La storia

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CAPITOLO 1

Milano, ore 10 e 59.

Mi piace pensare che la vita sia una questione di puntini che, uniti con una penna, formano un percorso. Fatto di curve, tratti, colori e a volte qualche scarabocchio. Sulle tovagliette di carta che vengono messe sui nostri tavoli ad ora di pranzo c’è una sorta di labirinto fatto di puntini neri. Gli avventori del bar più distratti nemmeno se ne accorgono, ma quello che ho potuto notare in questi anni è che ognuno realizza un percorso diverso, e non tutti portano alla meta stabilita dal creatore del gioco. Ci sono infinite possibilità, milioni di percorsi da percorrere. Sarà questo il bello?

A questa domanda non posso rispondere, del resto sono un semplice bancone di un bar qualunque.

Tutto quello che faccio è osservare. Dal punto in cui mi trovo ho una visuale perfetta su tutti i tavoli del bar: so chi entra e so chi esce e le mie giornate passano così.

La mia migliore amica è Emilia. Lei mi lucida tutti i giorni e controlla che nessuno mi danneggi. Appoggia i bicchieri e le tazzine da caffè con delicatezza e sorride sempre. A volte, quando la saracinesca è chiusa e nel bar restiamo solo io e lei, alza la musica a tutto volume e si mette a ballare sistemando i tavoli. Ho sempre pensato che il suo posto non sia questo bar, situato in un angolino della città di Milano, ma che lei, in realtà, sia destinata a qualcosa di più grande.

Ore 11.

Preciso, puntuale, come tutti i giorni. Un ragazzo entra tutti i giorni alle 11 e occupa il tavolino all’angolo accanto alla finestra. Tira fuori il suo pc, chiede un cappuccino di soia con poco caffè e si mette a digitare freneticamente sulla tastiera del pc.

– Ciao – Emilia cerca sempre di istaurare una conversazione con i clienti che frequentano spesso il bar.

– Hi, un cappuccino di soia con poco caffè, per favore – e le fa un mezzo sorriso.

Dal suo accento io ed Emilia siamo certi che non sia Italiano. É l’unica cosa che sappiamo di lui.

– Subito.

Ma, oggi, dovrà aspettare perché la porta si riapre.

Un volto nuovo, una ragazza, sembra spaesata, ma sorride.

– Buongiorno – recita Emilia come un mantra.

– Ehm, ciao.

Mi viene incontro titubante, si siede sullo sgabello e comincia a tamburellare nervosamente su di me.

Poi resta in silenzio.

– Vuoi ordinare qualcosa?

– Oh, sì certo, un… caffè.

Il lungo silenzio è interrotto solo dal suono della macchina del caffè in azione.

Emilia porta il cappuccino al ragazzo con il pc e torna dalla nuova cliente che non la smette di tamburellare con le dita, cominciando ad innervosirmi.

Continua a fissare Emilia come se le dovesse dire qualcosa di importante.

– C’è qualcosa che posso fare per te?

Il volto della ragazza avvampa.

– Ehm, scusa, ero persa nel mio mondo. Non sono psicopatica. Mi chiamo Iride, piacere.

– Piacere mio Iride, io sono Emilia. Hai l’aria abbattuta ti senti bene?

– Sì, in realtà non sto vivendo un periodo facile, sono praticamente scappata di casa, mia madre mi ha ovviamente tagliato i ponti, sono sola in una grande città e mi serve un lavoro – esclama tutto d’un fiato.

Emilia scoppia a ridere.

– Oh, Iride, benvenuta a Milano. So bene quanto possa essere difficile ambientarsi, sono anni che ci provo e ancora… Quindi sei qui perché hai visto l’annuncio!

– Sì, in realtà sì.

– In effetti abbiamo bisogno di una mano, hai esperienza?

– Certo! – e dal tono della voce si capisce subito che se è brava a fare i caffè come dice le bugie siamo messi bene!

– Fare la cameriera è il mio sogno!

E le scappa una risatina isterica.

– Faccio finta di crederti…. Torna qui lunedì mattina, alle otto. Puntuale. Parlerò con il capo, ok?

Sul suo volto si spalanca un enorme sorriso di gratitudine.

– Grazie.

– Non ringraziarmi ancora: non sai in che guaio ti stai cacciando! Intanto segnati la via: Viale Rivoluzione. Il civico è il numero 11.

– Perfetto, sarò qui lunedì – dice alzandosi.

– Quant’è per il caffè?

– Offro io – Emilia le fa l’occhiolino.

Iride sorride, sembra che quello sia il primo gesto gentile che le sia stato rivolto fino a quel momento, poi si dirige verso la porta, quasi salterellando.

– Uh scusami – esclama, urtando la ragazza che stava entrando.

– Ciao Emilia, ancora grazie – dice prima di sparire.

– Buongiorno Emilia!

– Oh, buongiorno Giulia!

Giulia si dirige con passo lento verso di me.

Anche oggi è vestita stranamente, ha un vestito nero e un boa di piume rosso.

– Ruggenti anni ’20 oggi? – le chiede Emilia trattenendo una risata.

– Un gin rosa, per favore!

– Ma sono le 11!

– Ok, fai un caffè con tanta schiuma!

La storia comincia qui, in un bar qualunque, frequentato da persone qualunque, ma con qualcosa da dire a chi avrà il piacere di leggere.

Siete pronti ad unire i puntini?

CAPITOLO 2

Ore 10.59

Primo giorno di lavoro di Iride. Cominciamo bene.

Non sono nemmeno le 11 e in ordine ho assistito ai seguenti disastri:

  • Una tazza rotta, precipitata rovinosamente.
  • Confuso gli ordini consegnando ad una ragazza spocchiosamente vegana un cappuccino e ad un anziano signore il latte di soia macchiato. Credo abbia sentito la differenza perché un secondo dopo aver bevuto il primo sorso l’ha sputato tutto sul tavolino.
  • Infine è inciampata almeno tre volte sul gradino che separa l’ingresso del bar e la zona con tutti i tavoli.

Emilia vorrebbe arrabbiarsi, ma proprio non ci riesce. Anzi da qui posso vedere tutta la sua fatica nel trattenere le risate.

Ore 11.

Si spalanca la porta. Una ragazza entra sommersa da carte e scartoffie. Non mi sembra che le regga con grande stabilità, infatti non appena la porta si richiude alle sue spalle le cadono tutte sul pavimento.

– Cavolo!- esclama.

– Buongiorno anche a te Bianca- dice Emilia correndo a darle una mano.

– Perfetto riassunto di una giornata che si preannuncia già una merda!- e appoggia i faldoni su di me con una certa violenza.

