VIOLET

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SINGLE AND THE CITY 

Come sopravvivere da single nella Milano YMCgay.

PARTE 1. 

Principe azzurro dove sei?

Quando da piccola mi chiedevano: “Tesoro cosa vorresti fare da grande?”, io senza alcuna esitazione e stringendo saldamente con la manina la gonna a palloncino ricoperta di fiorellini, nel perfetto atteggiamento disneyano, rispondevo:

“La principessa”.

Ma non era una cosa detta tanto per dire, io davvero ero convinta che un giorno sarei diventata la principessa di un regno sperduto sui monti e che avrei condiviso il mio trono con il più affascinante, dolce, gentile, ben vestito e profumato principe azzurro.

Poi non so cosa sia successo. Mi sono svegliata un giorno e ho finalmente compreso che diventare una principessa non era così facile come credevo e che con il principe azzurro avrei potuto al massimo litigare su chi doveva avere la precedenza per il bagno o su chi dei due fosse vestito meglio.

E avrebbe vinto lui in ogni caso.

Quindi ho dovuto ben presto arrendermi all’idea di dover scegliere un mestiere leggermente più realistico. Per quanto riguarda la fallimentare ricerca del principe azzurro posso solo dire che, sì, ero consapevole di aver scelto la città italiana con la più alta carica omosessuale, ma non pensavo che sarei precipitata in un buco nero.

Dove sono finiti i maschi alfa eterosessuali? Si sono estinti? Sono una specie di cui tutti parlano ma che in realtà non esiste, come gli unicorni?

A queste domande non so ancora rispondere, ma è uno dei miei prossimi obbiettivi.

Ah dimenticavo, mi chiamo Violet, ho 25 anni, vivo a Milano e sono orgogliosamente e cronicamente single.

Sì, avete letto bene. SINGLE.

Quando conosco persone nuove una delle prime domande che mi vengono poste, subito dopo il nome, l’età e di cosa mi occupo, è: “ma tu sei fidanzata?”.

Che palle.

Perché chiedere sempre ad una persona se è “Fidanzata”, come se quella fosse la normalità e non viceversa. Cioè mai nessuno che chieda “sei single”? No, quello no.

Perchè nonostante ci troviamo nel 2017, e non nel 1920, ammettere di essere single sembra l’equivalente di “Sono una sfigata del cazzo”?  Come se stessi bestemmiando in diretta tv davanti ad un milione di italiani, come se stessi per cannare il punto della vittoria all’ultimo secondo, come se stessi ammettendo di essere sola perché non sono in grado di far durare una frequentazione il tempo sufficiente a farla diventare qualcosa di “serio”. Come se quella sbagliata fossi proprio io.

Ma lo sapete cosa significa essere una donna matura, determinata, che sa ciò che vuole, indipendente, vivere a Milano nel 2017, sommersa da meravigliosi amici a cui le tue tette proprio non interessano ed essere single?

Seppure ti capita di imbatterti in un uomo etero, carino, ambizioso o è uno stronzo che ama più se stesso di quanto mai potrà amare te, o è un mammone che quando si trova davanti ad una donna un minimo più forte di lui, che non sia sua madre,  non sa che cosa farci e scappa a gambe levate visualizzando e non rispondendo mai più su WhatsApp.

Quindi no. Non ce l’ho il fidanzato.

Se vi aspettavate una rubrica in cui vi vengano elencate le 10 regole per trovare l’uomo dei sogni mi dispiace dovervi deludere fin dall’inizio.

Piuttosto vi parlerò di come, in poche semplici mosse, ho trovato gli uomini più inadatti alla mia persona. Perchè se trovare un etero nella Milano YMC-gay sembra impossibile, trovare QUELLO GIUSTO è un’impresa che va oltre le umane capacità.

Ma vale la pena provare, no?

Eterosessuali, o sedicenti tali, di Milano, ovunque voi vi troviate, cominciate a tremare, perché io vi cercherò e proverò al mondo che esistete davvero.

Violet.


 

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Come sopravvivere da single nella Milano YMCgay.

PARTE 2.

Come non trovare l’uomo dei sogni in palestra.

I miei migliori amici uomini, tutti rigorosamente gay, mi dicono che io non troverò mai etero perché non frequento gli ambienti giusti!

Ma se mi sono persino iscritta in palestra!

Ecco, parliamone: la palestra.

Pare che uno dei luoghi di più facile rimorchio sia la palestra.

Ma chi? Cioè io voglio sapere chi riesce a rimorchiare in palestra.

Io ho deciso di provare quindi:

  1. Abbigliamento tattico, reggiseno push up che fai un salto e temi che ti esplodano le tette.
  2. Doppia coda con boccolo che ti fa sembrare i capelli venti centimetri più lunghi, completo di ciuffetti tatticamente preparati in modo che sembrino assolutamente casuali.
  3. Fondotinta, rimmel, ombretto sfumato, eyliner, cipria, blush e rossetto non troppo rosa ma nemmeno troppo rosso.

Tempo di preparazione 2 ore e un quarto.

Raggiungo la palestra e vedo lui: 1 metro e 80 di scolpiti muscoli e ricci biondi, sorriso perfetto, occhio verde penetrante e cervello collocato senza dubbio in una zona sicuramente diversa dalla testa.

