07.11.2018 MARGHERITA

margherita

FIDDLER JONES e IL SUONATORE JONES – Dialogo fra Masters e De André

Sono bloccata nel traffico mattutino perché, non si sa come, quando piove pare che nessuno sappia più guidare, che tutti i clacson del mondo siano impazziti e che le precedenze siano solo un vago ricordo. La mia frustrazione delle otto di mattina, giunta ormai ad un punto di saturazione al pensiero di quella versione di latino, lasciata in sospeso su un passo ostico, che fa sorgere spontaneo il dilemma «Ma sotto quale impulso masochistico hai scelto questo esame?», dilemma che rimane insoluto come tutti i grandi dilemmi che si rispettino, viene ad un tratto ricompensata dalla melodia dolce e malinconica che promana dalla radio:

In un vortice di polvere

gli altri vedevan siccità,

a me ricordava

la gonna di Jenny

in un ballo di tanti anni fa.

E così mi faccio per un momento trasportare dalle parole di De André, che nel suo Il suonatore Jones, brano presente nel concept album del 1971 Non al denaro, non all’amore, né al cielo, canta un vero e proprio inno alla libertà. La canzone in questione, come le altre otto tracce del disco, è frutto di una libera riscrittura, elaborata dal cantautore genovese, di altrettante poesie presenti ne l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, edita negli Stati Uniti nel 1915. De André lesse la traduzione della raccolta che circolava in Italia dal ’43, quando Fernanda Pivano riuscì, grazie all’intervento di Pavese, a veder pubblicati per Einaudi quei testi su cui aveva lavorato di nascosto e che, insieme alla traduzione di Addio alle armi di Hemingway, le costarono l’incarcerazione per l’ostilità con cui il regime fascista guardava ai temi libertari propugnati dalla letteratura angloamericana. Il Fiddler Jones di Masters è uno dei tanti personaggi che animano   l’Antologia e che, una volta sepolti nel cimitero dell’immaginario paesino di Spoon River, prendono voce nei propri epitaffi, ripercorrendo la propria esistenza e tratteggiando un affresco corale della vita americana e della condizione umana, guardata ora con caustica ironia, ora con un malinconico pessimismo sul destino di morte a cui tendono tutti gli uomini. Fiddler Jones, presentando un personaggio che vota l’intera esistenza a coltivare la propria passione per la musica, a scapito della logica del mero profitto, si configura pertanto come uno dei testi più ottimistici dell’intera raccolta:

The earth keeps some vibration going

There in your heart, and that is you.

And if the people find you can fiddle,

Why, fiddle you must, for all your life.

What do you see, a harvest of clover?

Or a meadow to walk through to the river?

The wind’s in the corn; you rub your hands

For beeves hereafter ready for market;

Or else you hear the rustle of skirts.

Like the girls when dancing at Little Grove.

To Cooney Potter a pillar of dust

Or whirling leaves meant ruinous drouth;

They looked to me like Red-Head Sammy

Stepping it off, to Toor-a-Loor.

How could I till my forty acres

Not to speak of getting more,

With a medley of horns, bassoons and piccolos

Stirred in my brain by crows and robins

And the creak of a wind-mill-only these?

And I never started to plow in my life

That some one did not stop in the road

And take me away to a dance or picnic.

I ended up with forthy acres;

I ended up with a broken fiddle-

And a broken laugh, and a thousand memories,

And not a single regret.

Ripensando ai versi dalla sintassi scarna e quasi prosastica di Masters, che restituiscono l’immagine di una perfetta comunione con l’umanità e con la natura, che si riverbera musicalmente nei versi delle cornacchie e dei pettirossi, così come nel cigolio di un mulino a vento, ascolto l’ultima strofa di De André:

Finii con i campi alle ortiche

finii con un flauto spezzato

e un ridere rauco

e ricordi tanti

e nemmeno un rimpianto.

E arrivo finalmente in biblioteca con la consapevolezza che, se l’amore per la letteratura spinse un Pavese, ormai ricercato dal regime fascista, ad incontrare la Pivano in un caffè di Torino per portarle una copia dell’Antologia tradotta e stampata, l’insegnamento di Masters e De André, ovvero inseguire la propria passione ad ogni costo, senza rimpianti, è davvero un grande ideale, di cui dovremmo fare tutti tesoro anche nelle giornate un po’ buie.

Consigliato a chi voglia leggere una delle opere cardine della letteratura angloamericana

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