– Sono contenta di vederti così positiva! Casini a lavoro?- le chiede Emilia tornando alla sua postazione.

– Sì, mi hanno dato un articolo da scrivere entro domani e devo leggere tutta sta roba per poter mettere insieme 400 parole del cavolo!- ammette sconsolata Bianca appoggiando su di me la sua fronte.

– Dai su! Ti preparo un caffè!

– Grazie ti adoro!

La porta si riapre di nuovo.

– Buongiorno Margherita.

– Buongiorno!

– Oggi cosa leggi?- le chiede Emilia curiosa.

Margherita si sistema gli occhialetti e sorride brandendo diversi libri.

– Ancora non so, ho diversi titoli tra cui scegliere, mi siedo al solito posto, va bene?

– Certo, Iride passa subito a prendere la tua ordinazione!

Iride intanto è ferma immobile dietro il bancone con lo sguardo perso nel vuoto.

– Iride… l’ordinazione.

Sobbalza.

– Oh, certo, subito- e si avvia.

– Magari prendi carta e penna

– Giusto!

– È nuova- sussurra Emilia a Bianca.

– Ragazze meno male che siete qui!

– Dove pensavi che fossi, Violet?- le risponde Emilia ironica.

Violet è entrata talmente di corsa che non ho nemmeno sentito la porta aprirsi. Dietro di lei una ragazza. Una cliente nuova. Non saprei dire se si sia trovata a passare di qui per caso o se conosce bene la zona, in ogni caso ha uno sguardo indeciso.

– Devo assolutamente chiedervi un consiglio!- e si siede sullo sgabello accanto a Bianca.

Violet e Bianca sono le amiche d’infanzia di Emilia, passano spesso al bar nelle pause per fare due chiacchiere o spettegolare sul tal amico o amica.

– Dammi solo un secondo Vio – poi si rivolge alla nuova cliente.

– Ciao, cosa prendi?

La ragazza regge un borsone rosa con il logo che rappresenta una ballerina con il tutù.

– Una spremuta… senza zucchero…. E poi… no nulla – dice titubante.

– Vabbè, sti cazzi, una brioche… vuota però.

Emilia sorride, la conosco e so che sta pensando anche lei che la nuova ragazza sia un po’ buffa.

– Ecco a te la brioche, adesso arriva la spremuta

La ragazza la ringrazia. E addenta soddisfatta la brioche come se non ne vedesse una da secoli.

– Posso parlare adesso?

– Sì, Violet, parla – dice Bianca fingendo di essere seccata dall’insistenza dell’amica.

– Ok, secondo voi se un ragazzo mi dice che fa troppo freddo per pensare ad un posto in cui portarmi, è uno stronzo?

CAPITOLO 3

Milano, ore 10 e 59.

Voi credete alle coincidenze? Un bicchiere rovesciato, un movimento brusco di una sedia, qualche imprecazione e parola di scusa. Sono coincidenze?

Prese singolarmente no, sono solo momenti della giornata, momenti che sono abituato a vedere, tutti i giorni, che capitano ad ogni ora, ogni minuto.

Ma quando questi gesti quotidiani riescono a connettere due cuori, due cuori che (lasciatemelo dire) hanno bisogno di incontrarsi, scaldarsi allora possiamo chiamarli coincidenze?

Ore 11.

Il solito ragazzo preciso e puntuale. Oggi ha nello sguardo un’ ombra triste, la testa incassata nelle spalle.

– Un cappuccino di soia con poco caffè, per favore.

La mia amica Emilia lo guarda. Ha notato anche lei che qualcosa non va.

– Certo! Aggiungo anche un po’ di cacao? – gli propone, sperando che un pizzico di quella polvere marroncina possa tirargli su il morale.

– Yes, thanks- e accende il computer che intanto aveva appoggiato sul bancone.

– Ecco a te.

Kyle digita freneticamente sulla tastiera, non si rende neanche conto che il suo cappuccino è pronto. Non alza lo sguardo nemmeno quando una ragazza, affannosamente e con mille borse entra nel bar.

– Tesoro ti prego, una spremuta ASAP, oggi non posso proprio sopravvivere! – esclama lei con voce argentina.

– Di prima mattina e già incazzata con il mondo Vio? – chiede Emilia.

– Incazzata? Guarda non farmi parlare, sono una signora, certe cose non le dico – e si siede al bancone in attesa.

– Iride, per favore prepara una spremuta

– D’arancia o agrumi misti? – dice la nuova arrivata.

– Di quello che vuoi tesoro, basta solo che sia rinfrescante – le risponde Violet.

In quel momento la porta si apre, e un po’ dell’eleganza americana degli anni ’40 entra prorompente nel bar.

– Oggi chi sei, Giulia?

-Tesoro, vieni allo spettacolo e lo scoprirai! Intanto, il solito – dice Giulia toccandosi il lato del naso con il pollice.

– Ed esattamente il tuo solito sarebbe? Le risponde Emilia divertita.

– Ah, giusto, ehm allora per me una spremuta on the rocks.

– Una spremuta con ghiaccio arriva subito – e si dirige divertita verso la macchina spremi-agrumi.

Intanto Iride aveva finito di preparare l’ ordinazione per Violet, che prende il bicchiere e si dirige verso il suo tavolino preferito, quello in mezzo alla sala.

Vi ricordate cosa dicevo sui due cuori? Ecco, perchè proprio nel momento in cui si sta alzando accade. Kyle alza la testa dal computer, si gira bruscamente per prendere il cellulare nella tasca del giubbotto ed urta il bicchiere con la mano, facendo in modo che tutto il liquido finisca sulla non-troppo-rosa maglietta di Violet.

– AHHHHHHHHHHHHHHH – esclama la malcapitata.

– Oh SHIT i’m sorry, so so so very sorry, non volevo, scusa – dice Kyle, cercando velocemente un fazzoletto con cui tamponare il disastro.

– ODDIO guarda la mia maglietta! Rovinata, ROVINATA! Può esserci una giornata più maiunagioia di questa?

Violet sbuffa, sbraita. Intanto Kyle la guarda perplesso. Ha ancora il fazzoletto in mano.

– So… credo che questo non ti serve più

– Serva, serva! I congiuntivi! Ma perchè gli uomini non sanno usare i congiuntivi? – e dirige un’ occhiata ad Emilia, che la guarda severamente.

– Ehm, Vio… veramente è straniero, fa ancora un po’ fatica a parlare correttamente italiano…- le rivela Emilia.

– Oddio… scusami… non volevo essere così brusca ma.. sai… ehm…

– Ok, ricominciamo, mi chiamo Violet. Tu sei? – e si rivolge a lui con fare più dolce.