Ora, non so voi, ma io, cinque minuti dopo essere salita sulla cyclette impostata rigorosamente a livello 1, sono già talmente sudata da avere il mascara colato fino alle ginocchia, i ciuffetti appositamente selezionati appiccicati alla fronte, il capello increspato che nemmeno avessi fatto un safari in Kenya, e le tette strizzate nel push up doloranti tipo primo giorno di ciclo.

Ovviamente il tipo figo nemmeno mi ha guardata.

Un mese dopo, stufa di passare più tempo a prepararmi per la palestra che ad allenarmi, decido che per una volta posso evitarmi tutta la tortura del trucco e del push up e di recarmi in palestra con gli occhiali, senza trucco e praticamente in pigiama.

Tanto il tipo non mi guarda nemmeno per sbaglio, è troppo impegnato a controllare che il bicipite si gonfi quando solleva il suo peso di 250 kili.

E invece….

Palestra piccola, orario di punta, macchinari affollati.

Io seduta sulla macchina dell’interno coscia con le mie cuffiette, tento con fatica di spostare con le gambe i miei miseri 15 kili. Accade tutto in un nano secondo.

“Ti va di fare a turno?”

Sobbalzo alzo la testa, lui mi guarda sorridendo con i suoi occhi smeraldo.

Non ricordo nemmeno a che numero sono o a quale serie, farfuglio qualcosa e mi alzo.

Lui sposta la panca, aumenta il peso della macchina e fa la sua serie.

Poi mi sorride e mi cede il posto.

Mi siedo e ovviamente aveva spostato il sedile talmente indietro che quasi mi ribalto con la mia estrema grazia.

Provo a spostarlo, ma ovviamente non si muove di un millimetro.

Prendo coraggio.

“Mi aiuteresti?”

“Certo”

E in un secondo rialza il sedile.

“Va bene al 4?”

4, 5, 6 boh che ne so, non so nemmeno come mi chiamo.

Annuisco.

Mi siedo, sposto il piede per sedermi correttamente sul sedile della macchina e tiro un calcio che per errore becca in pieno la mia bottiglia d’acqua appoggiata per terra che, con la mira che ho solitamente, se avessi voluto non avrei colpito mai e poi mai. Mi precipito per raccoglierla prima che l’acqua si rovesci completamente mentre lo fa anche lui e gli tiro una testata.

Non è sicuramente da annoverare tra le tattiche di rimorchio meglio riuscite.

Mi scuso, asciugo il disastro, mollo lì per terra la mia dignità e scappo.

Nulla.

  • Trovare un uomo in palestra.

Violet.


 

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Come sopravvivere da single nella Milano YMCgay.

PARTE 3. 

5 cose che necessariamente devono accadere per innamorarsi. 

Ci sono dei giorni in cui ovunque sia, qualsiasi cosa stia facendo, che sia una passeggiata per i negozi o prendendo un innocuo caffè al bar tra una pausa e l’altra, mi ritrovo circondata da persone che si amano.

Non so se esistono dei giorni in cui ci si ama di più o se semplicemente ci sono dei giorni in cui io amo di meno e noto di più l’amore degli altri.

Oggi è uno di questi giorni, domani è San Valentino.

Come spesso mi capita mi soffermo a pensare quanto sia difficile innamorarsi! Anche se, guardando la coppia che in libreria, davanti allo scaffale dei romanzi gialli, sta scegliendo un nuovo volume da acquistare, mi verrebbe quasi voglia di ammettere che in realtà sia facilissimo. Il modo in cui ridono mostrandosi vicendevolmente libri presi palesemente a caso dallo scaffale, mi dà quasi l’impressione che l’amore sia una questione di Clik.

Ma noi single incallite, noi che siamo ormai abituate alla monoporzione, noi che se siamo in libreria continuiamo a rovistare tra romanzi e romanzi nella vana speranza di un lieto fine, a questa semplicità non ci crediamo più. Noi non ci caschiamo.

Ed è proprio per voi che ho classificato i 5 step, le 5 cose che devono necessariamente accadere prima di intraprendere una nuova storia d’amore. Abituatevi, farò spesso questo tipo di elenchi puntati che vanno tanto di moda adesso.

