LUDOVICA

LUDOVICA

Capitolo 1

Questo è un resoconto del mio Erasmus a Sevilla.

Vi leggerete non solo le esperienze vissute dal mio punto di vista, ma anche “informazioni di servizio”, come per esempio fornire degli itinerari di viaggio di città andaluse, costi delle varie attività, orari e molto altro, per aiutarvi a organizzare prossimi viaggi in Andalucia e non solo.
Non sarà una storia a puntate, ma ogni volta si andranno a trattare diversi argomenti, che, ripeto saranno sia pratici (come per esempio il problema di cercare casa per un ragazzo Erasmus), che descrittivi, come un racconto ispirato dai ricordi.
Sono partita per Sevilla il 25 di Gennaio 2018 e mi trovo ancora qui, quindi il mio punto di vista non è quello di una studentessa che è già tornata a casa.

Prendete questa rubrica, dunque, come un diario di viaggio, una guida turistica, uno sprono per partire, una consolazione, perché i problemi ci sono, ma le gioie sono di più.
Buon viaggio!

Ludovica

 

Capitolo 2: Erasmus perché?
Nonostante siano tutti convinti che l’Erasmus sia una gran bella cosa, molti vengono spaventati dalla miriade di faccende, commissioni, problematiche varie e eventuali (e imprevedibili) che un povero studente deve sbrigare e risolvere da solo. Un periodo di mobilità all’estero comporta infatti un’esperienza unica e irripetibile, da cogliere al volo, un’esperienza che va, però, meditata e programmata, con la consapevolezza che non sarà solamente rose e fiori, ma anche una prova con se stessi.
Mi trovo nella situazione di dover partire a breve per la Spagna, precisamente per la calda e accogliente Siviglia, e frequentando altri ragazzi Erasmus dell’UniMi, mi sono accorta che i timori e le ansie sono comuni: avrò compilato i moduli necessari per la partenza? Riuscirò a rispettare le scadenze? Riuscirò a seguire le lezioni in lingua straniera? Sarò in grado di affrontare tutto da solo? Mi farò tanti amici o resterò solo come un cane? Riuscirò a sfruttare quest’esperienza al meglio?
Ecco, dal momento che ho già compilato e consegnato i moduli, posso dire con tutta onestà che sì, è una noia mortale, ma pur sempre questione di burocrazia e come disse una volta un mio Prof., bisogna ricordarsi che non c’è nulla nel campo del burocratico a cui non si possa porre rimedio. È più che altro una violenza psicologica. Necessario, paradossalmente, è avere elasticità mentale: non è detto che una volta che avete sottoscritto per esempio il vostro piano di studi (Learning Agreement), allora sarà definitivo, anzi… molto probabilmente finché non sarete arrivati a destinazione non sarete certi dei corsi che svolgerete all’estero.
Per quanto riguarda il resto dei dubbi, ho preferito lasciare la parola a chi ‘ci è già passato’: tre ragazze, dirette in diversi posti d’Europa, provenienti da differenti Università italiane (PoliMi, Università degli studi di Milano Bicocca, Università di Siena).