– Sono Kyle, nice to meet you. Scusami ancora, ero distratto – tenta di giustificarsi.

– Non ti preoccupare, ho esagerato – dice Violet.

– Ma stai scrivendo?

– Sì, ma non è niente di importante – risponde Kyle.

– Senti, siediti con me al tavolo, ti va? Sono stata un po’ stronza, vorrei farmi perdonare.

Coincidenze.

Dobbiamo credere alle coincidenze?

CAPITOLO 4

Milano, ore 10 e 59.

Probabilmente è perché ci vivo ma sapete, dalla mia prospettiva un bar non è soltanto un luogo dove prendere un caffè, un cappuccino o una brioche alla crema. Dalla mia prospettiva il bar, soprattutto quando diventa quella tappa quotidiana cui non riusciresti a fare a meno, è un posto in cui non ci si sente mai soli. Magari si entra con il pensiero di bere velocemente un caffè e andare via. Oppure si può varcare la soglia, ordinare un latte macchiato con poca schiuma e aspettare che succeda qualcosa.

Ore 11.

Una ragazza, mi pare Margherita, si avvicina al bancone e ordina

– Un latte macchiato, se possibile con poca schiuma

– Arriva subito – risponde Iride. Dopo più di due settimane di lavoro forse ha capito come fare per essere una cameriera, se non perfetta, almeno decente.

– Grazie mille. Oggi non c’è Emilia? – chiede Margherita.

– No, è in ferie per un paio di giorni, mi ha detto che c’è un festival musicale in Norvegia che proprio non si poteva perdere!

– Ah, ho capito. Che bello, è così vitale! – sospira.

– Ehm, scusa non vorrei essere invadente ma tutto bene? – chiede curiosa Iride.

In quel momento entra allegra Bianca.

– OHH che bello essere qui, nel mio bar preferito, nel mio giorno preferito, con questa SPLENDIDA giornata! – dice lei avvicinandosi.

– Tesoro, una brioche con le mele, oggi sono euforica! Ma… Emilia dove sarebbe esattamente?

– In Norvegia per un festival – risponde Iride.

– Oh… non mi ha detto nulla. Poco male, vorrà dire che le scriverò più tardi! Oggi NIENTE può distrarmi dal mio buon umore

– Tecnicamente ancora non è successo niente, ma sento delle vibrazioni positive nell’aria! Sento odore di promozione o di incontro con il principe azzurro o non so di vincita alla lotteria!

– Che bello, vorrei essere anche io così fiduciosa… – sospira ancora Margherita.

– Ops, ho parlato a voce alta, non volevo intromettermi nel tuo discorso – si scusa.

– Oh, honey, tranquilla! Ma è tutto ok? – domanda Bianca.

– Sì.. sì tutto a posto. Solo che sto leggendo un libro un po’ malinconico e non so… non riesco ad estraniarmi – risponde Margherita.

– Beh ma questa è una cosa meravigliosa! Vorrei avere anch’io la tua stessa passione per la lettura. Io più che leggere scrivo.

– Hai centrato il punto! – esclama Margherita.

– Sono malinconica perché il tema del mio libro è la lettura, tutta la mia vita è incentrata sui libri ma… vorrei riuscire anche a scrivere… qualcosa di mio insomma.

– Tesoro, ti parlo per esperienza, si comincia a scrivere quando succede quel je-ne-sais-quoi che deve essere raccontato! Se pensi che qualcosa, qualsiasi cosa dentro di te valga la pena di essere scritta ecco che le parole usciranno dalla tua penna. Vedrai, ne sono convinta! – afferma Bianca. Il suo sguardo è dolce e il suo tono di voce affabile.

– Forse hai ragione… Comunque piacere, mi chiamo Margherita. Giuro che di solito non mi lascio prendere da elucubrazioni mentali di prima mattina! – sorride.

– Bianca, piacere. Vieni spesso qui?

In quel momento una ragazza molto truccata con i capelli cotonati si avvicina al bancone.

– Scusa, mi potresti preparare un panino vegetariano? Fra poco ho le prove dello spettacolo e sai ho bisogno di zuccheri, anche se non dovrei ma insomma è normale mangiare prima di iniziare le generali che si protrarranno fino a tardo pomeriggio e poi c’è lo spettacolo e questa panino probabilmente sarà l’unica cosa che mangerò per tutto il giorno – dice in un fiato.

– Certo, te lo preparo subito. Vuoi anche una bottiglia d’acqua?

– Da un litro! – risponde la ragazza.

– Ah poi… se è possibile… me lo potresti portare al teatro qui di fronte? Sono in super ritardo – chiede con sguardo implorante.

– Sarà fatto, lasciami il tuo nome e te lo porto

-Stella! E GRAZIE – risponde scappando veloce fuori dalla porta.

Il bar.

Quale luogo è meglio di un bar?

CAPITOLO 5

Milano, ore 10 e 59.

Calma, silenzio e tranquillità sono delle parole che in un bar hanno pochissima risonanza. La calma la si vive solo nel momento in cui, dopo aver aperto la saracinesca, si entra e si accendono le luci. Al primo cliente ecco che sparisce. Il silenzio poi non sta proprio di casa, basti pensare alle decine di rumori che scandiscono il quotidiano. Per non parlare poi della tranquillità. Quella la vivono solo in pochi, e diciamo che il bar non è esattamente il luogo dove iniettarsi una sana dose di tranquillità. Considerando le voci che si stratificano nell’aria durante il giorno…

Eppure.

Ore 11.

Eppure la calma, il silenzio e la tranquillità sono delle posture dell’animo.
Emilia è calma, non si lascia intimidire dalla mole di lavoro incombente, è sempre sorridente, non perché sia obbligata ma perché dentro di sé c’è pace; sa che direzione sta prendendo la sua vita e osserva la matassa del suo destino districarsi giorno dopo giorno senza intoppi.
Kyle e Iride sono silenziosi. Non sanno bene cosa dire, sono ancora spaesati e vivono la quotidianità immersi nei loro pensieri, sperando che il volto rimanga impassibile e che le emozioni non finiscano per emergere sulla superficie delle espressioni.
Giulia fa della tranquillità il suo baluardo. È tranquilla mentre ripassa i copioni,mentre pensa ai suoi personaggi, sempre diversi, al successo che sa, e non spera, di conquistare un giorno. È tranquilla perché è determinata.

Amo osservare, è quello che mi riesce meglio. E il bar è casa mia.

E anche se intorno a me c’è chiasso, confusione, dentro di me sono calmo, silenzioso e tranquillo mentre le vite degli altri continuano placide sotto il mio sguardo.

CAPITOLO 6

Milan, ore 10 e 59.

