30.10.2018 EMILIA

emilia

CAPITOLO 10

Solito mortorio nella fascia oraria delle tre-quattro. La presenza dell’addetto della caldaia che potrebbe riemergere da un momento all’altro dallo scantinato impedisce al mio lato B di mettere il dovuto sentimento nella sua classica performance di Run the world; e si sa che il mio lato B o le cose le fa bene o non le fa. Sia come sia, non mi resta che prendere il mio block notes e passare il tempo affidando ai posteri le mie oltremodo poco significative memorie.
Cominciamo.

LE OLTREMODO POCO SIGNIFICATIVE MEMORIE DI EMILIA B.

Capitolo 10 – nel quale polemica ed equanimità si fanno una scazzottata ma credo vinca l’equanimità, procedere per credere

Se è vero che la vita è una scatola di cioccolatini e non sai mai quello che ti capita è anche vero che, in linea di massima, un cioccolatino è sempre cosa buona e giusta e scegliere tra due cioccolatini non è come mettere in conto che possa capitarti una cosa veramente brutta. Cioè, diciamocelo, la visione della mamma di Forrest era assolutamente parziale e cieca di fronte alle mille sfaccettature angosciose che un fatto può assumere all’interno di un’umana esistenza.

Sì, sono scombussolata.

E la ragione del mio essere scombussolata è Achille Lauro.

Ecco i fatti.

Qualche giorno fa me ne stavo comodamente acciambellata sul mio divano guardando una puntata di X-Factor. Ecco che, sul più bello degli agguerritissimi Bootcamp, Mara Maionchi entra in scena per giudicare i suoi ragazzoni affiancata da nientepopodimeno che, per l’appunto, Achille Lauro.

Ora, con tutta la buona volontà che ci metto, difficilmente posso immaginare un personaggio più grottesco di Achille Lauro.

Storco il naso e già mi parte il fastidio nelle dita.

MA CHE È. MA PERCHÉ.

E poi eccola là, la stoccata, eccolo là che arriva, l’ennesimo coppino che alla vita piace piazzarti lì per ricordarti che altro non sei se non un essere meschino e imbevuto sino all’osso di tutti quei preconcetti che ti pregi di evitare come regola di vita – PAM, tra capo e collo: Achille Lauro è un cucciolone.

Con quella faccia da dandy pluriomicida e lo sguardo vacuo di uno che non sa mettere una parola in fila all’altra, Achille Lauro è un cucciolone, di quelli che cercano di far sentire gli altri a proprio agio, che dispensa complimenti e pacche sulle spalle, che cerca di rendersi gradito e fa volteggiare la Maionchi come una ballerina da carillon.

Boccheggio, il divano mi manca sotto i piedi – ed ecco che, da questa scioccante consapevolezza, inizio ad unire scomodi puntini: sarà mica il primo a stupirmi in questa maniera, i soli talent show hanno esempi da offrire a piene mai – dall’ormai veterano dei bruti dal cuore di panna, Fedez, al collega Agnelli, da J-Ax che non passava una puntata di The Voice sena sciogliersi in lacrime, a Pezzali no Pezzali è sempre inquietante.

Insomma, pare proprio comprovato che l’abito non faccia il monaco; e anche se è altrettanto comprovato che non faccia un buon musicista, chi sono io per giudicare una brava persona? Proprio nessuno.
E tu? Mettiamo che tu possa permetterti di giudicare – chi butteresti nel letto delle spine? Un figlio di puttana che fa delle canzoni decenti, o un tamarro di buon cuore?

Se hai risposto il figlio di puttana, lascia che te lo dica: è così anche per Dio.

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