  1. Incontrarsi. Sembra banale, ma sapete quante persone al giorno non si incontrano? Quando usciamo da un posto e la potenziale persona della nostra vita ci entra poco dopo e noi abbiamo ormai girato l’angolo. Quando vogliamo andare ad una festa o un evento e decidiamo all’ultimo istante di restare a casa sotto il plaid con tisana e biscotti alla nutella. Quando arriviamo in ritardo dal dentista e l’uomo della nostra vita è ormai già in macchina. Insomma per prima cosa bisogna trovarsi nello stesso luogo, alla stessa ora, nel reciproco raggio visivo.
  2. Piacersi fisicamente. Lo so, suona un punto adatto ad una persona superficiale. Ma ci sono poche storie da fare. In amore ci si deve piacere, non che si amino solo i belli, ma ci si deve attrarre. E per di più contemporaneamente. Quell’istante in cui noi lo guardiamo, siamo sempre noi donne le prime a trapanare l’esemplare di uomo con lo sguardo, lui ci guarda, perché finalmente dopo tre ore e un quarto si è reso conto che stiamo guardando lui, proprio lui e non il raro quadro pseudo astratto appeso dietro di lui, e capiamo che ci piacciamo.
  3. Piacersi intellettualmente. Dopo i primi giochi di sguardi, durante i quali solitamente l’uomo si sente un gran figo perché pensa di tenere e redini della situazione, nonostante sia palesemente il contrario, lui si avvicina e si comincia a parlare. Del più e del meno, di quanto sia freddo a gennaio o caldo ad agosto, di quanto la festa sia bella o troppo rumorosa. E poi si passa a parlare di lavoro, passioni, segni zodiacali, gusti musicali, cinematografici. Insomma dopo una lunga chiacchierata bisogna sentirsi felici di essere capitati nel posto giusto, all’ora giusta ed aver attirato a sé l’unico single interessante.
  4. Essere emotivamente e sentimentalmente disponibili. Se al primo appuntamento ogni cosa gli ricorda “divertentissimi” aneddoti che riguardano la ex, se vi dà l’impressione che vi abbia scambiata per la psicoterapeuta gratis dell’Asl, se vi sembra anche solo vagamente mentalmente instabile, se vi racconta di quanto avervi conosciuto gli abbia fatto capire di non amare più la sua attuale ragazza, lasciate perdere. Non è disponibile e non lo sarà nel prossimo futuro.
  5. Volere le stesse cose, nello stesso momento. Quante volte vi sarà capitato di volere qualche storiellina leggera e trovarvi richieste di matrimonio su facebook da gente improbabile che parla di figli al secondo appuntamento? E quante volte vi sarà capitato di fantasticare su vacanze in posti super romantici con uomini che non hanno voglia di scegliere nemmeno un ristorante in cui portarvi? Solo che non si può sapere al primo appuntamento cosa vuole l’altro con certezza. Sarebbe bello viaggiare con un libretto di istruzioni da consegnare a chiunque incontriamo.

“Cerco una storia seria” articolo 20 comma 3.

Se tutte queste condizioni si verificano complimenti siete molto più vicine all’avere una relazione di quanto pensiate.

A me personalmente guardando i due sbaciucchiarsi con in mano un libro di Agatha Christie mi è salita una strana e improvvisa voglia di andare verso di loro, interrompere l’idillio e chiedere:

“Ma come avete fatto? Come avete fatto a trovarvi nel posto giusto al momento giusto, a piacervi, ad avere interessi in comune, ad aver voglia di vedervi prima una volta alla settimana, poi due, poi tre e improvvisamente tutti i giorni? Come avete fatto ad inciampare l’uno nell’altro proprio nell’esatto istante in cui tu cercavi lui e lui cercava te? Come siete arrivati ad essere così semplicemente innamorati?”

“Succede e basta”.

Ah. Due parole ed una congiunzione per smontare tutta la mia classifica di complicate circostanze necessarie.

Cancellate tutto.

Succede e basta.

3) Stilare una lista delle condizioni necessarie per avere una relazione con l’uomo della mia vita.


 

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Come sopravvivere da single nella Milano YMCgay.

PARTE 4. 

Come non innamorarsi ad un’asta. 

L’altro giorno sono stata ad un’asta organizzata al Mudec. L’ufficio in cui lavoro da due masi come stagista segue la comunicazione del museo delle culture che si trova in zona Tortona a Milano.

Le aste mi lasciano un’inspiegabile adrenalina, mi sembra di essere tra il pubblico di uno di quei giochi a premi, e comincio a fare il tifo per qualcuno come se ne andasse della mia collezione personale. E quando il ricco collezionista si aggiudica l’oggetto del suo desiderio mi sembra anche a me di aver vinto qualcosa. Mi viene voglia di esultare. Poi mi ricordo di essere una povera stagista sfruttata e sottopagata e che nel mio appartamento al massimo ci posso appendere i poster di qualche film di Audrey Hepburn o il calendario dell’avvento.

Ad ogni modo, sono andata a questa asta, mi sono seduta all’interno della sala proiezioni del Mudec, e improvvisamente sono stata colta da un dejavu.

Sarà capitato anche a voi un milione di volte di provare quella sensazione di spaesamento durante la quale credi di aver già vissuto ciò che stai vivendo.

Ero stata, infatti, ad un’asta molto simile un anno prima. Quasi l’avevo dimenticato, o forse mi faceva comodo pensarlo, capita spesso anche questo no?

A questo punto vorreste sapere cosa sia successo un anno prima. Sarò breve.

Mentre il battitore assegnava un’opera dopo l’altra i miei occhi incontravano quelli verde smeraldo di un ragazzo misterioso. Mi aveva colpito subito. E la sensazione doveva essere stata reciproca perché al quinto “aggiudicato” eravamo a ridere davanti ad un bicchiere di vino.

“Base d’asta 200 euro”

Si comincia sempre così, ridendo. Poi abbiamo smesso di ridere, ci siamo guardati e, inspiegabilmente, eravamo così vicini da avere le lingue intrecciate.

“Hai delle belle labbra” mi ha detto.

“Grazie, anche tu”. E io non ci stavo già più capendo niente in quel turbinio di sensazioni, mani che si toccavano, qualche sussurro, un’altra risata e poi una stretta allo stomaco. Come quando mangi un gelato freddissimo e ti si ghiaccia il cervello.

“Ci vediamo domani, un aperitivo ti va?”

“Certo”

“300 per quel signore là infondo, in ultima fila”

E poi l’aperitivo diventa una cena, un cinema, una passeggiata vicino al Duomo di Milano di notte.