I gomiti ruvidi che si strofinano su di me, un ticchettio di unghie, un bicchiere che sgocciola e un piattino di ceramica.
La giornata inizia così. Con Kyle e Violet.

Ore 11.

– Quindi… anche a te piace scrivere.

– Ehm yes, sure… I mean non ho fatto altro da quando sono qui. Annoto tutto, vorrei che vorrei che i ricordi si concretizzassero. Anche perché questa esperienza qui in Italia mi sta cambiando.

– Sì, l’Erasmus è uno di quei momenti meravigliosi che ti porti dentro per sempre. Sono felice tu abbia scelto Milano, è la mia città preferita in assoluto.

– Anche la mia! – interviene Iride.

-Scusate, non volevo interrompervi, è che amo veramente questa città – si giustifica.

– Non ti preoccupare! A proposito di scrittura, penso mi tocchi tornare al lavoro – dice Violet con lo sguardo spento.

– No, aspetta Vio, ancora non ti ho raccontato del concerto di ieri sera! – afferma entusiasta Emilia. Ha appena finito di servire un cliente e cerca con lo sguardo l’amica.

– Uhm, mi farai fare tardi… non mi guardare con quegli occhioni imploranti lo sai che… ok, va bene, mi hai convinto. Racconta – cede Violet.

-È stato bellissimo, non hai idea! Il gruppo musicalmente è il mio genere, con quei suoni tecno e poi il cantante… ha due occhi bellissimi… e ovviamente la sua voce mi ha ammaliata!

– Addirittura ammaliata! Ricordami il nome della band?

– I Rumor! Fidati di chi ne capisce, andranno molto lontano.

– Ok, va bene, me lo segno ma ora devo proprio andare… Kyle, ti auguro veramente una bella giornata e continua a scrivere! Prima o poi mi farai leggere qualcosa – Violet si avvicina per salutarlo.

– Bye bye, see you tomorrow – risponde Kyle.

– Aspettate! – esclama d’un tratto Iride. Emilia, Violet e Kyle girano la testa in sincrono.

– Ehm, veramente non era mia intenzione origliare ma sapete, fare questo lavoro ti porta ad ascoltare le conversazioni degli altri e allora… insomma… vi volevo dire che anche io scrivo – dice in un fiato.

– Oh tesoro ma è magnifico! Cosa scrivi, dei racconti? – risponde Violet. Deve essersi dimenticata che è in ritardo per il lavoro.

– Sì, insomma, non proprio ma vorrei far leggere a qualcuno due o tre testi che ho scritto quando mi sono trasferita qui… Violet tu saresti disposta a farmi da critica?

– Ma certo! Quando vuoi, anzi sono molto curiosa!

Emilia improvvisamente si fa pensierosa. Abbassa lo sguardo e comincia a parlottare tra sé e sé.

– Tesoro tutto bene? Sei sbiancata tutt’un tratto – dice Violet con voce lieve.

– Aspetta, aspetta. Sto pensando – le risponde Emilia.

– Fatemi capire bene, tu scrivi – dice puntando il dito verso Violet – tu anche – e guarda Kyle – Tu Iride stai dicendo adesso di avere addirittura qualche racconto da far correggere. Qui i pianeti vogliono dirci qualcosa.

– What are you talking about?

– Sì Emi, cosa ci vuoi dire? Hai uno sguardo un po’ da pazza – la guarda costernata Violet. Ora è veramente in ritardo ma non se ne cura.

– Ragazzi ma non capite? – dice Emilia con eccitazione.

– Mah, veramente… no

– Ho un’idea, oh se ho un’idea!

Ore 11 e 35.

Epifania.

CAPITOLO 7

Milano, ore 10.59.

Avete presente quando tutto sembra andare verso la giusta direzione?
Quando ogni puntino sembra essersi connesso andando a creare un disegno unico?
Quando due persone si incontrano e con un solo sguardo percepiscono l’amore che nascerà?
Quando accade qualcosa di talmente bello da soddisfare una vita intera?
Quando sai di aver avuto l’idea del secolo e sei pronto a raggiungere il tuo Nirvana?

Quando Iride, Kyle e Violet erano lì, con gli occhi sbarrati, davanti a Emilia e alla sua idea… adatta ad andare verso la giusta direzione, per creare un disegno unico guidato dall’amore per la scrittura, capace di soddisfare: l’idea del secolo.

Ore 11.

Si sono dati appuntamento questa sera, all’orario di chiusura, per organizzare un piano di lavoro e dar vita al progetto che Emilia ormai fantastica ad alta voce da due giorni.

È tutta la mattina che passa in rassegna i clienti del bar per pensare a chi altro possa prenderne parte.

– Iride, ci sono! – Esclama ad alta voce Emilia, dopo lungi borbottii alla macchinetta del caffè.

– Chi? – Risponde Iride, che ormai ha sentito più di cinquanta nomi.

– Bianca! È una scrittrice, è perfetta!

– Ho capito chi è! Un giorno parlava con quella ragazza che viene spesso a prendere il caffè prima di andare a lavoro, Margherita! Ha sempre un libro tra le mani. Ama leggere. Quella mattina rivelava il suo desiderio di riuscire a scrivere e Bianca le ha dato dei consigli.

– Siamo a cavallo. Così saremmo già sei e potremmo creare veramente un bel “circolo di scrittori”!

Emilia è talmente soddisfatta che gira come una trottola da un tavolo all’altro canticchiando.

La sua euforia viene interrotta da una voce che proviene dal tavolo all’angolo.
È Giulia, presa da un travolgente dialogo con la sedia di fronte, non c’è nessuno con lei.
È vestita in modo normale, truccata appena e con i ricci al naturale, talmente se stessa da sembrare irriconoscibile.

– Giulia, tutto bene? Stai ripassando un dialogo? – chiede Emilia con calma.

– No, veramente sto provando le battute di un testo che sto scrivendo. Cercavo di capire se può funzionare… è ambientato in un bar.

– Tu scrivi? – risponde Emilia, soddisfatta.

– Sì, oltre a diventare un’attrice mi piacerebbe scrivere per il teatro.

Ore 11.35

Iride guarda verso di me. Lo sappiamo entrambi: sono appena diventati sette.

CAPITOLO 8

Luce. Buio. Flash. Risate che si confondono con rumori di passi. La porta si, apre si chiude.

Mai viste così tante persone tutte insieme, almeno nell’ultimo anno.

Niente caffè oggi. Bollicine, bollicine ovunque e un’aria di festa che mi penetra fin dentro il legno.

