14.11.18 IRIDE

Respiri profondi, profondi, espirando ed inspirando. Apro gli occhi. Intorno a me tutto è bianco, immacolato. Profuma di pulito, come durante quelle giornate di sole estivo, con i panni appesi ad un filo che scorre da una finestra all’altra. Sono sdraiata, ma il letto non è il mio. Provo ad alzare la testa ma un dolore lancinante blocca il mio intento, constringendomi a rimanere in posizione supina.
Sussurro un dove sono, alla ricerca di punti di riferimento, qualsiasi cosa di familiare.
Dove sono?
Mi accorgo che i miei vestiti sono fradici, appiccicati al mio corpo come una seconda pelle.
Ma dove sono?

-Grazie dottore, davvero.

-È il mio dovere signora, stia vicina a sua figlia, mi raccomando.

Un brivido freddo mi scivola dietro la schiena. È la voce di mia madre quella che sento? È il viso di mia madre quello che si sta avvicinando, con quella sua solita smorfia malefica?

-Cosa volevi fare, Iride? Volevi morire?

-Cosa? Ma cosa è successo?

-Dimmelo tu! Ti hanno ritrovato svenuta nel naviglio e…

Non fa in tempo a finire la frase, appena l’infermiera lascia la stanza dice:

-Brutta insolente non so a che gioco stai giocando. Lo sapevo, sempre la solita alla ricerca di attenzioni!

Tipico di mia madre. Con fatica rialzo la schiena, cercando la tastiera del letto. Non ho davvero idea di cosa sia successo. L’ultima cosa che ricordo è di essere andata in un bar e aver ordinato un paio di drink. Nient’altro. Non so cosa ci facessi nel naviglio. Non so perché mi ritrovo ora, fradicia su un letto di ospedale, con mia madre che mi alita concitata sul viso.

-È ora di tornare a casa. Appena ti danno il via libera torniamo a casa.

-Questa è casa mia!

-No! Non lo è e lo sai bene. Non hai raggiunto nessun obiettivo, o sbaglio?

-Io resto qui. Non puoi costringermi.

-Senti ragazzina ti ho detto…

La porta si apre, entra il medico.

-Signorina, posso parlarle in privato per un momento?

Faccio cenno a mia madre di lasciare la stanza.

-Abbiamo il rapporto tossicologico. Abbiamo trovato tracce di Rufis e un pesante narcotico. Non si ricorda nulla della sera scorsa?

-Avete trovato la… La droga dello stupro?

-Sì. Ma non ci sono segni di violenza. Cerchi di ricordare, è sempre stata da sola?

-Sì… Non ricordo nient’altro!

-Se dovesse ricordare qualcosa, e se volesse compilare un rapporto torni qui in ospedale. Mi dispiace molto per l’accaduto.

Con un flebile movimento della testa faccio segno di aver capito. Anche se in realtà sono più confusa che mai. Perché mai qualcuno dovrebbe drogarmi? Sono caduta nel naviglio? O mi hanno spinto?
Tante domande, nessuna risposta. È in qualche modo collegato alla mia ricerca?
Ancora, tante domande, nessuna risposta.

Poi improvvisamente ricordo. Avevo un appuntamento. Un appuntamento con il nome sul certificato di nascita.

Possibile che mio padre mi abbia fatto tutto questo?

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