“Tu sei diversa”

“Diversa da cosa?”

“Diversa da tutto”

E non gli diamo lo stesso significato.

“500, per la signora con il cappellino rosso”

E poi siamo andati a casa mia, sua, poco importava. Un bicchiere di vino e poi due, poi si è perso il conto e abbiamo riso. Abbiamo fatto l’amore o sesso, dipende da innumerevoli fattori, con la luce soffusa. Lo abbiamo fatto una, due, tre volte, poi si è perso il conto.

Poi mi sono persa io.

E dopo un lasso di tempo estremamente relativo, troppo presto o troppo tardi è una questione di millimetri, è arrivato quel momento che sempre puntuale arriva.

“Chi offre di più?”

“Ma noi cosa siamo?”

“Non lo so, è importante?”

“Per me sì”

“È una questione di parole, le parole contano poco”

“Le parole sono tutto”

E lo sapevamo entrambi che si era appena aperta una voragine.

Per lui le parole contavano nell’istante in cui le pronunciava, cinque minuti dopo avevano già perso di senso, erano rotolate giù da un precipizio profondissimo di cui non si vedeva la fine.

Per me le parole erano sempre state tatuate sulla bocca dello stomaco, sulle mani, sulle labbra, sulla fronte. Ovunque.

“700 e 1….”

E poi abbiamo cominciato a mandarci solo quattro messaggi, poi tre, poi due, poi silenzio.

“ti scrivo sempre io”

“Che cos’è una gara?”

“700 e 2…”

Ripensando a quella storia quella sera, ho pensato che certe relazioni sono davvero come un’asta a rialzo.

Sei lì, desideri ardentemente qualcosa, senti l’irrefrenabile istinto di alzare la mano prima che il tuo avversario si aggiudichi l’opera. E probabilmente in un momento di insana follia lo fai pure, metti sul piatto tutte le tue carte e rischi.

“700 e 3…”

Lo sai che è questione di istanti, che sembrano ininfluenti e invece spesso cambiano tutto. Hai solo due possibilità: alzi la mano e ti aggiudichi il pezzo o semplicemente resti in silenzio, molli il colpo.

“aggiudicato per 700 euro alla signora con il cappellino rosso”

Lei era tutta sorridente.

Solo che nelle relazioni a rialzo non ci si aggiudica nulla. Anzi, quelle storie che necessitano una lotta a chi offre di più non vanno mai a buon fine.

Sono andata via prima che venisse battuta l’ultima opera. Una scultura di ghiaccio.

Ah, il tipo dell’anno scorso non mi ha mai più scritto, tanto meno l’ho fatto io. Si, perché bisogna anche imparare quando è giusto mollare il colpo e lasciare che sia qualche altra ad aggiudicarsi lo stronzo d’artista.

2) Trovare un uomo ad un’asta d’opere d’arte

Violet.


 

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Come sopravvivere da single nella Milano YMCgay.

PARTE 5. 

Come fanno gli uomini a separare il sesso dai sentimenti.

Come facciamo a fidarci veramente di qualcuno?

Quante volte vi sarà capitato di sentir dire alle vostre amiche con grande entusiasmo:

“Ho conosciuto l’uomo perfetto, mi riempie di attenzioni…. Mi dice che io sono la ragazza che aspettava da anni!”

Questo poco prima di scoprire che il tale fosse l’uomo perfetto anche per altre cinque ragazze alle quali aveva propinato le solite frasi fatte.

“Vabbè lui forse va a letto con altre ragazze, ma io sono diversa”

“E come lo sai?”

“Me l’ha detto lui”

Ecco, dov’è il confine?

Perché spesso gli uomini non pesano le parole?

Non che non capiti mai a noi donne di frequentare più uomini contemporaneamente, ma noi siamo più furbe da questo punto di vista.

Io trovo Milano una città troppo difficile per l’amore.

Troppi monolocali, troppe monoporzioni, troppi abitanti, troppe opportunità, troppa scelta.

Troppo tutto.

Come dovremmo fare a scegliere una persona fatta per noi, quando basta girare l’angolo per conoscerne altre mille, non necessariamente migliori, ma diverse?

Una volta un ragazzo mi ha detto:

“Io non posso credere che esista una persona con cui passare tutta la vita, significherebbe precludermi la possibilità di conoscerne altre che potrebbero lasciarmi qualcosa di altrettanto importante”

Cos’è che ci spaventa della scelta?

A Napoli, nelle vere pizzerie, si può scegliere tra cinque tipi di pizze, a Milano tra almeno venticinque diverse.

Milano è una città che corre veloce e, a volte, abbiamo ha paura che non ci aspetti se ci fermiamo un istante a conoscere davvero qualcuno.

In tutto ciò la vera domanda è: Ma come fanno gli uomini a separare il sesso dai sentimenti?

Semplice, stilano una lista di regole:

  • Vedersi non più di una volta a settimana.
  • Non si esce dalle mura domestiche: “Vieni tu da me o vengo io da te?”. Niente cene, niente caffè, niente drink dopo cena, si può mangiare insieme prima o dopo il sesso, ma non sempre.
  • Niente messaggini, telefonate, niente “Come stai oggi? Hai fatto qualcosa di bello?”, solo comunicazioni di servizio per stabilire giorno e data in cui vedersi e a casa di chi.
  • Niente coccole dopo il sesso, o al massimo quel minimo indispensabile per non far incazzare la tipa.
  • Non conoscere mai amici, parenti o chiunque crei un contatto tra la ragazza in questione e il suo mondo reale.