Marta, 22 anni, Zaragoza (Spagna)
Come ti sei sentita una volta finita l’esperienza?
Mi sono sentita male, malissimo. Tornata a casa ho subito uno shock molto forte: quasi non mi riconoscevo, non mi sentivo a mio agio in quei posti che fino a sei mesi prima erano stati casa mia, i luoghi in cui ero cresciuta e che frequentavo con i miei amici di sempre. Superato questo impatto iniziale, ho notato gli aspetti positivi del mio viaggio: tutte le cose che ho imparato all’estero, mi sono state d’aiuto perché è cambiato il mio modo di vivere tutti i giorni. La cosa che è cambiata di più in me è l’aver imparato a buttarmi nelle esperienze. Prima di partire ero molto ansiosa, sempre pronta a fare la scelta giusta, invece ora disfo, faccio, sono molto più sicura di me. Conto molto di più sulle mie capacità e so che non ho bisogno di nessuno per arrivare al mio obiettivo, ecco. Sono cambiata anche nel giudicare le persone: prima mi veniva naturale giudicare gli altri, senza conoscerli. Invece vivendo all’estero, conoscendo molte persone, con mille storie diverse ho imparato che non devo giudicare nessuno senza conoscerlo appieno e questo l’ho capito solo uscendo dal mio paese, dal quadro in cui ero sempre vissuta.
Tutte le tue preoccupazioni sono state messe a tacere?
Sì, assolutamente sì. Avevo mille ansie su tutto: mi domandavo come avrei fatto se non mi fosse piaciuta la casa, se non fossi riuscita a seguire le lezioni, se non avessi fatto amicizia con nessuno. Tutti miei dubbi sono stati messi a tacere subito, proprio perché si instaura un legame magico con la gente che conosci, tanto che diventa la tua famiglia. Persone che conosci da una, due settimane che si fanno in quattro per aiutarti e tu fai lo stesso per loro. Ovviamente di preoccupazioni se ne sono create delle altre: sul futuro, sulla mia relazione in Italia, sui miei studi. Ma questo è normale perché quando vivi in un altro mondo cominci a riconsiderare tutti tuoi punti fermi. Comunque al mio ritorno, sono riuscita a sistemare la mia situazione, grazie a quello che ero in Italia e a quello che ho imparato all’estero.
Che consigli daresti a un ragazzo che sta per partire per l’Erasmus?
Consiglio di credere in se stessi e di essere sempre se stessi: le persone che si incontrano sono talmente diverse le une dalle altre che le tue stranezze e i tuoi difetti, che magari a casa si cercano di nascondere, vengono apprezzati perché sono parte di te. Un altro consiglio che mi sento di dare è quello di non mollare se si ha qualche difficoltà e di non essere orgogliosi nel momento in cui bisogna chiedere aiuto: è normale avere bisogno d’aiuto in un ambito del genere. Ah cosa importante è tener conto che l’Erasmus è un periodo in una vita, non una vita in un periodo. Bisogna considerare che le scelte che si fanno sono legate a un periodo di sei mesi, un anno: non bisogna intraprendere scelte che ti condizionano la vita in modo irreversibile. È un’esperienza che ha una fine e questo è da tenere a mente.

Valentina, 22 anni, Kouvola (Finlandia)
Come ti sei sentita una volta finita l’esperienza?
Quando sono tornata ho vissuto un’emozione contrastante. Ero tristissima di lasciare i miei amici, la vita che facevo in Finlandia, lo scoprire posti bellissimi, lo stringere amicizie, il vivere da sola, il fatto che ogni giorno fosse una scoperta, l’interfacciarsi a un mondo sempre nuovo, e il pensiero della monotonia della vita del mio paese in Italia era un po’ deprimente. Allo stesso tempo però ero super contenta perché sentivo la mancanza di casa, della famiglia e dei miei amici: era la mia prima esperienza fuori casa e questo lo avvertivo, soprattutto nell’ultimo periodo di Erasmus. Sapevo che tornavo da qualcuno che mi aspettava, no?
Come è stato vivere in un paese straniero, con persone sconosciute?
Vivere in un paese straniero è stato bellissimo dal punto di vista delle scoperte: avevo scelto la Finlandia perché volevo andare in un Paese completamente diverso dall’Italia. I posti che ho visto sono incredibili, i paesaggi meravigliosi, le esperienze uniche, ma allo stesso tempo l’esperienza è stata impattante: la gente finlandese è gentile, ma molto fredda e timida. È stato difficile stringere amicizia con i locali e sotto questo punto di vista mi è un po’ mancata l’Italia. Invece per quanto riguarda gli altri ragazzi Erasmus, posso dire di essermi trovata molto bene, soprattutto con le mie coinquiline, persone veramente stupende.
Che consigli daresti a un ragazzo che sta per partire per l’Erasmus?
Primo: prepararsi sul clima del posto in cui si va, dato che io sono arrivata il primo giorno in Finlandia e c’erano -27°: un bello shock termico ahaha. Secondo: superare la propria timidezza e sfruttare i primi giorni per aprirsi il più possibile. Persone timide, non sicure della propria capacità a parlare la lingua, si sono ritrovate a restare da soli per tutta la durata del loro Erasmus, magari anche non volendolo. Alla fine in Erasmus tutti vogliono conoscere persone e avere degli scambi.