Uno si abitua per tutta una vita ad essere un bancone di un vecchio bar qualunque e poi tutto cambia. Fino a pochi mesi fa si stava mettendo davvero male per me. Non avevo mai pensato a come sarebbe potuta essere la mia vita fuori da quel bar. Cosa avrei fatto senza le voci degli avventori, le tazze che scivolano delicatamente sulla mia testa e i ticchetti di mani impazienti? Ero davvero destinato ad essere fatto in mille pezzi, buttato in qualche discarica e dimenticato per sempre?

Ma la vita è talmente imprevedibile da essere capace di modificare tutto in un soffio.

Uno, due, tre, otto soffi e ho ripreso a vivere.

Mi hanno fatto un vestito nuovo, mi hanno riempito di stuzzichini e con dolcezza Emilia ha sistemato uno strano oggetto pieno di fogli di carta sopra di me.

Lo chiamano libro, sembra che si legga.

Qualcuno se ne portava uno simile dietro quando entrava nel bar e mentre beveva un cappuccino se lo leggeva. Ma non molti. La maggioranza preferisce intrattenersi con lo smart phone durante la propria pausa caffè.

Ma questo libro sembra essere diverso.

Più pesante, o solo pieno zeppo.

Pieno zeppo di desideri, di storie, di mondi, di puntini.

Tutti diversi, tutti incrociati.

Il bar è pieno, qualcuno tossisce.

Siamo stati vuoti per un po’, e il silenzio di quei giorni era stato molto più assordate del chiacchiericcio di oggi.

I ragazzi si siedono, il rumore si affievolisce e dà spazio al silenzio.

Ma questo è ricco di armonici e allora anche io mi sento orgoglioso.

Ore 11.

Emilia prende la parola.

  • Possiamo cominciare con le domande.
  • Ciao ragazzi, volevo chiedervi: come è nata l’idea?
  • Beh se avete un po’ di tempo vi raccontiamo tutto. Dal principio.

CAPITOLO 9

Milano, ore 11.

Emilia oscilla come è solita fare, mi sembra di sentire quella melodia soave nella
sua mente. Emana un’energia strana oggi, una bella luce la circonda eppure fuori
piove. Tutti quelli che entrano non fanno altro che scuotersi, lamentarsi del brutto
tempo e del freddo. Ma qui, qui accanto a lei, si sta al caldo. Una primavera tutta
emiliana e anche se non crescono i fiori , crescono e maturano le idee.

Ore 11 e 11

La maggior parte dei clienti ha finito la pausa caffè ed Emilia comincia a ritirare le
tazzine, i piattini e a liberarsi di quei maledetti scontrini che la gente non prende
mai. Comincia a passare uno strofinaccio morbidissimo e mi sussurra: ”Ce l’ho
fatta” .
Improvvisamente capisco. I sogni quando si realizzano portano con sé la magia.
Emilia ha realizzato un sogno. Quando i sogni si realizzano fa caldo.
Ho sempre desiderato per lei un futuro migliore, lontano da questo bar. Mi sono
chiesto tante volte per quale motivo non ci abbia ancora mandati tutti a quel paese.
Non fraintendetemi, io adoro Emilia. Lei si prende cura di me ed una delle mie
pochissime amiche, ma il suo animo gentile e la sua intelligenza sono sprecati per
questo posto.
Prosegue la mia pulizia e continua: ”Farò quello che amo, scriverò. Puoi crederci?”
Evidentemente il fato ti scova ovunque tu sia, anche quando ti nascondi in un bar e
sussurri cose ad un vecchio bancone.
Continua a dondolare con quella spensieratezza di chi si gode un po’ di felicità.
Anche quando si è felici fa caldo.

Finisce di passare quel canovaccio e splendo, proprio come lei.

CAPITOLO 10

Milano, ore 10.59

Si apre la porta, il vento freddo irrompe
Il bar è quasi vuoto una voce si sente
Ordina un caffè: l’equilibrio si rompe.

Ore 11.

Non dice il suo nome, e se lo dice mente
Non si vede il suo volto, è nascosto alla gente
O forse non lo vedo io che ho altre cose in mente
Non lo vede Emilia che serve la gente
distratta, oggi nuova musica sente.
Lo serve Iride, ma non alza lo sguardo, il caffé prepara, ormai è il suo baluardo ma i pensieri la tentano e non guarda il suo viso
Lo saluta soltanto con educato sorriso.
Kyle è seduto, beve il suo latte di soia,
Non riesce a trattenere la gioia
Di un nuovo incontro che deve arrivare
A rompere la noia del lunedì mattina.
Giulia armeggia con i suoi personaggi felice
Non alza lo sguardo e contenta dice:
“Sono Nora, no oggi Berenice!”

Sorseggia placido l’ospite misterioso,
Si atteggia con fare un po’ vanitoso
Si gira, è un’ombra! Un sospiro prezioso
Ringrazia, saluta, “il mio viso ancor nascondo! non credo sarà oggi l’incontro fecondo, tornerò, mi piace questo fare un po’ giocondo”.

E sarebbe tornato l’ospite dal volto coperto,
Ai nostri sguardi si sarebbe rivolto
Ordinando un caffé, ma sempre avvolto
Nel mistero di chi conosce ma non desidera svelarsi
Fino a quando sarà il tempo a decidere il da farsi.

Per oggi è tutto dal vostro bancone preferito, pulito, a volte un po’ ardito
Ma che non riesce a non dirvi la verità: altrimenti chi mai ve la dirà?

CAPITOLO 11

Milano, ore ?

Ma che ore sono? Il buio non mi permette di vedere il grande orologio di fronte a me. È carino, color tiffany con le lancette argentate. Ma adesso non lo vedo.
Oh aspetta, una luce. Qualcuno sta entrando. È la luce di una torcia.
Una torcia?
Illumina un po’ di qua e un po’ di là tutto il locale, i tavolini di legno grezzo, la poltrona di velluto giallo, così retrò, così elegante. È come impazzita, cerca disperatamente qualcosa o qualcuno. E poi lo inquadra. L’orologio, intendo.

Milano, Mezzanotte e mezza.

-Shh fate piano!
-Attenzione a dove mettete i piedi.
– Ancora non ho capito perché non accendiamo la luce.
-Genio del male vuoi farti scoprire subito?
-Shhhhhhh! Silenzio ho detto!

E si ammutolisce di colpo il brusio. Ancora non riesco a vedere le loro facce, ma temo siano dei ladri. Ladri un po’ stupidi però. Qui, oltre la poltrona sì un po’ retrò e sì un po’ elegante non c’è nulla da rubare. C’è una politica molto severa dietro. Emilia e Iride spendono anche un’ora dopo il loro turno a contare l’incasso e a riporlo in una specie di pillola gigante con le estremità arancioni che poi portano direttamente al capo. Evidentemente non vuole correre rischi.