Complimenti! Se stai seguendo tutte queste regole stai per certo che non ti innamorerai, non soffrirai, non correrai il rischio di affezionarti ad una persona.

Non scoprirai che quando le accarezzi la schiena dolcemente le fai il solletico, non saprai che quando si annoia sbadiglia in continuazione, che quando è felice le brillano gli occhi, e che quando la fai incazzare storce la bocca in un modo molto buffo.

Non ci sarai per lei e lei non ci sarà per te.

Non ci saranno litigi, gelosie, niente farfalle nello stomaco, voglia di vedersi, raccontarsi, starsi appiccicati per ore e cazzate varie, no?

Perché complicare tutto, del resto?

Perché scegliere?

Quindi è questa la nuova frontiera delle relazioni? Una condivisione di orgasmi e nulla più?

Ma davvero esistono delle persone disperse nel mondo totalmente incapaci di provare sentimenti?

La risposta delle amiche:

“Un uomo che ti dice così è perché non si è ancora innamorato davvero…. Vedrai come soffrirà quando troverà una donna che lo farà penare… vedrai!”

Quindi esiste una persona in grado di far capitolare anche questo tipo di uomini!!!

Certo, solo che non sei tu. Non puoi sempre essere tu.

Ciò significa che quando un uomo ci dice che noi “siamo diverse” dovremmo scappare e non credergli, perché ad una nostra amica, una volta, è capitato di incontrare un uomo che le ha detto le stesse identiche cose con la stessa espressione sincera, ma era una bugia?

Ma se per una volta la verità non fosse “che non gli piaci abbastanza”, ma che abbiano solamente paura?

E se anche gli uomini, a volte, avessero solo paura di soffrire?

Loro sapranno anche sollevare pesi da 250 kili, ma si sa che quando si parla di sentimenti siamo noi il sesso forte.

A questo punto sapete cosa vi dico? Buttiamoci, facciamoci abbindolare a volte, prendiamocelo sto rischio di soffrire “che non finisce mica il cielo, anche se manchi tu” cantava Mia Martini.

Abbiamo tutta la vita per incontrare l’uomo giusto.

5) Trovare un uomo senza coinvolgersi troppo.

Violet.


 

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PARTE 6.

Come trovare casa (o un uomo) senza abbassare le pretese.

Lo scorso anno dovevo comprare casa.

Avevo stilato una lunga lista di condizioni necessarie e imprescindibili e decisi che non avrei nemmeno visionato gli appartamenti che non rispettavano tutti i punti segnati.

Dopo mesi e mesi di ricerche inconcludenti avevo deciso di affidarmi ad un’unica agenzia immobiliare.

“Buongiorno, sto cercando un appartamento da acquistare.”

“Buongiorno, che tipo di appartamento cerca?”

La domanda più difficile di tutte. Quando ho tirato fuori la lista delle condizioni credo che si sia pentita anche la tipa di avermela fatta.

Lista di condizioni:

  • Due stanze più cucina abitabile (Una da affittare)
  • Non più in basso del secondo piano
  • Completamente ristrutturato
  • Vicinissimo alla metro
  • Possibilmente con terrazzo
  • Luminoso
  • Con esposizione in un cortile interno, quindi silenzioso
  • Budget che non giustifica la lista di richieste

 

“Bene, la chiameremo appena avremo trovato delle soluzioni che possano piacerle e fisseremo un appuntamento.”

Non ero uscita molto sollevata, ma incredibilmente pochi giorni dopo mi avevano chiamato e avevamo fissato un appuntamento.

Ad accogliermi al portone non c’era la tipa dell’agenzia ma un ragazzo. Doveva avere una trentina d’anni, indossava un completo blu scuro con una camicia azzurrina.

Mi aveva stretto la mano gentilmente e contemporaneamente mi si era stretto lo stomaco.

“Vogliamo vedere l’appartamento?”

Una volta su, lui aprì la porta e  entrammo in silenzio.

Le stanze erano vuote e sembravano più grandi. Lui mi raccontò delle cose sul riscaldamento centralizzato, sullo stato degli infissi e dei pavimenti.

“Cosa fai nella vita? Posso darti del tu?”

“Certo, lavoro in un’agenzia di comunicazione, qui vicino”

“Sembra bello”

Mi sorrise e sentii di nuovo la stretta allo stomaco.

“Calmati Violet, è gentile perché sta facendo il suo lavoro” Pensai.

Il silenzio del vuoto appartamento fece spazio all’elettricità.

Si sentiva nell’aria, rimbalzava contro le pareti e ci colpiva in continuazione.

Mi guardai intorno. Con una mano sfiorai il muro, non lo sapevo cosa mi stesse succedendo. Era come essere bloccati in uno spazio-tempo inesistente.

Lui si avvicinò e successe la cosa più assurda della mia vita.

Scossa elettrica. Dinamite. Boom.

Le sue labbra sulle mie, un tocco talmente rapido che per un po’ non seppi se era reale o frutto dell’immaginazione.

“E’ troppo piccola, cercavo qualcosa di più grande!”

E scappai. Cosa cavolo era successo? Avevo sognato? Ero certa di no. Ed ero certa anche di un’altra cosa: volevo rivederlo.