Serena, 22 anni, Leeds (Regno Unito)
Come ti sei sentita una volta finita l’esperienza?
Al ritorno, potrà sembrare banale, ma mi sono sentita cresciuta: è un’esperienza in cui scopri di più te stessa, le tue capacità, zone che non hai mai avuto occasione di esplorare, comprese quelle più buie e cupe. Mi sono sentita cambiata in meglio.
Che consigli daresti a un ragazzo che sta per partire per l’Erasmus?
Beh, di mettersi in gioco: non farsi prendere dalle preoccupazioni, di non riuscire a passare gli esami. Bisogna sapersi organizzare, giostrarsi tra svago e studio, almeno parlo per quello che ho potuto constatare in Inghilterra. Infatti lì uno studente è seguito di più: i professori pretendono che si studi come vogliono loro. Comunque sono riuscita a organizzare viaggi con gli altri ragazzi Erasmus, a divertirmi e a vivere appieno l’esperienza: tutto si può fare, anche quelle cose che in un primo momento possano sembrare strane. Bisogna sapere accettare tutto e fare tutto ciò che l’occasione possa offrirti. Sarà un’esperienza che ricorderai per tutta la vita.

 

Capitolo 3: Vida en hostal

25 Gennaio ore 12.30 volo per Siviglia. Saluti, baci, abbracci e molta emozione per un’avventura che doveva ancora iniziare. Nella mia testa vorticavano differenti pensieri: mi farò degli amici? Come sarà l’università? Ma soprattutto “troverò mai una casa?”. Ebbene sì, sono partita senza avere una dimora, limitandomi a prenotare per sole due notti un ostello, troppo fiduciosa di trovare immediatamente casa.
Atterrata a Sevilla, tutto mi sembrava fin troppo semplice, pioggia permettendo (sì, giusto, a Siviglia non piove mai): avevo conosciuto sul volo da Milano Malpensa un ragazzo Erasmus italiano, che studia a Siviglia da settembre, che mi ha aiutato con i vari mezzi di trasporto che dovevo prendere per arrivare all’ostello e con le valigie ingombranti, ma necessarie per un viaggio di 5 mesi. Mi sentivo tranquilla. Fino all’arrivo in ostello.
I primi momenti nel Kitsch Art Hostel Sevilla sono stati attimi di pura solitudine: nella camerata c’era soltanto una ragazza che dormiva alle 17 del pomeriggio e non avevo molto da fare se non sistemare le poche cose che avevo intenzione di tirare fuori dai bagagli. Insomma desolazione e solitudine. Tutto questo finché non è entrata in stanza un’altra ragazza italiana, anche lei Erasmus in Siviglia, di nome Irene. Siamo subito diventate amiche, confrontandoci nei nostri dubbi e timori per la nuova avventura. Insieme siamo scese in cucina per cenare e lì la gente dell’ostello e i ragazzi che vi lavoravano si sono rivelati molto accoglienti e disponibili. Tutti ci raccontavamo le proprie storie, ci scambiavamo informazioni sui rispettivi paesi in differenti lingue (frasi che iniziavano in spagnolo, proseguivano in francese, inglese, italiano): un’atmosfera speciale.
Da quel giorno il Kitsch Art Hostel è diventata una famiglia. Sembrava di trovarsi in un libro in cui le persone non erano semplici viaggiatori, ma compagni di avventura che si incontravano nello stesso posto per poi proseguire i rispettivi itinerari. Con il passare del tempo (ovviamente non sono rimasta solo due notti nell’ostello, ma ben otto giorni) io e Irene abbiamo avuto la possibilità di conoscere più a fondo la vita dei ragazzi e di stringere legami d’amicizia che difficilmente perderò durante questi cinque mesi di Erasmus.
Entrambe in cerca di casa, correvamo da un posto all’altro della città (rigorosamente con Google Maps, compagno alleato) per incontrare padroni casa, vedere appartamenti, sbrigare faccende dell’Università e, se ce ne fosse stato tempo, comprare qualcosa da mangiare. Tornare in ostello, in quell’ambiente così familiare e accogliente era liberatorio (anche se ci ricordava che non avevamo ancora una dimora ahahah).
Il Lunedì, il Mercoledì e il Venerdì al Kitsh Art Hostel vengono organizzate delle cene a cui tutti gli ospiti possono partecipare liberamente e gratuitamente: cucinano i ragazzi dell’ostello e cucina anche Carmen, la signora delle pulizie, nonché colonna portante dell’ostello, una signora un po’ brusca, ma ugualmente amabile e gentile. Ognuno svolge la propria parte e ognuno dà un tocco in più al tutto. Durante una di queste cene io e Irene abbiamo conosciuto delle ragazze americane in Erasmus a Cadiz: è stato bellissimo scambiarci informazioni sulle diverse culture. Dopo la cena tutti insieme siamo andati a berci una birra sulla terrazza dell’ostello, da cui si può godere di un ottimo panorama, grazie alla posizione in cui si trova.
Insomma, anche se ora vivo in una casa che mi piace davvero tanto, con delle coinquiline simpatiche, a volte mi viene la malinconia del Kitsch Art Hostel, di quel continuo movimento di viaggiatori e di racconti, dei miei amici Giacomo, Santi e Adrian.
Lo raccomanderei davvero a tutti.