-Attenzione a dove mettete i piedi.
-Sì ma stai tranquilla, questo posto lo conosciamo forse meglio di te. Ma se non vuoi accendere le luci si può sapere dove facciamo la riunione?
-Se fate silenzio e fate attenzione lo scoprirete presto!
-Emilia sei troppo agitata, te lo dico sinceramente.

Emilia? Sì è Emilia, riconosco il suo viso! La torcia ora la illumina. Si è fermata davanti ad una porta e cerca affannosamente qualcosa dentro la sua giacca. Ah ecco, delle chiavi. Facendo attenzione a non fare troppo rumore le gira nella toppa e…

-TADAAA! Urla.
-SHHHHHHHHHHHHHH
-Ops scusate.

Riconosco tutti gli altri volti: c’è Violet con lei, e Kyle, e Bianca, Margherita, Iride e Giulia.

-Ecco a voi il retrobottega!
-Ah. E quindi qui sarebbe il luogo adatto per fare i nostri incontri – dice scettica Bianca.
-Certo, non ci arrivi a quanto è pazzesca questa cosa? A parte l’ansia che va beh è anche la prima volta e quindi passerà, questo è il luogo dove ci siamo incontrati tutti e non è stato un caso io me lo sento e poi è così stimolante! Se facciamo fortuna sarà una bella storia da raccontare non credete?
-Tu sei pazza. Ma d’altronde ti adoro per questo! – Violet ha la voce argentina di sempre.
-Emilia ti aiuto a sistemare? -Chiede Iride.
-No tesoro, grazie ho già fatto tutto prima di chiudere. TADAAAAADUEPUNTOZEROOOOO

Non riesco a vedere benissimo ma la porta mi lascia intravedere quel poco che basta: Emilia ha preso tutte le sedie del retro e le ha messe in cerchio, con in mezzo un tavolino.

-Oohh ma c’è anche da bere! -esclama Margherita!

-Certo per chi mi hai preso… sono sempre una barista… lo stato di idratazione dei miei clienti è il mio primo pensiero la mattina.

Non la vedo fare l’occhiolino. Ma so che lo sta facendo.

-Ok bando alle ciance io direi di iniziare no?

-Giulia ha ragione… chi comincia?

E la porta si chiude.

CAPITOLO 12

Milano, ore 11.

Ormai è tutto fatto, tutto procede, tutto è felice. Non manca niente, non manca nessuno. C’è chi nasconde un sorriso dietro gli angoli della bocca, pensando alla sera prima; c’è chi tamburella frenetico le dita su di me, tenendo il ritmo dei propri pensieri.

Sì, non manca proprio nessuno.

Ore 11 e 15

– MERDA, MERDA, MERDA, SONO IN RITARDO!!
ti prego per favore, un caffè macchiato versione XXL, devo scappare sono in ritardo.

Iride appoggia trafelata la tazza extralarge a portar via per la cliente. L’ho riconosciuta. È Stella. Non è difficile individuarla, nove volte su dieci è in ritardo.

– Sono due euro e dieci- dice Iride velocemente.

-Sì scusa passo dopo, ora sono i ritardo, ODDIO le 11 e 20, mi uccideranno!

Esce di corsa prima che Iride possa anche solo abbozzare una risposta.

Milano, ore 11 e 30

La porta si apre. Entra un vento gelido. Stella, con passo lento e cadenzato si avvicina.

-Ciao, scusa per prima… ecco i soldi.

Ha sul viso un’ espressione che è un misto tra rassegnazione e tristezza.

-Ma no,tranquilla. Non sembri proprio una ladra di caffè – sorride imbarazzata Iride.

-Hai presente la canzone di Levante? Alfonso?

-Uhm, sì… vagamente…

-Beh ascoltala, perché è riassuntiva della mia vita. Che vita di merda! Ho sbagliato giorno capisci?? Capisci??? Che vita, che vita! Non riesco neanche più a stare al passo con le prove! Ma dove ho la testa?

Iride è incerta, non sa se intervenire o lasciarla sfogare facendosi i fatti suoi.

-Tieni, offre la casa – Emilia interviene tempestivamente.

-Grazie… mi viene da piangere… se solo mi dessero un euro per tutte le volte che capita sarei ricca, ricca vi dico!

-Dai su, non ti crucciare capita a tutti…

-No! A me di più! Vi giuro che se la legge di Murphy prendesse vita avrebbe le mie fattezze. Potrei scrivere un libro: Stella e la vita da performer, manuale di sopravvivenza! Sarebbe un successone, ve lo dico.

La questione comincia a farsi interessante, lo noto dallo sguardo delle ragazze.

-Quindi… tu scrivi?

-Scrivo… scribacchio direi, tengo un diario.

-E… ti piacerebbe che non fosse solo un diario?

Lo sguardo si illumina.

-In che senso?

-Piacere, io sono Emilia e lei è Iride. Hai da fare mercoledì sera?

CAPITOLO 13

Un giorno ti svegli con la voglia di partire. Non io, io sono sempre un pezzo do legno ben levigato di un bar nel centro di Milano. Ma tutti gli altri che incontro. Lo vedo. Il loro sguardo fantastica oltre, verso nuove mete, nuove culture, nuovi amici, nuovi amori. A volte si svegliano con la voglia di scappare. In senso positivo, è chiaro. Anche solo per scoprirsi un po’ più gioviali o nostalgici, amanti del pericolo o sollevati di tornare a casa. Quante persone con le valige sono passate di qua, innumerevoli, impossibile tenere il conto. È solo un viaggio di lavoro dice uno, torno a trovare i miei genitori ammette l’altra, questo voglio che sia il viaggio della vita ci confida l’ennesimo ragazzetto di ventanni con il cuore in frantumi a causa di un amore che non era giusto per lui. Ma il viaggio sì. Sa che sarà per lui e che lo cambierà nel profondo.

Un giorno sei qui, l’altro giorno in Australia, Giappone, Svezia o Francia, poco importa in realtà. L’importante è andare.

-Ciao un caffè macchiato per cortesia. Pronto? Sì mamma, fra poco vado a prendere l’autobus. Sì ho tutti i documenti, la carta d’identità e la patente in caso di necessità. Nono, prendo un taxy quando arrivo tranquilla. Dai non piangere non sto via poi così tanto tempo… non te ne accorgerai nemmeno, te lo prometto. Dai mamma! È solo un Erasmus non sto partendo per la guerra. E poi vado in Spagna, non in Vietnam. Ecco è arrivato il caffè, ti chiamo dopo.