Quando mi chiamarono per fissare un altro appuntamento sperai con tutta me stessa che ci fosse lui ad aspettarmi fuori dal portone. E fu così.

Lui era lì. Ci salutammo come se nulla fosse accaduto, ma senza imbarazzo.

Mi fece vedere l’appartamento e poi accadde ancora.

Scarica elettrica. Dinamite. Boom

Stavolta il bacio fu più lungo.

“La casa è troppo vecchia, cercavo qualcosa di già ristrutturato” e scappai ancora, così all’improvviso.

La stessa scena si ripeté più volte, nessuno dei due ne poté fare più a meno.

Non ci dicevamo nulla di particolare, non sapevo il suo nome. Non c’era bisogno di perdersi in chiacchiere.

Era un’attrazione di corpi. E non c’entrava nulla con me o con la mia lunga lista di condizioni, era solo istinto e elettricità.

Così nel quarto appartamento facemmo l’amore. Era stato così intenso che cominciai a chiedermi come mai non avessi provato nulla di così forte per nessuno degli uomini con cui ero uscita in quell’ultimo anno.

Capii che, probabilmente, stavo trattando gli uomini esattamente come trattavo le case. Se non possedevano una serie di requisiti che io consideravo imprescindibili nemmeno ci uscivo.

Da quando ero diventata così esigente?

Per la prima volta stavo vivendo di sensazioni e d’istinto.

Ma quanto poteva durare davvero?

Avevo visto ventidue appartamenti. Nessuno mi aveva convinta.

O forse nemmeno li guardavo talmente ero impegnata a farmi spogliare dall’agente immobiliare con gli occhi scuri.

“Ma è reale?” gli chiesi.

“Cosa?”

“Questo, tutto questo?”

Lui non rispose. Forse se lo chiedeva anche lui, forse anche lui era stordito da quella situazione.

Avevo abbassato le mie pretese al minimo, tanto che provavo delle emozioni fortissime per uno sconosciuto che vedevo una volta a settimana in un appartamento di estranei.

“Ma se ci vedessimo fuori, non so per cena o per un cinema?”

Vivere d’istinto era bello. L’attrazione che provavano due corpi che sembravano essere stati creati per incastrarsi alla perfezione, il brivido dell’attesa, del proibito, era bello.

Ma non poteva bastarmi. Volevo saper quale fosse il suo piatto preferito, ridere guardando un vecchio film, sapere quale fosse il suo punto debole, il posto che per lui rende perfetta Milano.

Stavo alzando le mie pretese.

“Non posso. Tra una settimana mi sposo”

Scarica elettrica. Dinamite. Boom.

“Gli infissi sono vecchi, non va bene questa casa per me. Così, non può andarmi bene.”

Presi le mie cose e andai via.

Cambiai agenzia immobiliare e mi proposero un nuovo appartamento.

Il colpo di fulmine fu immediato. Corrispondeva a tutte le mie richieste, tranne una: la seconda stanza.

Ma pensai che a qualcosa si deve sempre essere disposti a rinunciare.

Quella casa mi era sembrata perfetta nello stesso istante in cui c’avevo messo piede.

Cominciava un nuovo capitolo della mia vita. Avrei vissuto da sola.

Il tipo dell’agenzia immobiliare non l’ho mai più rivisto. A ripensarci continuo a non sapere se ciò che mi era accaduto con lui fosse stato reale o solo frutto della mia fervida immaginazione.

Quello che so è che ci sono delle caratteristiche alle quali non posso rinunciare, che abbassare totalmente le pretese non è la soluzione.

Ma so anche che sarà come è accaduto per la mia casa. Un giorno lo vedrò e saprò che sarà perfetto.

Per il momento mi godo il mio divano, la mia cucina, e tutto lo spazio nei cassetti.

Violet.

6) Trovare un uomo abbassando le pretese.


 

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PARTE 7.

Perchè le donne preferiscono gli stronzi.

Perché le donne preferiscono gli stronzi?

E con “stronzi”, in questo caso, intendo quegli uomini emotivamente indisponibili.

Tutti quegli uomini difficili da decifrare, tendenzialmente belli o per lo meno fascinosi, con una bella posizione lavorativa e una consapevolezza di se stessi solitamente inversamente proporzionale alla lunghezza del loro amichetto lì sotto.

Che poi: “L’importante non è la dimensione, ma come lo sai usare” cit. di qualche uomo che non lo sapeva nemmeno usare.

Questo tipo di uomini risultano ai nostri occhietti di inguaribili crocerossine inafferrabili. Sappiamo che non saranno mai nostri perché loro non appartengono a nessuno. Loro non sono in grado di innamorarsi, di essere fedeli, di prendersi l’impegno di una relazione “seria”.

Ma del tipo di uomini che preferiscono il sesso senza amore ne ho già parlato precedentemente.

Stavolta vorrei cercare di capire perché siamo così incondizionatamente e irreversibilmente attratte da questo tipo di uomini.

Nella mia vita non ho conosciuto solo uomini di questo tipo, sia chiaro, anzi, ho conosciuto diversi ragazzi molto dolci che desideravano dormire con me, portarmi a cena, in giro per l’Italia persino. Loro chiamavano, prendevano appuntamenti, facevano le coccole dopo il sesso e non vivevano con il terrore dei sentimenti. Era tutto così meravigliosamente semplice. E, alla lunga, noioso.