Per info:

https://www.italian.hostelworld.com/hosteldetails.php/Sevilla-Kitsch-Hostel-Art/Siviglia/95809?source=adwordsithostelnamesDSA&network=g&creative=230345229041&adposition=1t2&uniqueclickID=2927536898875044297&sub_keyword=&sub_ad=b&sub_publisher=ADW&gclid=EAIaIQobChMIg4rnxJGN2QIVphbTCh0EHwjJEAAYAiAAEgI1SvD_BwE&gclsrc=aw.ds

https://www.booking.com/hotel/es/sevilla-gallery-hostel-art.it.html

 

Capitolo 4: AAA CERCASI CASA

N.B.: per tutti coloro che partono per l’Erasmus e hanno la fortuna di poter vivere in residenze universitarie (a poco prezzo), questo articolo non fa per voi. Se invece vi trovate nella condizione di dovervi cercare una casa da soli, date un’occhiata qua sotto.

Se andate in Spagna difficilmente ci saranno delle residenze universitarie o per ragazzi Erasmus collegate all’Università, o, in caso, saranno private, carissime e in zone lontane dal centro, perciò bisogna “fare da sé”, cercarsi una stanza in un appartamento condiviso.
È un argomento che mette molta ansia, soprattutto per le persone che, come me, non hanno mai cercato una casa, se non per le vacanze: non si sa come comportarsi: “la cerco già dall’Italia? Fisso appuntamenti? Vado in ostello i primi giorni? E se la fisso e poi cade a pezzi? Ma forse è meglio così che stare per non so quanti giorni senza un tetto sulla testa? E i coinquilini? Come faccio a sceglierli?” Tutti pensieri che in un modo o nell’altro vengono accantonati per pigrizia (mah sì, c’è tempo). Nel mio caso l’ansia di cercare casa era proporzionale alla paura di affrontare il discorso, aggiungendo la tensione dovuta alla mia vicina laurea e al bisogno innato di procrastinare qualsiasi cosa di una certa importanza.
Comunque io decisi di fissare degli appuntamenti dall’Italia sentendo alcuni proprietari rintracciati per siti internet e di soggiornare le prime due notti (superottimista) in un ostello.

Importante è sapere da dove cominciare:
– Contattare ragazzi Erasmus o conoscenti che già si trovano nella città dove dovreste andare a vivere: potrebbero darvi numeri di telefono, contatti e consigliarvi le zone migliori e più comode
– Consultare i siti internet: idealista, easypiso, milanuncios, pisocompartido
– Iscriversi a tutti, TUTTI (non vi preoccupate, dopo un po’ diventerà automatico, come un bisogno primario) i gruppi facebook.
Per quanto mi riguarda, posso dire che è molto meglio cercare casa una volta che si è nella città: per esempio, mentre su google maps le distanze sembrano kilometriche, dal “vivo” sono meno lunghe, e potreste cercare casa in zone che non avreste mai considerato. Inoltre “conoscere” i coinquilini, valutare direttamente la casa e non attraverso delle foto è sicuramente più sicuro.