A volte ti accorgi che hai bisogno di fare nuove esperienze. Anche se in realtà ti terrorizza prendere il volo da solo, o non sai se troverai la marca di crackers che mangi di solito. Anche se ti mancherà la tua famiglia, il tuo cane e la tua routine. Sai che devi farlo per te stesso, per crescere. Fidatevi di me, riesco a percepirlo. Ormai osservo gli uomini da tanto tempo.

-Pronto? Sì sono Ludovica, chi parla? Ah ciao scusa, non ti avevo riconosciuta! Sì arrivo fra un quattro ore più o meno. Davvero, ancora non ci credo! Quattro ore e sono a Siviglia!

CAPITOLO 14

Milano, ore 11.

-Ti dico che ci ha provato con me, guarda che li so leggere i segni!

-Ma ti ha solo guardata dai!

-Fidati era uno sguardo di uno che ci prova!

-Di cosa state parlando ragazze?

Questa mattina sono tutte particolarmente allegre, spettegolano placide in un momento di pausa, prima di tornare al lavoro.

-Niente, c’è un tizio che viene qui il lunedì che mi fissa!

-Non la fissa, l’avrà guardata un paio di volte.

-Sei solo invidiosa ammettilo! – Bianca ride, le piace stare al gioco di Violet.

-Io? Ma vaaaa tesoro! È che in qualità di esperta so quando un ragazzo sta flirtando… tutto qui!

-Oggi solo discorsi edificanti insomma- Emilia ha un’aria ironica.

-Dai su, non è che si può sempre parlare dei massimi sistemi, a volte ci sta un po’… di leggerezza!

-A proposito di leggerezza, ho scritto un pezzo per mercoledì… stupendo!

-SHHHHH! Cosa urli!

-Ma scusa chi ha urlato?- ride di gusto Bianca.

-Sì Emi stai diventando paranoica, ha detto che ha scritto un pezzo, non dove!

-Sì, avete ragione ma sapete… non è proprio legale al 100% venire la sera qui… insomma rischiamo – Emilia adesso quasi sussurra.

-Devo ricordarti che è stata tua l’idea?

-No, non devi e comunque è un’idea geniale. Vedrai quando finiremo!

Ah sì l’ idea geniale. Io ancora non ho capito di cosa si tratti, ma vista la frequenza delle loro incursioni notturne penso che non manchi molto.

-Comunque ci provava con me.

-ANCORA?!?- Violet e Emilia rispondono all’unisono.

Lunedì di chiacchiere, il mio preferito.

CAPITOLO 15

Milano ore 11

– Ti prego sono tre giorni che mi parli solo di lui, abbi pietà!

-Violet non capisci, ormai è cotta

– Non solo lei, ti assicuro! Come minimo mi si è cotto il cervello

Il suono del campanello fa sobbalzare tutte le ragazze al bar.

-Eccolo!

Le guance di Bianca si colorano di un rosso vermiglio.

-Beh, devo dire che è veramente carino! – ridacchia Margherita. La bella bibliotecaria è ormai un’esperta della cotta dell’amica.

-Secondo me dovresti andare a parlargli

-Eccerto, e magari dirgli anche che sogno di accarezzargli i capelli, e il nome dei nostri figli!

-Perché no? – dice Iride ingenua – Io lo farei, tanto cos’hai da perdere?

-Scusa tesoro, non ti offendere ma si vede che non hai esperienza…

-Concordo con Violet così saresti veramente inquietante, piuttosto fai una mossa tattica… fatti notare – interviene Emilia.

-Ideona! Adesso ti preparo un caffé, tu ti avvicini verso di lui, inciampi, lo macchi un pochino, poi ti offri di pagargli la lavanderia, così sicuramente ti dirà il suo nome!

-Iride, ti prego… mi sta venendo difficile non insultarti!

-Ragazze, forse non avete capito, ma io non voglio farmi notare! Mi basta guardarlo senza ritegno ogni lunedì… alla stessa ora…

Intanto il ragazzo tanto agognato sorseggia il suo caffé macchiato, con il suo sguardo brillante, un po’ vispo, un po’ furbo. Ecco, ultimo sorso.

-È la tua ultima occasione, pollo moro lì sta finendo il caffé!

-Vai Bianca, vai!

-No, assolutamente non faccio nulla!

Ora ha veramente finito, sposta la sedia, mette il giornale sotto braccio e si dirige verso la porta.

-Dai ti prego, non reggo un’altra settimana così! – Violet è decisa

-Vai Bianca! – Margherita è sempre più divertita

-VI HO DETTO NO!

Poi Violet, con un movimento veloce, e il carattere che la contraddistingue si alza e con un tic tac di passi si avvicina al ragazzo misterioso. Bianca ha uno sguardo disperato, la implora di fermarsi. Un altro cliente si mette sulla traiettoria, avvicinandosi al bancone ordinando un caffè. Ancora un NO dell’amica e poi… suona il campanello della porta.

Si sentono in sequenza: un sospiro di sollievo, una risata fragorosa, tacchi in dietrofront ed Emilia che dice: pollo moro è appena uscito.

Il tempismo ragazzi, il tempismo è fondamentale in certi casi.

CAPITOLO 16

Milano, ore 23.

Ormai è diventato un appuntamento fisso. Emilia chiude il bar intorno alle sei del pomeriggio e puntualmente lo riapre la sera tardi, con il suo seguito di amiche, richiudendo la porta principale, nascondendosi nel retrobottega, penna e quaderno in mano.
Solitamente non riesco mai a sentire interamente le conversazioni, solo monconi fluttuanti nell’aria, ma oggi l’argomento deve infiammarle, perché il tono è più alto.

– Secondo me dovresti concentrarti su quello che hai vissuto, senza inventare nulla!

– No, travisare la realtà qui è fondamentale. Non posso raccontare di come mi ha trattato quel cretino per filo e per segno, capirebbe che sto parlando di lui e non voglio.

– Ma dai! Non è così grave…

– Che palle ragazze… Siamo su questo argomento da troppo tempo.

– Non ti agitare adesso capiamo cosa fare.

– Secondo me l’idea è buona ma rimanere troppo fedele alla realtà… non lo so… io posso farlo, parlo di libri… ma non tutte possiamo!

– Ragazze, non c’è da discutere: la rubrica è mia e decido io, il punto è raccontare le emozioni, non la storia nei particolari!

– Perdi il vero però!

– Sì ma scrivere è anche creare qualcosa di verosimile, non necessariamente reale!

-Ragazze perdonate ma non sono d’accordo. Tutto quello che io racconto mi è successo realmente! Dall’inizio del viaggio fino ad adesso!

-Sbagli!

Tante voci, una sull’altra, che si scambiano opinioni, che si infervorano, si calmano, ridono, e poi di nuovo confabulano.
Amo essere l’unico a conoscere il loro segreto, io che mai potrò dire nulla, che osservo benevolo i loro progetti, che ha visto nascere la loro amicizia e che vorrebbe avvisarle che sta succedendo qualcosa.