Non mi sono mai innamorata, né presa una cotta per questo genere di uomo.

Eppure è tutto quello che una donna afferma sempre di volere alle amiche.

Personalmente imputo la responsabilità di questa mia perversa attitudine ad essere attratta sempre da uomini irraggiungibili alla letteratura.

Sono gli scrittori e gli sceneggiatori che hanno irrimediabilmente compromesso la mia capacità di innamorarmi dell’uomo giusto, anche se mi precipita davanti.

Libri, film, serie tv ci hanno fatto credere che l’amore debba essere struggente, complicato e disarmante per essere vero. Che sia necessario soffrire per essere appagati, per sentire quel qualcosa che per comodità definiamo amore ma che altro non è che una gastrite.

Ed ecco la mia lista dei 5 personaggi, partoriti da qualche donna patologicamente crocerossina, di libri, film o serie tv che hanno condizionato la mia ricerca dell’uomo ideale.

  • Mr Darcy. Chi non ha letto Orgoglio e Pregiudizio? Jane Austen nel 1810 tirava fuori questa meravigliosa storia d’amore destinata a far sognare milioni e milioni di ragazzine e donne per secoli. A quindici anni io l’ho praticamente divorato ed è stata la pima volta in cui ho abbandonato definitivamente il desiderio di sposare il principe azzurro e ho cominciato di desiderare ardentemente un uomo scostante, sprezzante e sapientemente corazzato come Mr Darcy. Da quel momento ho iniziato ad andarmene in giro per il mondo sentendomi Lizzy Bennet con ogni uomo che vagamente potesse somigliare a Mr Darcy. Insomma, desideravo essere proprio quella donna per il quale il suddetto tipo di uomo direbbe: “ho lottato contro la mia volontà, le aspettative della mia famiglia, l’inferiorità delle vostre origini, il mio rango e patrimonio, tutte cose che voglio dimenticare e chiedervi di mettere fine alla mia agonia…Vi amo con grande ardore…”. Il più duro e diffidente uomo dell’universo, quello che tutte vorrebbero ma nessuna ottiene, si scioglie come neve al sole davanti all’unica donna capace di mandarlo a cagare.

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  • Alex Karev: Grey’s Anatomy è stato trasmesso per la prima volta nel 2005 e mentre tutte le mie amiche adoravano il dottor Stranamore, dolce, sensibile, bello, che costruisce nidi d’amore parlando della famigliola del mulino bianco, io mi innamoravo del dottor Karev, piccolo pseudo teppista egocentrico, egoista e tanti altri aggettivi che iniziano per ego. Lui è un ragazzo come ce ne sono tantissimi nella realtà, e cosa ti fa credere quella gran simpaticona di Shonda? Che dietro quell’aspetto duro e menefreghista si nasconde un dolce tenerone dal cuore d’oro pronto a fare promesse di matrimonio strappalacrime per la donna che gli fa perdere la testa. Da quel momento ho creduto che bastasse poco per trovare il cuore caldo anche all’interno dei tortini più duri. Questo nei telefilm, perché nella realtà…

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  • Damon Salvatore: Chi di voi non ha mai sognato di essere contesa tra due vampiri fighi e pericolosi all’apparenza ma docili come agnellini se davvero innamorati. Ovviamente per chi potevo patteggiare io? Per il fratellino dolce e gentile che si nutre di solo sangue animale o per quello con la faccia da “ti seduco, ti scopo e ti abbandono” (E io: “Fa con me ciò che vuoi!”) noncurante di nessun’altro a parte se stesso? Se stesso ed Elena. Qui nasce l’illusione che persino il predatore per eccellenza, colui per il quale tu non sei altro che un pasto che cammina, può innamorarsi talmente tanto da decidere di non bere più dal collo di nessun’altra. Certo….!ian somerhalder damon salvator GIF-source
  • Alex de “La verità è che non gli piaci abbastanza”: Film cardine, film che va visto rigorosamente dopo una rottura per sentirti un po’ meno cogliona per aver creduto all’ennesimo stronzo che sembrava l’uomo perfetto. In tutta la prima parte ti convince che nella maggioranza dei casi è inutile illudersi perché non siamo l’eccezione, siamo la regola. Poi alla fine si capovolge tutto. E l’uomo anti-amore si innamora della ragazza più imbranata e scassamaroni della storia delle commedie romantiche. Quindi la domanda ti sorge spontanea: “Ma quale disagio ha lei in più che io non ho?” Perché nella realtà se sembra che a un uomo non gliene frega un cazzo di te, poi non gliene frega davvero un cazzo?justin long friend GIF-source
  • Heathcliff: e la lista si conclude con il caso più paradossale. Cime tempestose è un libro che ho odiato come pochi, una storia d’amore distruttiva che nessuno dovrebbe desiderare nemmeno per sbaglio. Ma il mio inconscio ha fatto in modo che ne fossi quasi attratta. Che provassi odio e allo stesso tempo curiosità verso quel personaggio così perverso. Tanto che mi sono più volte chiesta “ma che problema ho?”dallas winston GIF-source

Sinceramente la risposta non la conosco. Forse lo scoprirò un giorno, quando sarò abbastanza matura e saggia ( tipo verso i centosessant’anni).