 

Capitolo 5: Cordoba, città delle tre culture

Siviglia-Cordoba in pullman: un’ora e mezza. Prendiamo il biglietto giovedì per il sabato.
Cordoba fin dal primo sguardo si rivela una vera perla: unica e autentica.
Essendo costruita lungo il Guadalquivir, per raggiungerla bisogna attraversare un ponte romano ad archi molto suggestivo, risalente al I sec a.C., simile a una passerella che ti possa condurre in un luogo separato dal resto del mondo circostante.
Infatti passeggiando per la cittadina, si ha proprio l’impressione di respirare la vera Andalucia, l’Andalucia più segreta e più autentica, quella delle tre culture. È così che viene chiamata Cordoba, “città delle tre culture”, proprio perché al suo interno coesistono storicamente la religione giudaica, quella musulmana e quella cristiana.
Simbolo di questa convivenza è la Catedral-mesquita: un posto incredibile, gigantesco e molto affascinante. La sua superficie è di 23.400 mq e per questo, appena vi si entra, ci si sente proiettati indietro nel tempo, come a ripercorrere anni e anni di tradizione.catedral 20180217_153604 Luce bassa e soffusa penetra dalle finestrelle, lasciando nel mistero i lontani angoli che l’occhio umano fa fatica a raggiungere, a causa della grandezza della moschea, ma anche per il bosco di colonne. Le colonne sono uniche nel loro genere: poiché anticamente il luogo era una basilica visigota, l’emiro Abd al-Raḥmān I nel 785 fece costruire sulle colonne già esistenti altre colonne, così da avere due differenti capitelli nella stessa composizione.irene abbraccia colonna20180217_155235_LI (2) Su queste colonne vennero costruite arcate doppie di mattoni dai colori rosso e bianco, che ricordano per la forma gli acquedotti romani. Successivamente nel 1236 il re cristiano Ferdinando III di Castiglia adibì la moschea ad una cattedrale, ponendovi gli elementi sacri cristiani. Oggi l’osservatore che si addentra nella foresta di colonne rimarrà sorpreso nel trovare al centro della moschea una cattedrale, barocca, con altare e immagini di Gesù e Maria, anche se sparsi per tutta la moschea sono presenti simboli di questo tipo.
Dopo essere usciti dalla catedral-mesquita e dopo esserci goduti el jardin de los naranjos, un bellissimo patio con aranceti e palme, è iniziata la ricerca di un posto buono per pranzare: la caccia è terminata quasi subito perché ci siamo imbattuti in un barettino famoso per la sua tortilla de patatas. Una vera rivelazione! Buonissima e super economica. Se volete comportarvi come abitanti di Cordoba e non come guiri, turisti, andate a mangiare il vostro pranzo sulle scalinate della cattedrale, sotto il sole caldo dell’Andalucia.
Girando per Cordoba, si notano dei vasi azzurri con fiori rossi appesi alle pareti delle case che sono proprio come un filo rosso della città. Bisogna addentrarsi nei patii per poter godere appieno di queste decorazioni così piacevoli. E così abbiamo fatto: siamo entrati in uno dei patii più famosi di Cordoba: El Zolco, un patio ricco di fiori, con un pozzo al centro, circondato da botteghe d’artigianato locale, ad accesso libero. Il periodo migliore per andare a visitare i patii però è Maggio, quando Cordoba decide di aprirsi a tutti, durante El festival de los patios Cordobenses: in questa occasione la gente concorre per potersi aggiudicare il premio del patio più bello della città, quindi credo proprio che non si rimarrà delusi.
Una via molto famosa, turisticamente parlando, a questo proposito è Calle Flores, una stradina molto stretta ricca di fiori e di colori, molto amata dai fotografi e per questo perfetta per chi vuole pubblicare nuove foto sul suo profilo instagram. calle flores d5f3ca07-c982-48bd-9c4b-3c28f5efc470
Insomma, se capitate in Andalucia, non potete non trascorrere un giorno in questa città così autentica e ricca di cultura, in cui si può godere della vera essenza della Spagna. Non ve ne pentirete!
¡Fijaros!
◊ Catedral-mezquita: ingresso €10, aperto dalle 10.00 alle 19.00 (orario estivo); dalle 10.00 alle 18.00 (orario invernale)
Bar Santos: Calle Magistral Gonzales Frances 3; Tortilla classica €2.30
◊ El Zolco: calle Jud’os
◊ Festival de los patios: 1-13 Maggio 2018

