STELLA

STELLA

“Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante”- Nietzsche.

Ecco. Questa citazione, anche se completamente decontestualizzata, potrebbe essere un degno sunto della mia vita.

Mi chiamo Stella, appunto, e sono una ballerina. Nata nel caos, con altrettanto caos dentro.

Ho 22 anni e da quando sono nata sento il peso del nome che porto. Stella. I miei genitori hanno voluto chiamarmi Stella perché fosse una sorta di portafortuna, che avrebbe dovuto portarmi il successo e l’eccellenza in qualunque campo io avessi deciso di eccellere.

E poi è successo. Ho deciso di diventare una ballerina.

(Se lo avessero saputo magari mi avrebbero chiamata Scema, penso io.)

La vita della ballerina è dura ed eccellere sembra un traguardo impossibile anche per le vere Stelle. Figuriamoci per me, che al massimo sono una delle milioni di lucine dell’albero di Natale in Galleria Vittorio Emanuele II.

È dura perché ti costringe a fare i conti con i tuoi limiti sempre, costantemente, come una goccia cinese che ti ricorda sempre che potresti essere meglio di così. Più o meno ogni giorno. Dall’età di 6 anni, circa. Ad oggi mi chiedo come facciamo noi ballerini ad essere abbastanza sani di mente.

Abbastanza da non andare in giro con un machete nel borsone, nascosto tra le scarpette, le forcine e il body quantomeno.

Ma ad ogni modo, tra le urla delle insegnanti e quelle di mia madre che mi avrebbe voluta avvocato o medico o astronauta o principessa o qualunque altro impiego con stipendio fisso, in qualche modo sono riuscita a realizzare il mio sogno. A 18 anni infatti mi sono trasferita a Milano perché avevo ottenuto una borsa di studio in una prestigiosa scuola di danza, e ad oggi lavoro. Come ballerina, esatto, perché essere ballerina è proprio un lavoro. Lo specifico perché una delle grosse difficoltà della mia vita è spiegare a chiunque me lo chieda che lavoro faccio e sopravvivere all’ineluttabile sequenza di domande “sì ma poi di lavoro vero che fai-ah e ti pagano davvero per sta roba-ah che bello fammi una spaccata dai adesso, al volo-ah ma quindi lavori nei night club come spogliarellista (MA PERCHÉ?). Nella fattispecie ad oggi lavoro in un grande musical in un importante teatro milanese e ne sono molto felice. Il musical mi ha sempre affascinato tanto e ho sempre amato anche cantare e recitare, tanto che ho iniziato a studiare anche queste discipline e amo il fatto di poter iniziare a sentirmi completa, di avere più strade per esprimere tutto il caos che ho dentro.

Un’altra grossa difficoltà che condivido con la stragrande maggioranza dei ballerini di tutto il mondo è quella di guardarmi allo specchio senza vedere una palla con le gambe.

Infatti, sempre per la serie “come essere ballerini sani di mente-volume 1”, la frase preferita di ogni insegnante e di ogni tanto amabile quanto insicura compagna di corso e poi collega e ad un certo punto anche dell’inserviente che pulisce il palcoscenico è: “tesoro, con quel fisico non andrai da nessuna parte”. Per cui ti ritrovi a tredici anni a studiare modi per evitare di farti crescere il seno che non si addice a una ballerina, a quattordici a nutrirti di aria e gambi di sedano, a diciotto a capire che questo è sbagliato, a venti a pesare 45 kg per 1.65 d’altezza e vederti sempre grassa per quella stupida forma mentis che ti hanno inculcato fin dall’infanzia. Anche se hai chiaramente le costole di fuori e la cellulite non sai neanche cosa sia. Quando poi a 21 anni ti ritrovi come me a ingrassare come un tacchino imbottito di ormoni a causa di una cura farmacologica e inizi a scoprire cose meravigliose quali la pelle a buccia d’arancia, le cosce che si toccano quando cammini, la pancetta da alcolista anche se sei astemia, la faccia gonfia come un palloncino pronto a scoppiare beh, ovviamente i complessi aumentano esponenzialmente. E allora vai con l’ennesima dieta. Ma basta con quelle pericolosissime diete “fai-da-te”. Questa volta vai con un “regime alimentare sano” con l’obiettivo di stare bene, buttando giù quei fastidiosi kiletti di troppo ma senza entrare in meccanismi patologici di cui ho piene le scatole. Voglio essere in forma e mantenere uno stile di vita sano. Ora voglio stare bene volendomi bene.

Ho deciso di tenere un diario alimentare e farò corrispondere ad ogni giorno fatto di insalate scondite e petti di pollo lessi qualche aneddoto interessante della giornata. Magari chissà, con questo metodo magari è la volta buona che la porto a termine, una dieta!


 

 

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