quei romanzi che si leggono tutto d’un fiato, un po’ perché la forma breve, condensata in appena cento pagine dal ritmo incalzante, lo consente, ma in particolare perché è inevitabile voler seguire Hervé Joncour, commerciante di bachi da seta, nel suo viaggio dalla Francia al Giappone di fine ‘800, alla ricerca di bachi da seta non contaminati dall’epidemia che imperversava in Europa in quel periodo. Un viaggio verso una terra lontana, chiusasi in un auto isolamento per due secoli, che con il suo esotismo non fa che acuire il fascino dei suoi abitanti. In quest’isola ai confini del mondo, Hervé incontra Hara Kei, l’uomo più imprendibile del Giappone, ma in particolare si fa catturare dalla magia che promana da una misteriosa ragazzina della corte del signore giapponese.

D’un tratto,

senza muoversi minimamente,

quella ragazzina,

aprì gli occhi.

Hervé Joncour non smise di parlare ma abbassò istintivamente lo sguardo su di lei e quel che vide, senza smettere di parlare, fu che quegli occhi non avevano un taglio orientale, e che erano puntati, con un’intensità sconcertante, su di lui: come se fin dall’inizio non avessero fatto altro, da sotto le palpebre.

L’ultima cosa che vide, prima di uscire, furono gli occhi di lei, fissi nei suoi, perfettamente muti.

Questo amore, pur non facendo venir meno il profondo affetto che lega Hervé alla moglie Hélène, avvince l’uomo inducendolo a tornare in un Giappone martoriato da una guerra civile.

Aveva dietro di sé una strada lunga ottomila chilometri. E davanti a sé il nulla. Improvvisamente vide ciò che pensava invisibile.

La fine del mondo.

Ma il commerciante di bachi da seta sarà destinato a trascorrere il resto della sua vita nel villaggio di Lavilledieu, dove riceverà un’inaspettata lettera, scritta con degli ideogrammi, che cela in sé un enigma:

Mio signore amato, non aver paura, non muoverti, resta in silenzio, nessuno ci vedrà. Rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto ma non eri per me, adesso sei per me, non avvicinarti, ti prego, resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti, non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me, la tua pelle, chiudi gli occhi, e accarezzati, ti prego, […] non devi aver paura, sono vicina a te, mi senti? sono qui, ti posso sfiorare, è seta questa, la senti? è la seta del mio vestito […]

Quel che era per noi, l’abbiamo fatto, e voi lo sapete. Credetemi: l’abbiamo fatto per sempre. Serbate la vostra vita al riparo da me. E non esitate un attimo, se sarà utile per la vostra felicità, a dimenticare questa donna che ora vi dice, senza rimpianto, addio.

Alla fine della nostra ricognizione penso di aver ormai stordito la povera signora con le mie chiacchiere, ma lei continua a dimostrarsi stranamente interessata, «Cara, ma che bella storia, vorrà dire che se non troverò il mio foulard porterò a casa almeno il libro, mi è venuta proprio voglia di leggerlo». Mentre stiamo parlando, un ragazzo dall’aria gentile si avvicina a noi «Ehm, forse stavate cercando questo?» Tra le mani ha il foulard della signora. Lei lo guarda con aria raggiante «Grazie caro, avevo già perso ogni speranza». E lui risponde «E’ uno strano dolore […] Morire di nostalgia per qualcosa che non avrai mai». Lo guardiamo con stupore e divertimento. Evidentemente la nostra conversazione non era passata inosservata.

Consigliato a chi voglia leggere una storia d’amore lieve e delicata come un foulard di seta.

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Katy ha detto:

    Adoro Seta, è uno dei miei libri preferiti. Lo amo così tanto che l’ho pure infilato nel mio libro! La parte della lettera è purissima poesia, come solo quel genio di Baricco sa fare. Mi piacciono un sacco i tuoi racconti, piano piano me li recupererò tutti.

    Piace a 1 persona

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