 

 

Capitolo 7

É finalmente arrivato il momento di parlare di cibo!

Dato che molti dei miei amici e conoscenti, che sanno del mio Erasmus a Siviglia (sì amici, sono tornata alla base Italia), mi chiedono consiglio per dove mangiare buone tapas nel capoluogo andaluso, ho deciso di scrivere qualcosa in merito, ripercorrendo nella memoria quei bellissimi momenti passati con amici davanti a uno sfizioso, quanto economico, piatto spagnolo.WhatsApp Image 2018-11-17 at 11.37.02

Los Coloniales, Plaza Cristo de Burgos 19, tra Barrio de Santa Cruz e Metropol

Uno dei migliori pranzi a base di tapas l’ho trascorso in questo piccolo, ma tipico, locale di tapas. Al tavolo io e tre mie amiche belle affamate abbiamo ordinato l’inverosimile: dal crujente de berenjenas, al solomillo al winsky, al solomillo al Oporto, alla tortilla de camarones, a molto altro, tanto da provocare nel cameriere un misto di divertimento e di sconcerto. Che dire: ci siamo alzate appesantite, ma felici e con il portafoglio ancora pieno!WhatsApp Image 2018-11-17 at 11.37.00(1)

Duo Tapas, Alameda

Se parlate con ragazzi che hanno passato un periodo della loro vita in questa città, inevitabilmente finirebbero per nominarvi questo bar di tapas. Alla moda, moderno e giovane, Duo Tapas offre anche delle ottime portate a prezzo contenuto. Me ne parlò per la prima volta Juli, la mia coinquilina brasiliana, che era letteralmente pazza di questo posto e che quindi durante una delle prime sere nella casa in Calle Pedro del Toro mi ci trascinò (non perchè io non volessi andarci, ma perchè non vedeva l’ora di essere seduta davanti al suo pollo alla gallega di Duo Tapas).

Arte y Sabor, Alameda

Ogni volta che penso ad Arte y Sabor penso a una delle serate più commoventi ed emozionanti del mio Erasmus. Con Juli, Isa e Doro decisi di andare a cena a mangiare tapas in questo localino: si trattava di una serata speciale perchè da lì a pochi giorni Isa sarebbe tornata a Colonia in Germania. Era un momento speciale da passare tra noi coinquiline-amiche. Se siete vegetariani o vegani, se amate di più la carne o il pesce, sarete sicuramente accontentati, perchè ha da offrire per tutti i palati.

N.B. I cuochi sono arabi, per cui potreste provare, se lo desiderate, anche piatti marocchini!WhatsApp Image 2018-11-17 at 11.37.00

La Viña, Calle Aposentadores 5, tra Metropol e Alameda

Proprio di fianco al nostro quartier generale era il bar più facilmente frequentabile da me e dai miei amici. Infatti, la Hita, ossia la casa gigantesca e simile a un centro sociale dove molti di noi vivevano e vivono ancora, aveva l’uscio che dava sullas stessa piazzetta. Chi ci abitava aveva una tal confidenza con i proprietari, che, quando il locale era troppo pieno e i tavoli non erano più disponibili, poteva portare in strada i tavoli di casa propria e godere comunque dell’ottimo e cordiale servizio. Certo non è un posto chic o alla moda, ma di sicuro è tipico e si mangia bene, spendendo poco! É qua che ho trascorso la mia despedida insieme ai miei compagni d’avventura.

*Altri locali consigliati: Perro Viejo, Don Antojo, Bar Estrella