Sì, perché oggi qualcosa di diverso dal solito sta accadendo.
Si è accesa una luce.

CAPITOLO 17

Milano, Giugno, ore 00.15
– ma dove avrò lasciato le mie chiavi, devono essere qui per forza… Andiamo su, è tardissimo… Qui… Da qualche parte…

Se avessi un cuore dentro questa corazza di legno bruno sicuramente lo sentirai bussare velocemente, in preda al panico. Di sfuggita vedo che la luce dello sgabuzzino si è improvvisamente spenta. Non si sente nessun rumore provenire da quella parte – cosa sicuramente difficile da ottenere considerato il baccano di appena qualche minuto prima.

– non è possibile, quando sono venuto al bar devo averle lasciate qui, per forza… Sarebbe il terzo mazzo di chiavi… Come faccio ad entrare a casa…

L’incursore notturno continua la sua frenetica ricerca e io non posso far a meno di sperare che se ne vada il più presto possibile. Ha un viso familiare…

– Niente… Non sono qui…

Confabulando le ultime parole mozzate spegne la luce, richiude la porta, riabbassa la saracinesca e sparisce nel buio della notte. Un’altra porta però si riapre.

-è andato via?

-sì, sì… Possiamo uscire, via libera.

-Ma chi era?!

-Non lo so ragazze, è davvero strano… Le uniche due persone con le chiavi del bar siamo io e il grande capo… Ma lui è in Messico adesso… – Emilia ha uno sguardo decisamente preoccupato.

-E quindi? Cosa facciamo? Ci scopriranno vero? Oddio ci scopriranno e andremo in prigione, lo so succederà… Lo so…

-Margherita se non chiudi la bocca ti strangolo con le mie stesse mani

La bella bibliotecaria tace di botto.

-Sentite, alla fine non è successo nulla, no? E poi non è che siamo qui a fabbricare una bomba…

-No ma facciamo le nostre riunioni nel bar quando il grande capo ti ha detto espressamente di non entrare dopo un certo orario, consumiamo energia elettrica, per non parlare della quantità di the che ci facciamo la sera…

-Ricordatemi perché non andiamo a casa di una di noi

-Semplice, perché Violet è la più fortunata di noi e dorme in una stanza singola!

-Quindi? Continuiamo o no?

Un pausa silenziosa troppo lunga si insinua tra le ragazze.

-Facciamo così, prendiamoci una pausa di qualche giorno, mettiamo in ordine le idee e… Non so, cerchiamo di disperdere gli indizi. Sono sicura che, dopo che ci saremo calmate, potremo continuare tranquillamente con le nostre riunioni.

-Pensi sia necessario, Emi?

-Sì, perché siamo spaventate e non ha senso continuare con la paura di essere scoperte. Siamo tutte d’accordo?

Vedo le teste delle ragazze annuire flebilmente. Non tutte, però.

-No, scusate… Questa è la mia prima riunione… Sono appena tornata e non voglio rinunciarci!

È Ludovica a parlare.

-Ma non ci stiamo rinunciando, semplicemente smettiamo per un po’ – risponde Iride – Giusto?

-Giusto. Allora, a data da destinarsi?

E così le ragazze escono tutte insieme. Torneranno, domani e anche dopo, per un caffè. Rideranno e scherzeranno. Ma queste riunioni, qualsiasi cosa siano, quando ricominceranno? Mi mancherà avere compagnia anche di sera, sentire i loro discorsi, anzi le parole sconnesse che riuscivo a comprendere di tanto in tanto. Ma torneranno… Lo hanno promesso, giusto?

Milano, Ottobre, ore 23.

-Fate piano, shhhh. Presto, venite!

Bentornate, ragazze.

CAPITOLO 18

Milano, ore 11.00.

Tra tutte le stagioni l’autunno è quella che amo di più. Si può chiaramente osservare come le persone reagiscono al freddo incombente. C’è chi decide di cominciare a vestirsi pesante a poco a poco, per abituarsi al diminuire costante della temperatura e chi non riesce ad abbandonare anche solo l’idea di una soleggiata estate e che, anche a costo di prendersi un accidente, continua imperterrito ad indossare magliette a maniche corte e shorts.

Poi ci sono le nostre ragazze.

-Quando pensi che potrà essere operativo?

-Penso una settimana.

-Ommamma non sono mai stata così emozionata… Ormai non ci speravo più…

-Ma la speranza è l’ultima a morire, no? Sì arrivo subito con i vostri cappuccini, Bianca poi aggiorna anche me, mi raccomando.

-Certo Emi! Iride mi prepareresti il solito per favore?

-Subito capo… Senti ma poi quando iniziamo a pubblicare?

-Dobbiamo decidere ‘tu sai quando’ ma credo che il giorno dopo l’uscita del sito possa già andare bene.

-Che emozione… Dopo tutto questo tempo…

Ticchettio di passi, profumo Narciso Rodriguez. È arrivata Violet.

-Amicheamicheamicheamiche sentite qui, ho scritto la descrizione del nostro progetto!

Revolutionary friends – ogni giorno sarete accompagnati da letteratura, recensioni musicali o di libri, pensieri e parole scritte da un gruppo di amiche rivoluzionarie che, combattendo l’illegalità dell’ignoranza, scrivono senza sosta per rendere il mondo un posto più bello… O, almeno, più colto.

Pausa di silenzio.

-Non è un po’… Pretenzioso?

-Ma cosa dici tesoro è PERFETTO! Non è per questo che lo facciamo? Per esprimerci e fare del buon servizio civile?

-Sì… Se qualcuno ci legge però.

-Giulia cara peró se partiamo così… Questo è il nostro obbiettivo! Ci arriveremo pian piano!

-Quindi il nome rimane revolutionary friends?

-Certo perché siamo Amiche e ci incontriamo in via della Rivoluzione. Geniale, quasi avanguardistico!

Violet è incontenibile. Ma, alla fine, è proprio questo il bello. Non riuscire a contenere la gioia per i propri progetti, per le proprie ambizioni e per i propri cambiamenti, per quello che verrà ma a cui dobbiamo lavorare da adesso. Un po’ come durante l’autunno. È inutile sperare disperatamente che torni il sole e il caldo. È giusto abituarsi gradualmente al cambiamento, prepararsi per l’inverno, preparare il terreno per il nostro futuro, mattone dopo mattone, strato dopo strato, parola dopo parola.

L’autunno è la stagione perfetta per chi ha dei progetti. Perché poi, d’inverno, l’unica luce che rimane è quella dei propri sogni.