Un’ipotesi potrebbe essere che abbiamo un fortissimo bisogno di sentirci speciali, diverse, quelle per cui lo stronzo potrebbe cambiare e diventare l’uomo perfetto grazie a noi.

Ma qualcuno può davvero cambiare?

Violet.

7) Innamorarsi di uno stronzo.


 

SINGLE AND THE CITY 

Come sopravvivere da single nella Milano YMCgay.

PARTE 8.

L’amore non corrisposto e il chiodo che schiaccia il chiodo.

“Ciao ci vediamo?”

“No”

“Perché?”

“Perché ti amo”

“Ah, io no”

“Questo è un problema”

Non importa se a dirlo sia lui o sia lei, nella vita è capitato a tutti di dover sostenere una conversazione del genere. Il famosissimo e super inflazionato amore non corrisposto.

Non ci si può sempre amare tutti contemporaneamente, anzi la maggior parte delle volte ci si ama male, in modalità diverse o a velocità diverse.

Le reazioni che si hanno davanti ad un amore non corrisposto sono molteplici. E uomini e donne hanno due modalità differenti di affrontare la spinosa faccenda.

Noi donne generalmente piangiamo un paio di giorni, o un paio d’ore, passiamo il tempo a guardare il telefonino con la speranza di un messaggio che capovolga improvvisamente la situazione (non capita quasi mai), divoriamo un barattolo intero di gelato, passiamo due serate in pigiama con le amiche a farci consolare e coccolare, poi mettiamo su un pezzo di Glorya Gaynor e balliamo scatenate sulle note di I will survive. Il giorno dopo stiamo bene.

Per gli uomini la questione è un po’ differente. Loro sono il “sesso forte”, quelli che “Sti cazzi, zio. Sfondiamoci di alcool e scopiamo in giro con le prime che passano”.

Poi crollano.

Perché puoi scopare quanto vuoi, ma a dare poca importanza a ciò che si prova si finisce solo con il sentirsi vuoti. E il vuoto, si sa, fa un rumore assordante.

Quando è capitato a me di sentirmi dire quel fastidioso e snervante “Io no”, ho cominciato a riempirmi di cose da fare, nella speranza di non pensare all’ ingrata sconfitta.

Si perché l’amore non corrisposto ci fa sentire come dei grandi coglioni. Come dei visionari che si inventano sentimenti, sensazioni, “tra di noi c’è qualcosa di speciale” e invece è tutto un malinteso.

E spesso accade che, nel momento in cui sei impegnato a pensare a tutt’altro, arriva lui.

“Chi è l’ultimo?”

“Sono io”

Ovviamente ti si siede accanto un ragazzo carino mentre sei in fila per fare le analisi del sangue e tu hai un barattolo colmo di urina e il capello da “sono stata appena lasciata/rifiutata, odio il mondo”.

Però il campione d’urina in mano ce l’ha pure lui.

Scoppiamo a ridere.

“Check up di controllo?” mi chiede.

“Già”.

Con il cerotto sul braccio siamo andati a fare colazione.

Ci siamo raccontati un milione di cose come se fossimo due amici di vecchia data che non si vedono da un po’.

Ci scambiamo i numeri e ci accordiamo per vederci.

“Ti va un giro al lago?”

Il lago è trasparente e gli si riflette negli occhi che non riesco a smettere di guardare.

Ma non sono belli come i suoi, quelli dell’amore non corrisposto.

Scaccio il pensiero.

Fa una battuta e rido, non così forte come con l’altro, ma rido. E questo basta.

Il fatto è che la cosa è andata avanti per un po’.

Lui mi ha portata ovunque e io mi sono fatta trascinare come in balia di una strana sensazione indecifrabile.

E ad un certo punto mi sono convinta di essermi completamente dimenticata dell’altra persona.

Perché per sentirci innamorati abbiamo sempre bisogno che qualcosa ci scuota?

Non è, come dice Tiziano, una cosa semplice?

Una cosa che nasce piano e poi si evolve?

Ci si innamora di una persona che ti porta in giro, che ti bacia lentamente, che ti fa sorridere per vedere il tuo sorriso, che non sa perché ma crede che tu sia speciale. Qualcuno che ti dica “Se vai via cambia tutto” non “Io no”.

Che ti riservi certezze non che ti propini scuse su scuse. Per non ammettere la più semplice verità di tutte: che non ha il coraggio.

E non si possono amare i codardi.

Questo è amore, devo amare questo ragazzo che mi porta al lago a passeggiare, invece che a casa sua.

E invece non funziona nemmeno così.

Se c’è una cosa che ho imparato è che l’amore non corrisposto fa schifo, ma il chiodo schiaccia chiodo fa solo un buco più grande.

E lui a me ha aperto una voragine.

“Io ti devo dire una cosa” dice all’improvviso mangiando il gelato al pistacchio.

“Dimmi”

“Credo di provare qualcosa per te”

“Ah.”

Io no. Io no. Io no. Io no.

Me lo sono ripetuto nella testa un milione di volte con la mia voce, con la sua voce, con il vuoto dentro.

Ma non sono riuscita a dirlo.

Ho chiesto scusa e sono scappata.

Il gelato non l’ho finito. Ma ormai si era sciolto.

Non ho visto più nessuno dei due.

Non ci sono alternative mi sa, bisogna amarsi in due o il gelato si scioglie prima che qualcuno lo mangi.

8) Innamorarsi del chiodo che schiaccia il chiodo